Pagine

giovedì 2 aprile 2020

Sorrisi e mascherine

Al mattino molto presto quando apro la finestra sulla strada vuota, spettrale, tetra, mi pare quasi di sentire la mia Roma in pianto. Piange Roma perché non sente più le risate dei bimbi, le allegre parole della pausa pranzo, quando tutto il Rione Monti si accendeva di passi e vocio, la dolce quiete serale, quando il ponentino, spettinando le piante su terrazzi e balconi, si infilava nelle vie, alzando le gonne alle ragazze in fiore...
Roma piange e piango anche io perché andando in giro per supermercati oggi (a fare una certa commissione di cui vi dirò domani), ho visto tanti musi lunghi, coperti da mascherine bianche, ho udito parole dure, inumane, ho visto lontananze tra persone che mai avrei pensato di vedere. Ho camminato nel vuoto mentre vuoto e gelo e paura esprimevano gli occhi dei pochi che incrociavo e che si tenevano ben distanti da me, come fossi appestata... E le porte della chiesa chiuse.
Ho chiesto a tre esercenti di poter lasciare quello che portavo - delle mascherine di cotone, allegre, double face e sorprattutto gratuite - e ho ricevuto tre no freddi, distaccati, quasi violenti. Ho risposto, grazie lo stesso e sorridendo (ma non solo nel viso, anche dentro) sono andata via, sicura che avrei avuto un'altra occasione. Ed è così che ho incontrato Elena, due occhi celesti e una mascherina. A lei, che ha l'edicola nella piazzetta della Madonna dei Monti, ho chiesto di ospitare il mio cestino di Biancaneve e, un poco turbata "E' una cosa irrituale...", mi ha detto, lo ha posato tra giornali e riviste. Poi, sorridendo dentro la mascherina, ma io lo vedevo il suo sorriso, ha detto: "Se le serve, domani le porto un poco di elastico che ho in casa". Roma sorride, Elena sorride (e anche la sua simpatica collega che è ritratta nella foto)  e io con loro. Evviva.

Nessun commento:

Posta un commento