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martedì 19 marzo 2019

Risotto di mamma


Ho un gran da fare in questi giorni perché sto correggendo le bozze di un libro “C’ero una volta” che pubblicherò in maggio con l’editore Oltre, che abita nella bella Liguria, una Regione dove non sono stata mai. Con la matita virtuale rossa e blu, eccomi a tagliare e a cucire il  mio testo (scritto in tre mesi nell’inverno che ci stiamo lasciando dietro le spalle) lungo la via del labor limae e della perfezione (bè, si spera). Nel frattempo, la vita scorre nella pace del cuore che è punto di arrivo alla salita e che fa splendere mattine, pomeriggi e sere in riconoscenza. Dunque sono lì tutta presa da righe e punti e virgole, quando squilla il telefono. Rispondo. Sì, chi è? Oddio, è Gisele dal Brasile, che non sentivo più da un mucchio grande di tempo e che viveva, quando stava a Roma, dietro a casa mia. Che fai? E dimmi, il tuo Leonardo come sta? E studia e quanti anni ha? E sono cento e mille le domande perché il filo si è allentato, ma mai spezzato. Mi racconta della vita a San Paolo del Brasile e di come c’è un quartiere à la page dove vorrebbe cerca di vendere le mie bennibag e che Leonardo, il suo Leonardo, ha più di dieci anni meno del mio…
Poi, in chiusura di telefonata, mentre io nascondo qualche luccicone alla memoria di noi due ancora ragazze (bè, più o meno) la Gisele mi dà iul colpo di grazia: “Lo sai, da te, ho imparato a fare il risotto?”. “Il risotto? – la bocca in sorpresa a o – e quando mai ti ho insegnato il risotto?”. “Lo facevi, girandolo con la destra e tenendo Leonardo in braccio…”. Una lacrima mi scende nel cuore, mentre penso ai miei risotti di tanti anni fa.

domenica 17 marzo 2019

VIva Re Vittorio!


Grigio è il cielo in questa domenica mattina 17 marzo in cui si celebra il giorno, di tanti anni fa (era il 1861 e fate un poco i conti), che vide Vittorio Emanuele II diventare il primo Re d’Italia. A piazza Venezia è tutto un tripudio di fanfare e di carabinieri in alta uniforme con i loro bei mantelli turchini e rossi. Sparsi per le vie, tutt’attorno, vigili severi impediscono alle macchine d’entrare, mentre i pedoni, senza sapere che cosa si festeggia, si assiepano per annusare le musiche e i colori. E io con loro, perché anche a me piacciono le bande, la musica e l’allegria. E sono tutta contenta di veder Roma pulita che quasi mi dimentico del fatto che,  nel mio petto, batte un cuore papalino… Scendo giù per i gradini puliti della scalinata di Magnanapoli e, oddio, e questo che cos’è? Un cumulo di sporcizia maleodorante, a un tiro di sasso dalle celebrazioni? Fotografo, sotto lo sguardo severo del Papa Paolo II Barbo che era veneziano, rinascimentale e amante della bellezza. Che cosa gli tocca, poverino, sotto il naso!
Appena incontro un vigile, lo fermo e gli mostro la fotografia. E lui mi guarda come se fossi appena uscita da Villa Arzilla e mi dice sì sì, grazie come si dice ai pazzi. Vabbè, proseguo. E proprio mentre sto per infilarmi a piazza Navona, in Piazza dei Massimi, eccoti un altro bel cumulo di rifiuti marci. Oddio! Fotografo di nuovo e mi accorgo che proprio sul muro del palazzo che guarda su tutta quella sugna c’è un’iscrizione papalina che vieta di “fare i monnezzari”. Roma sa sempre sorridere… Vabbè, sarà finita. E invece neanche per sogno. Tornando a casa incontro un'altra discarichetta in Via della Sapienza e poi un’altra ancora al culmine di via della Cordonata (e le ho fotografate tutte quante). E’ ora di tornare a casa e, crepi l’avarizia, Viva Re Vittorio.

venerdì 1 marzo 2019

Il primo re

Qualche tempo fa, in un giorno qualsiasi della settimana, sono andata al cinema a vedere un film bello, anzi bellissimo, e italiano (anche se la produzione, cioè i soldi, sono venuti anche dall'estero...)  che ancora più di quanto pensavo mi è piaciuto. Il film si intitola "Il primo re" ed è di un regista trentasettenne che non avevo mai sentito nominare di nome, come in tanti oramai, Matteo e di cognome Rovere. Il film racconta la storia della fondazione di Roma e nel mito di gemelli si fonda tutta la trama, ma rivisto e corretto - con intelligenza - per regalare il twist finale che tanto piace al cinema americano (e al quale ormai siamo abituati). Tutto è davvero ben fatto da questo giovane regista che ama le sue pellicole come creature sue (ma anche di tante maestranze che ad esso lavorano). Bella l'ambientazione, nelle campagne dell'Alto Lazio, con i boschi ancestrali e il rincorrersi delle spume del biondo Tevere. Belli e ben scelti i due protagonisti che, nel viso portano la successione naturale dal primo re, più selvaggio e violento, al secondo re, già più civile e sociale. Ma il secondo è il primo. Bella la scelta di far parlare tutti gli attori in uno strano proto latino.  Un difetto proprio non riesco a trovarlo...Non vi svelo l'arcano, naturalmente, ma davvero non perdete questo splendido film.
Bellissimo, ai titoli di coda, compare una scritta di Plutarco e poi un cerchietto rosso che è Roma si allarga fino a divorare l'intero mondo conosciuto di allora. Roma caput mundi lì dove prima c'erano i leoni...