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venerdì 10 aprile 2020

Un opossum sul tetto

Abita a Sydney una certa signora dai capelli rossi, oramai sull'ottantina, che è stata, per me bambina, faro, luce, insegnamento, vita. Quasi una mamma, più di una mamma. Da oltre cinquanta anni, partono tra lei e me, mail continue che raccontano le piccole, grandi cose del vivere quotidiano. Le mie e le sue, in allegro scambio di vedute. E dovete sapere che questa signora ha una penna salata e dolce insieme, che fa ridere e piangere allo stesso tempo, lasciando dentro chi la lagge un venticello fresco che fa salire il cuore in ovovia e poi nelle altezze sottili. Ieri mi ha scritto per dirmi che sul tetto di casa sua, per anni, ha vissuto un opossum. Il signorino aveva scavato nel sottotetto molte gallerie per comodità di accesso alla sua tana e quindi, scava e ti riscava, il soffitto del salone le è crollato addosso.
Per stanare il reo, ecco arrivare Paul il "possum buster man" che con un ingegnoso tranello, ha fatto precipitare l'animaletto, sulle quattro zampe, sul pavimento ben inzuccherato di talco, in una specie di casetta di plastica. Patapunfete. Guarda di qua e di là, spaventato e, trovata la via di fuga, via a razzo dalla finestra aperta.  Ora, con quel suo facciotto aguzzo e bianco e denti aguzzi e bianchi pure, eccolo in giardino. Si gira per guardare la padrona di casa con aria di sfida (come si è permessa di fargli cambiare indirizzo?). Poi, bellicoso e farfallone, si mette a inseguire una grossa cornacchia dall'aria ancora più bellicosa... E addio.
E ora, lasciato l'opossum in Australia, torno a noi perché è Venerdì Santo, il Signore dorme nel sepolcro, come ci avesse abbandonati. Ma non è così e presto, nell'abbraccio dell'ovo pasquale, risorgerà, regalandoci speranza e gioia per l'anno che verrà. Alla faccia del Coronavirus e di tutti i frutti cattivi che esso ha prodotto...   

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