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sabato 27 aprile 2019

In balzo d'amore

https://www.ibs.it/c-ero-volta-libro-benedetta-de-vito/e/9788899932428
Proprio oggi, 29 aprile, nel giorno di Santa Caterina, mi sono arrivate le mie dieci copie...
Conto i giorni, e non sono molti, che mi separano dalla partenza per l’amata sponda sarda. Li conto e intanto sul cellulare mi è arrivata una fotografia da un’amica cara, proprio da Cala Girgolu, dove lei – beata – è andata per passare questi giorni di ponti e di tranquillità. Mi scrive che la baia è stupenda di silenzio e verde di fiorita primavera. E, a me, come in balzo d’amore, mi pare di essere già lì, in un segreto posto, tutto mio, dove so che cosa ho visto, una notte stellata di un milione di anni fa, e che cosa mi è apparso, di nuovo, in notturna quiete, e dove mi rifugio quando tutt’intorno soffia la tempesta e il pericolo invita a portare un mantello nero che regala l’invisibilità…. E’ il cor cordium della mia Cala Girgolu, lì dove, bambina, è cominciato il viaggio nel mistero e dove, già madre, è ricominciato.
E mentre conto i giorni, so che devo andare a Sant’Agnese per finire di studiare certi dettagli che ho lasciato da parte per il nuovo libro che, spero, troverà come il mio “C’ero una volta” http://www.oltre.it/biblioteca/store/comersus_viewItem.asp?idProduct=3305, la sua strada, un editore e anche un pubblico che lo ami e che lo legga. Per ora non aggiungo altro se non che ho una montagna di lavoro prima di ritrovarmi nell’immacolata meraviglia della mia Sardegna e, giunta fin qui, a riga tal dei tali, in questa Roma come addormentata, anestetizzata da tante, troppe, vacanze, molle nell’incuria e abbandonata come a se stessa, con un cappello piumato faccio un inchino e una riverenza, augurando a tutti buona domenica nel Signore

venerdì 26 aprile 2019

C'ero una volta

Nel mio andar controcorrente, fin da bambina, mai pensavo che un giorno (molti e molti anni dopo), da lassù, la grazia mi avrebbe portato, nella santa purificazione, a vivere nella vita vera, faccia a faccia con la verità nuda, con la pace nel cuore. E ora che, dieci anni dopo la chiamata in fiamme, tutto si stira in una mia segreta
 e dolce consacrazione, tra le braccia della Santa Romana Chiesa, ho pubblicato un libro piccino che racconta, con storiette, aneddoti, alla maniera delle storie tragicomiche che qui ho scritto per anni e mesi e giorni, gli incontri che han segnato il mio cammino, nel bacio del divino che incontra noi miseri mortali.
Il libro si intitola "C'ero una volta", perché davvero non sono più quella che ero, con sottotitolo "La mia vita nel respiro del Mistero" perché la vera vita è, sì, un Mistero. La casa editrice, neanche a farlo apposta, si chiama Oltre edizioni, ed è una piccola casa editrice ligure, che conoscevo appena. E ora i ringraziamenti. Ringrazio i miei cari accompagnatori spirituali (di cui taccio i nomi perché così vogliono loro) che mi hanno condotto fino a dove sono, ringrazio l'amico antico Diego Zandel, scrittore, che ho conosciuto, ragazza, facendo l''addetto stampa della casa editrice Bariletti (e lui era il mio capo), che ha creduto in me e nella mia scrittura. Ringrazio il dottor Paolo Paganetto, editore coraggioso, che, da laico, ha voluto pubblicare il libro mio che laico non è. E ringrazio mio marito per la pazienza che ha nel sopportarmi...

si può acquistare qui: https://www.ibs.it/c-ero-volta-libro-benedetta-de-vito/e/9788899932428,






mercoledì 24 aprile 2019

Roma mia dolcissima e segreta


In questo lungo, lunghissimo fine settimana che è iniziato, per i turisti durante la Settimana Santa e finirà all’indomani della festa del lavoro del primo maggio, a Roma quasi non si cammina tra il fiume di turisti che gira di qua e di là, tra il Colosseo e le Chiese più riposte, come, ad esempio, Santa Maria in Portico in Campitelli. Dove, ieri pomeriggio, per un motivo ben preciso che terrò legato al mio ministro, c’ero anche io. Ed è davvero un bell’incanto questa Chiesa progettata dal Rinaldi, barocca al punto giusto e che lascia il visitatore a bocca aperta per lo splendore in cui vien proiettato all’entrar dalle vecchie porte che bisogna accompagnare affinché non sbattano. Ieri, anche io, mi sono perduta e pur essendo a caccia di un ben preciso tesoro (che non ho trovato e neppure il parroco per domandargli lumi, di grazia), ne ho trovato un altro, anche più grande di cui vi voglio raccontare. Ed eccomi a guardare tutti i dipinti, grandi e piccini, che si contano in gran numero nelle cappelle. Oh, tu guarda, c’è un San Paolo caduto da cavallo bello come quello mio (preferito anche sul Caravaggio di Santa maria del Popolo) in giubba turchina di San Marcello al Corso. Bello e deliziosa è un’acquasantiera con una Madonnina al colmo, in preghiera, nascosta dove non lo dirò. Ma bello, per me in particolare, è un gran dipinto di Luca Giordano che si intitola la Destinazione della Vergine e che ritrae una deliziosissima Maria bambina, in braccio alla sua mamma Anna, mentre una colombina bianca (dello Spirito Santo) le spara un raggio suo di vita e verità…

venerdì 19 aprile 2019

Buona Pasqua!

Abbracciata dal manto turchino del cielo, questa mattina, venerdì santo, me ne sono andata, presto nella mattina appena sveglia in cerca dei sepolcri che, quando ero bimba, visitavo (dovevano essere sette) con mia madre e che oggi ho trovato soltanto nella mia parrocchia della Madonna dei Monti. Nelle altre chiese, così ho appreso da un sacerdote (più interessato al suo cellulare che a parlarmi), i sepolcri non si fanno più perché solo nelle parrocchie si può celebrare il triduo pasquale. Oh che gran tristezza, mi sono detta, mentre, rifugiata in una cappellina piccola così della piccolissima chiesa di San Lorenzo in Fonte, me ne sono rimasta in preghiera, nel silenzio del tempo sospeso che è quello dei giorni in cui Nostro Signore è rimasto nel grembo della terra.
E mentre ero lì, da sola a sola con il Nazareno, vedo, e quasi non credo ai miei occhi, che c'è un certo tipo poco raccomandabile (così lo consideravo almeno fino a ora) genuflesso davanti prima al Nazareno e poi alla Madonnina. E se ne rimane lì, con le ginocchia a terra, in penitenza, ed ha persino cambiato espressione del volto. Poi infila addirittura due monete nella feritoia delle offerte, lasciandomi sorpresa e meravigliata perché le strade della Provvidenza sono davvero misteriose e, in ringraziamento, con il cuore pieno di primavera, a tutti auguro buona Pasqua!
  

martedì 16 aprile 2019

Sì, per lei!


La Domenica delle palme, a Roma, è arrivata con un cappuccio grigio calzato sulla fronte e pronta a grondar acqua a catinelle, alla sera. Intrepida, sveglia all’alba (livida) quasi, eccomi alle 9 e tante, come richiesto, davanti al Bibliocaffè letterario, al numero 95 della Via Ostiense, per il mercatino artigianale. Posti per la macchina, di qua e di là, dalla strada ce n’è un mucchio e una sporta, per cui, parcheggiata la 500, resto in attesa dell'apertura.Traversata, a scavalco di guardrail, la via del mare,  mi reco, con tutte le mie masserizie, al banco 13, il mio, e lì, con la speranza che sempre mi acompagna, scarico pacchi e pacchetti e compongo il mio banchetto in bennibags colorate e bennirose e anche qualche vestito dei nuovi che ho tagliato e cucito, in gioia e canto. Alle undici, siamo tutti pronti: io, la mia vicina Stefania, con le sue bellissime collane, e altre, tutte artigiane di talento (ma per davvero!). Le undici tengono per mano le dodici e non c’è anima viva. “Vabbè, dopo la messa”, diciamo. E invece arriva l’ora di pranzo e niente e nulla, se non qualche ragazzo che arriva, sì, ma solo per sedersi in biblioteca a studiare anche alla domenica. Olè. “Dai, sarà per il pomeriggio!”, ipotizza qualcuna. Macché. Passano le ore e rari individui (di solito altri espositori annoiati) strusciano tra un banco all’altro, facendo commenti a volte a sproposito (“Anche mia madre fa queste cose, vuoi che te le regali?”) e altre amenità. Due o tre acquisti riescono, per motivi, diciamo così, famigliari. Il primo pomeriggio dona l’anello alla prima sera e ancora nulla. Verso le diciotto, quando fuori si sono già aperte le cataratte del cielo, drappelli di espositori,  in armi, vengono in delegazione a chiedere l’adesione alla rivolta. Sì, sì certo. Ma il Grand’ufficiale del Bibliocaffè, con i capelli rosso fiamma, respinge la richiesta di restituire la metà dei soldi. E ci propone, bontà sua, un affare: pagare subito 20 euro, con uno sconto di 10, per un altro mercatino, in altra data. Un affare! Sì, per lei.

domenica 7 aprile 2019

La buona battaglia

La mia, inseparabile, bennibag...

Il 7 maggio, nel mese delle rose che io amo tanto, uscirà il mio piccolo libro “C’ero una volta” per le edizioni Oltre, che hanno sede nel Nordovest, ossia una parte d’Italia dove io non sono stata mai (e mi dispiace). Di che cosa parla il libro, se vorrete,  lo vedrete, certo è che, lasciate dietro le spalle le storie tragicomiche, che mi hanno accompagnato in questi lunghi anni insieme (ai miei pochi lettori), salgo un gradino e racconto – a modo mio con lo stile un poco demodé che qui i legge sempre - di altre donne che sono state sante e grandissime ai tempi loro, in cielo e per sempre. E poiché chi mi comanda non è, diciamo così, ancora contento sono già partita, da qualche mese, per una nuova avventura, raccontando – di altre due sante – quello che ho scoperto nel mio andare da detective e giornalista lungo le misteriose strade loro. Non so se e chi pubblicherà il numero due e non so se il primo, cioè quello in uscita in maggio, avrà fortuna oppure no, quel che so è che ho fatto quel che dovevo fare, combattendo la buona battaglia…
E mentre questa domenica d’aprile, lenta, scolora, tra un raggio di sole e uno scrollon di pioggia, penso al mercatino mio di domenica prossima, al Caffè Letterario (in via Ostiense 95, per chi volesse appuntarlo in notes) in cui le mie bennibags, che sono nate letterarie (vendute nella libreria di Michelle “Librinecessari” e poi con i volumi della casa editrice Lantana e tra i libri di ieri d Giampiero), ritornano ancora e di nuovo nel loro ambiente di carta e di cultura. E vi consiglio, comunque, di fare un salto al Caffè letterario perché è un posto davvero molto carino e quasi parigino. Perché è una biblioteca e non lo è, è un bar e non lo è. O, forse, è tutte queste cose insieme e insieme un piccolo vivaio di vita e di pensiero…

martedì 2 aprile 2019

La vita segreta degli animali


Ogni tanto, quando le questioni cittadine sembrano placarsi e tutto par dormire in un bell’ordine, insieme con mio marito, con armi e bagagli (e molti libri) partiamo per un bel paese sabino, arrampicato in cima a un monte santo, che era un tempo abitato da anziani e bambini e ora solamente da gatti. Gatti di tutti i colori, bianchi e neri, solo neri, color visone, rossi, bianchi. Per le viuzze è tutto un miagolare e saltan di qua e di là, in ginnastica perenne e molto, molto litigiosi, soprattutto quando la notte scende e le stelle chiamano al sonno.
Io, quando sono lì, osservo, incantata, la vita segreta degli animali che, in città, sembra al contrario, Mi pare, infatti, quando guardo le persone a passeggio con il loro cane che i cristiani e non i cani siano al guinzaglio! Comandano, gli animali, in innaturale dissonanza. Tutt’il contrario in campagna, quando, liberi da lacci, gli animali sono come sono e io li ammiro. Sul tetto di tegole rosse di quella casetta incantata, ad esempio, passeggiano a volte dei colombi, come se fossero agli Champs Eliseés e mi paiono tanto eleganti nelle loro livree violacee, nella danza dei passetti loro, che resto ad ammirarli panche per una mezz’ora, senza che loro si spaventino o volino via.
Mi è capitato, l’ultima volta che ero lì, un piccolo miracolo. Dovete sapere che, tra i tanti gatti, c’è una micetta che ora è gravida e, a ogni passo umano, si rintana in un canto nero. Passavo di lì un mattina, all’ora presta delle fate, e, avendola vista, invece di camminare, mi sono seduta e ferma. Lei, curiosa, piano piano mi si è avvicinata e mentre io allungavo le dita, si è fatta dare una grattatina al capo, poi, stirandosi tutta, mi è sfilata dinanzi facendo le sue fusette e poi, un miagolio, e via, di guizzo, nel suo canto buio…