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martedì 18 febbraio 2020

Un merlo in dolce carnevale

Cucendo la mia nuova vestaglia fatta di vestiti e sciarpe vecchie...
Ci sono delle giornate, per tutti e anche per me, in cui sembra che la vita faccia lo sgambetto, quando la tempesta, tuo malgrado, si abbatte sulle ore, quando si diventa pietra d'inciampo per qualcuno, quando, per far la somma pari, ci si ritrova in Croce (evviva!) come nostro Signore. Una giornata così è stata, per me, ieri, 17 febbraio, prché, volendo far di un quadrato un cerchio, mi sono ritrovata seduta per terra, sola e in croce. Ma le strade del Signore, io lo so, sono davvero misteriose e io, quando mi pare che tutto vada storto, invece di maledire, ringrazio e so che la somma finale darà conto paro e non ci sarà avanzo  né scampolo nè perdita per alcuno e m'abbandono.
E così, dopo ore di Golgota e passione, ecco arrivare, in punta di piedi, portato in mano come mi sembra dall'innocenza, il dono.. Che vado a raccontare. Ero dunque nella casa dove sono cresciuta per prestar soccorso a chi mi ha messo al mondo quando d'un tratto, nel giardino rivestito di primavera nascente, noto in una concoletta piena d'acqua tutto uno spruzzar d'acqua cristallina. Guardo meglio, stiro lo sguardo e vedo: un bel merlo nero con il suo buon becco giallo è lì che sguazza nell'acquetta, e il frullo delle penne sue, nero in allegria, fa cascar mille goccioline che paiono coriandoli trasparenti in dolce Carnevale. Resto a guardarlo nell'ammirazione che mi prende per la semplicità che splende. Ma quando tirò fuori il cellulare per fermar nel tempo una tale meraviglia, lui, al guizzo, zampe in collo e via saltella su per il diruto e arrivederci ai suonatori... 

sabato 15 febbraio 2020

Il Gattopardo e la sirena

 
Oggi, che gioia, incontro per le scale una vicina di casa (e conoscente) che legge a voce alta a sua madre in là con gli anni  questo mio librino e mi ha detto: "Bello, mi piace, è avvincente, scritto bene e viene voglia di leggerlo tutto quanto. E piace anche alla mamma!" Poi ha aggiunto: "Non come altri libri dei quali tanto si parla..." Grazie!
"Il Gattopardo", capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo (dopo che, dolorosamente, il principe di Salina se lo era visto rifiutare dalle case editrici...) non è un'opera solitaria, come un'oasi che s'apre improvvisa nel deserto, un figlio unico, un orfanello, per così dire. Nossignore! Tomasi di Lapedusa, principe di Salina, era scrittore di razza, prolifico, non il creatore di un unico libro magistrale. E leggere i racconti dello scrittore siciliano è una piccola gioia e anche una riparazione doverosa alla memoria di un maestro che è morto senza sapere che il suo piccolo.grande libro sarebbe diventato un classico.

Belle le pagine dei racconti tutti, per la preziosità della scrittura, per il lumeggiare delle immagini, per la raffinata meditazione. Io, a dire il vero, mi sono innamorata di un racconto in particolare intitolato "La sirena" o anche "Lighea". Protagonista è un piccolo professore di greco antico da nome molto siculo di Rosario La Ciura. E' un omino metodico, polveroso, tutto d'un pezzo, all'apparenza un poco scialbo. Ma il professor La Ciura nasconde un segreto, un immenso, dolcissimo segreto. Un segreto che, potete starne certi, non svelerò, rimandandomi, se ne avrete voglia e tempo, a un documentario in bianco e nero (da trovare sulle teche Rai di Raiplay, che ho rivisto con gioia pochi giorni orsono) in cui Ugo Gregoretti, in splendida e dolce lucidità, raccontava Tomasi di Lapedusa, tra le viuzze di Palermo e il gran palazzo di Donnafugata. Rovistando persino tra i panni della dote di una principessa di Salina morta molti e molti anni prima...

lunedì 10 febbraio 2020

Spremuta d'arancia

Sul davanzale dello studiolo dove scrivo anche adesso, affacciato su un cortile interno (dove, in alto, su un tetto spiovente, cresce, spettinato, un intrico d’erbe, percorso da passeretti e piccioni), c’è sempre uno scatolotto di cartone, con sopra una retina rossa come fosse velina agli occhi,  pieno di arance succose che compero, al giovedì, durante la spesa quotidiana in uno dei tanti supermercati che fanno da corona ai margini di Roma. Nel loro bel vestitino arancione, tonde come il Mezzogiorno, le arance se ne stanno lì’, buone buone, ad attendere la mano che le prenderà.
 Ma, strette come sono e, a volte, sbadatamente, lasciate sotto il sole, le arance, attaccandosi una all’altra, paiono morir di noia nell’attesa e gridando al soffocamento cominciano una via l’altra ad ammalarsi, diventando frolle poi grigiastre e sgonfie e perdendo la rotondità infantile che innamora. E la velocità del deperimento è tale che spesso da un’ora all’altra mi ritrovo con uno svenimento generale. Allora, lesta lesta, afferrate le meschine, le porto per dir così all’ospedale della mia cucina, dove, con un coltellaccio, taglio via la parte malata e spremo dalla parte buona quel poco di succo-sanguigno che ricavo per il marito. E mi muore il pensiero all’idea di gettar nella spazzatura tutto quel buono andato un poco a male. Allora, pensa che ti ripensa, tiro fuori da sotto al lavandino un secchio colmo dell’humus secco che mi è avanzato dal giro delle piante e, messolo in una bacinella, ci verso dentro il resto dell’arance e mi do a mischiare il tutto in un paciugo profumato che sarà poi rovesciato nei vasi delle piante in giro per casa e davanzali. Detto fatto.
Il giorno successivo, all’aprir dei vetri quotidiano, geranio e belle di notte hanno il capino in su e paiono in abito da sera. In gran spolvero è anche la palmetta nana che, in sala, stenta sempre a prendere il volo. E ora è lì, lucida, satolla, e mi chiede se casomai può avere, come mio marito, un altro poco di spremuta d’arancia…   

lunedì 3 febbraio 2020

Piccoli grandi scrittori


Dei tempi miei di ieri, mi è rimasto legato al cuore in doppio nodo l'amore per la scrittura bella, con virgole e punti che danno forma al pensiero, una prosa che non trovo più nei libri d'oggi, nella sciatteria figlia della fretta e del mondo. Così qundo ho tempo e il desiderio di immergermi in parole e frasi che sfanno cifra pari all'orecchio e all'anima, cerco sulla rete un sito amico https://www.gutenberg.org/" e lì, tirando i dadetti del caso, cerco, fiuto, annuso. Prima di decidermi, una volta scovata la perla, scarico il prescelto e leggo pagina 1 e poi pagina 70 e mi faccio subito l'idea, capendo all'istante se il nostro può diventar fidanzamento o sposalizio. E di conseguenza mi muovo nelle istruzioni rievute.
In questi giorni, la pesca è stata davvero buona e ho avuto la compagnia cara di amici che amano, al pari di me, la ricerca della perfezione in forma d'italiano o inglese,
E qui di seguito per regalarvi un poco di sugo e cibo in questo tempo di preoccupazioni e gelo, vi riporto i due scrittori ottimi ai quali, diciamo così, ho tirato via il velo dell'oblio.
Il primo, e sto leggendo di lui l'opera omnia, è un tale Luciano Zuccoli, giornalista, vissuto nell'Ottocento, la cui penna fine, odorosa di vita, carica di pungente ironia, sapida, divertente, mi sta accompagnando nei tanti romanzi che mi sono scesa sul Tolino: L'amore di Loredana, La volpe di Sparta, Il Prescelto e altri che ancora non ho letto. Trame e personaggi non li dico, ma dico che ci si immerge in tanta umanità e in un'Italia che sembra di ieri ma che è invece tutta quanta ancora viva e qui.
L'altra scoperta è una scrittrice inglese: Flora Mayor di cui ho letto l'adorabile romanzo breve: "The third Miss Symmons". Ovverosia la terza signorina Symmons, cioè una zitella se ancora si puà dire... Della Mayor, nel suo stile semplice, profondo, delizioso, vorrei leggere i racconti del mistero e dell'immaginazione. Ma provate a cercarli voi e scoprirete che non esistono che in prima edizione nelle librerie antiquarie americane e che costano dagli 800 ai 1.500 dollari. Sicché per ora lascio andare, ma un giorno chissà...