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lunedì 27 aprile 2020

Per non cambiare niente

Eh già, aveva proprio ragione il Gattopardo, che era Principe, quando, parlando con il giovane rivoluzionario (suo nipote e bellissimo perché con la faccia di Alain Delon), sospira: "Bisogna che tutto cambi perché tutto resti uguale". E infatti, ieri sera, il nostro nasuto presidente del Consiglio, in una strombazzata conferenza a reti unificate, dopo averci illuso che il 4 maggio sarebbe partita la fase 2, ha praticamente confermato la filosofia del Gattopardo, cioè cambiando tutto non si cambia niente! E, infatti, dal 4 maggio in poi saremo allo stesso identico punto di prima, trattati da irresponsabili e cretini, con il permesso scritto per sgranchirci le gambe, senza la possibilità di passare un fine settimana in santa pace in campagna, senza poter lavorare se sei barista, estetista e via proibendo. E in più, niente messe! O meglio sì alle messe (ma il premier non sa che le funzioni religiose si chiamano messe?) per un funerale, ma - udite udite - con non più di 15 persone. Sgranate gli occhi? Ma come, lo sanno anche i bambini che il virus, se ci sono più di 15 persone "assembrate" salta alla gola di tutti e se, invece, le persone sono 10 se ne sta buonino buonino a giocare a palla a volo in cortile e casomai aspetta il turno suo per entrare? Se non fosse un pianto e noi prigionieri (mentre i boss mafiosi a casuccia...), sarebbe davvero da seppellirli con una sonora risata...
Caro Conte, che non sei conte neanche per niente, e che, pur professore, fatichi a mettere le parole in fila in italiano in bell'ordine e sull'attenti come si conviene a un buon politico; caro Conte, dicevo, io non posso dirti che cosa vedo, nel vederti, ma so per certo che, e dai e dai, esagerando con il tirar la corda, finirai per caderci tu nella trappola...
E ora, basta con i finti quarti di nobiltà, ai miei quattro lettori quattro mando un abbraccio santo di buon lunedì, al calduccio nella preghiera mia del cuore che ruscella appena mi sveglio all'alba e mi segue fedele fino alla prima sera quando mi corico nel sonno che è oblio e dono del cielo.

sabato 25 aprile 2020

Un cestino di ciliegie

Ci mancava soltanto Mattarella, a imitazione di Bergoglio, a renderci amara, triste, desolata la festa della Liberazione (che per me è e resta soltanto il giorno di San Marco...). Sì, dopo la squallida preghiera del Papa, in solitario, in una piazza San Pietro vuota di anime e di sacro, che ha dato un gusto di fiele alla Pasqua, ecco il Presidente della Repubblica, in mascherina, con due corazzieri in mascherina, deporre la corona di alloro al Vittoriano. Nel sole, eppure buia la piazza. Nel vuoto che urla. E dietro le spalle, lo scempio di piazza Venezia, in rivoluzione per la metro C, in un groviglio di acciaio e di tristezza.. allegria, direbbe Mike Buongiorno!
Il fiato di Malefica stringe alla gola, mozza il fiato e il pensiero si fa ritorto, labirintico, incapace di capire quale sassolino seguire e nessuno più  indica la strada. Non l'autorità civile e neppure quella religiosa. Io, per parte mia, cammino salda nella Legge immutabile che è ricamata nel mio cuore e che mi ha chiamato da lontano, anni orsono, per chiamarmi a sé.  Ma il mio sguardo si posa tutt'intorno a quanti o non vogliono udirla o chiudono le porte oppure pensano di far meglio da sé e li guardo mentre combattono da soli sul palcoscenico del mondo e per loro prego.
E ora, per augurarvi buona domenica, e lasciar nel cuore quel poco di incanto che viene da lassù, vi mando la mia squadriglia di codirossi spazzacamini con un cestello colmo di ciliegie sabine da distribuire per il dopopranzo domenicale!

giovedì 23 aprile 2020

Basta solo aspettare

Alla Scala quando ballerine e musicisti non erano in cassa integrazione...
Oggi splende, lucente, un sole che ha lame invece di raggi. Sembra, così, dardeggiando, tagliare la terra per strappar dalle sue viscere molli le tante, troppe menzogne che formano il denso fiato di Malefica in cui langue. In un canto della cucina, tutto mio, che è di fronte alla finestra, al mattino presto, ero lì ad ammirare lo spettacolo del giorno che arriva, in piroetta, colorando di chiaro lo scuro manto della notte. Chiudo gli occhi, in preghiera latina, ed è già di luce lassù l'etere che si illumina  del colore del Mezzogiorno. Avanti, con l'aria tersa e il canto dei primi uccelletti, svegli, come sono io, quando tutto dorme...
Avanti, se soltanto non si dovesse compilare un modulo anche  per comperare un tozzo di pane. La burocrazia ci divora, la censura ci morde, la violenza dei toni e dei modi ci insulta, la bruttezza (chiamata col finto nome di bellezza) ci avvolge mentre noi invecchiamo, bianchi di polvere di farina, agli arresti domiciliari, in allegria escono dal carcere duro (il 41 bis) tanti simpatici boss mafiosi per il cui arresto avevamo brindato e inneggiato, con Ultimo ora in pensione... Sento, alla mia sinistra, una vocina sottile: "Ma via, Ester, come sei noisa, non essere pignola, il mondo cambia, non lo sai? Quel che ieri era giusto e sacrosanto, ad esempio star tutti stretti come sardine e scendere in piazza per manifestare, oggi è vietato, fuorilegge, addirittura punito con la galera. E' il bello del progresso, l'ABC che diventa CBA!". Rispondo, spolverando la spalla sinistra: "Va bene, sarà pure così, per chi è del mondo, ma per me - che non del mondo sono pur vivendo nel mondo - il bene si chiama bene e il male sempre male. Perché la Legge, l'antica legge che è scritta nei nostri cuori e che ci chiama al risveglio, non muta mai con il trascorrere dei secoli. E non ci sono influencer, filosofi, pensatori che possano metterla a zampe all'aria, senza che lei, la dolce buona novella, che ha le gambe assai lunghe, non ritrovi più avanti, nelle misteriose vie divine che percorre, la sua santa rivincita. Basta solo aspettare con la pace nel cuore... buona giornata!


martedì 21 aprile 2020

Caccia al broccolo romano

La mia caccia al broccolo romano è cominciata qualche giorno fa quando Anna, che è vicina di casa e vicinissima di cuore, mi ha chiamata dicendomi di non aver trovato alla Conad di Via del Boschetto, come sperava, il broccolo romano per fare la pasta a suo marito. Non so se avete presente il broccolo romano, verde, imperiale, costruito che pare un'opera d'arte. La punta in su  regna su altre puntine che le fanno il girotondo intorno e come smerigliate da tante pallinette in allegria di collana. Fatto in padella, poi, squagliato e come di burro, con un taglietto d'aglio e il peperoncino è una vera delizia...
Vabbè, insomma, comincio, cercandolo - invano - al Carrefour, dove trovo solamente quello bianco, slavato, il cugino triste, che, bollito, lascia un fetore in casa che non se ne va neppur aprendo la finestra. No grazie, penso e dico e compro il resto e sono a casa. Poco male, so che questa mattina potrò provare al mercato di Via Baccina dove l'ho avvistato l'ultima volta che sono andata lì a fare la spesa. Ci sarà, mi dico, figuriamoci. E così, pluf, a dormire e sveglia alle sei per essere al mercato, con la mia bella gonna rosa in stoffa della Cooperativa di Cortina (di cui farò una foto presto) che ho cucito ieri pomeriggio. Ma il mercato è chiuso e scopro che l'ordinanza del governo prevede, chissà perché, che i mercati aprano alle 8 e 30.  Forse vogliono che ce ne rimaniamo a letto fino a tardi come i monelli che bigiano la scuola...
Torno poco prima dell'apertura per evitare la coda. Manca un pelino alle 8 e chiedo alla vigilessa all'entrata la cortesia di guardar per me se al banco delle verdure c'è l'agognato broccolo romano. Nossignora, mi risponde lei, sorridente, e io che non mollo mai: "Arriverà?". Invece della vigilessa mi risponde un ragazzo che sta scaricando casse di carciofi e zucchine: "Signò, se dovessi prenne er broccolo, 'o dovrei rivenne a 5 euro ar kilo mnimo minimo...". Ai tempi del Coronavirus, il broccolo romano è re. E non soltanto in forma di verdura.

lunedì 20 aprile 2020

Immersa nella pace del cuore

Oggi è il Natale di Roma, cioè il suo compleanno e mai come oggi la Roma, Caput mundi, l'Urbs Eterna, festeggerà il suo compleanno nella solitudine e nel deserto. Così io, sveglia all'alba dopo una buonanotte, quando il cielo era ancora dipinto di scuro, sono scivolata via da sotto le coltri e ho festeggiato a modo mio, nel cinguettio degli uccellini, che annunciavano il chiarore e l'eterno trionfo della luce sul buio, il genetliaco della città che amo e la vita che, nonostante tutto, trionfa. Buon compleanno Roma, cantavo, e nel mio canto d'amore per lei, tutta l'amarezza per i tempi duri che stiamo vivendo, tempi che se mi avessero descritto in un "caro amico ti scrivo" non ci avrei creduto. Sì, siamo 60 milioni di italiani agli arresti domiciliari, costretti a redarre un documento anche soltanto per comperare un broccolo romanesco. Sì, siamo Romani, cattolici, e non possiamo andare a messa perché, altrimenti, ci arrestano o veniamo indicati come untori. Sì, siamo Romani e non possiamo festeggiare neppure il compleanno della nostra dolce Roma...
Avanti, nel respiro del mistero, immersa nella pace del cuore!

domenica 19 aprile 2020

Pensando a Piccola

Pensando a Piccola...
Per molti, moltissimi anni (anzi 25) ho lavorato come giornalista professionista in un quotidiano regionale, che vendeva ai miei tempi come oggi  le testate italiane più importanti. E non vi dico che cosa ho vissuto e visto perché sarà materia, magarti, di altri post. Ma oggi, che scrivo soltanto qui, in altri piccoli siti internet e a volte su qualche rivista, accendo la televisione come una qualsiasi utente e mi imbatto, come ognuno di noi, nella pubblicità che manda Mediaset a tutte le ore, martellante nei suoi squilli di tromba, e che ci invita a credere soltanto alla "informazione seria", ai "professionisti dell'informazione". Benissimo, posso anche essere d'accordo, in teoria, anche se mi par di sentire in questi manifesti un odore di chiuso, di gatto morto, come quando si ritorna dal mare a casa e le deserte stanze non sono state aerate per molti giorni. E l'articolo 21? mi dico, memore del mio esame da giornalista professionista in cui presentai una tesina intitolata "I gatti di Gasparo Gozzi e le patate di Gianpietro Talamini" che era, secondo chi l'ha esaminata, davvero divertente (meno male!). Ma pazienza, facciamo finta che sì, leggeremo soltanto Repubblica e il Corriere e guarderemo soltanto il Tg5 e il Tg3, però, però, però. Proprio a Striscia la notizia, qualche secondo dopo, appaiono, nella rubrica tal dei tali, gli strafalcioni dei nostri "seri professionisti". Ad esempio, scrivono (non correggendo) che Luis Sepulveda è stato l'autore di Cent'anni di solitudine, che è invece di Marquez come sanno anche le pietre. Vabbè, sorrido, lascio il giudizio alla Divina Provvidenza e corro a buttare giù un sacchetto di spazzatura che, come mi dicono, è consentito...

sabato 18 aprile 2020

Penultimo venne il corvo

Polizia a cavallo con vista Palatino
Le mie mattine cominciano quando il cielo appena scolorisce, come aggiungendo latte allo scuro suo e cambiando la sua tunica blu scura con quella di gentile celeste che lo copre (ma non oggi) in questa fredda primavera di clausura. La casa ancora dorme, mentre io, da sotto le coltri, a piedi scalzi, scivolo in cucina per il primo caffè che, grazie al dono di Sara, viene fuori da un apparecchio che fischia e sputacchia e lo fa come se fossi al bar. Riesco anche a montare il latte a cappuccino e poi è tempo di sedermi per la mezz'ora che dedico tutta a quanta a chi amo. Solo allora, accesa una candelina al profumo di rosa (che ho comperato all'Esselunga), comincio a pensare a pranzo e cena per i miei che, come succede nelle famiglie moderne (non nella mia di partenza, tradizionale, in cui tutti quanti crescevamo a pasta rossa, fettina e insalata e zitti e mosca) han tutti un menu speciale. Chi ama la pasta e chi no e chi questa o quella verdura... Stamattina, sul tavolo della cucina, cresce nel lievito che è sale della terra, la pasta per i krapfen, che verranno più tardi distributi ai golosi del palazzo e anche, forse, a mia madre. Fatto questo e quello, mi apprestavo a uscir dalla cucina, quando, avviandomi per chiudere i vetri della finestra, tenuti aperti per far uscir vapore e odori, vedo giungere in volo una grossa cornacchia, elegante nel suo bel frack lucido e nero e le ali grige color fumo di Londra. Lo guardo, occhi negli occhi, spaventata; mi guarda, occhi negli occhi, spaventato. Plana appena sul davanzale e, quasi cambiando colore,  non so neppure come, senza plancia di lancio, se ne vola  via. Io, gridando "oddio" per la paura, mi ritrovo rimbalzata in salone, poi ridendo del timore mio, corro a raccontare il fatto a chi so io. Il quale, per nulla mosso a sentimento, facendo spallucce dice: "E allora?"

venerdì 17 aprile 2020

Il cuore non chiude mai

Nel bel palazzo color rosa e sogno dove abito, come addormentato nel lockdown che gli sta stretto come un maglione di due taglie più piccolo, c'è un gran via vai per le scale interne, A e B. Sì, perché corre tra di noi, quasi tutti quanti, buon sangue di buon vicinato e quindi ognuno dà una mano all'altro come può. M. e AM mi hanno regalato, ad esempio, un panetto intero di lievito madre e qualche etto di ricotta magra. E qualche tempo fa anche una talea di geranio rosa che ora è in fiore luminoso...
Sognando i girgolu...

D e GF, che adoro, mi donano, di buon mattino,  le foto di Casper al risveglio e poi gelato e dolcetti in quantità. Anna, che mi sta sulla testa ed è vera amica, è davvero generosa: parmigiana di melanzane, polpa di pomodoro, peperoncino, ravioli ricotta e spinaci. Io, anche, nel mio piccolo, faccio la mia parte: il lunedì di Pasquetta, ad esempio, ho fritto non so più quanti supplì (il riso fatto la notte prima per tagliare i tempi e la fatica) e li ho distribuiti, in parti uguali, a tutti quanti e anche, calando un cestino sulla via del Boschetto, a una antica amica incontrata pr caso al Mercato Monti. Va per la maggiore anche il mio gateau di patate che, in codice, tra di noi, chiamiamo gatto. Sicché il Wattsup sarà semplicemente il disgenino del micio e un punto interrogativo, per dire: "Ti va un gateau per oggi?". Poi le pizzette rosse e bianche per allietare i lunghi pomeriggi in reclusione forzat. Ed ecco perché, fuori non si mette il naso, ma dentro, arrampicandosi su e giù per le due scale, il sangue dell'economia, seppure di baratto e in stile di guerra, continua a circolare in allegria, perché il cuore non chiude mai la porta!

giovedì 16 aprile 2020

Un cagnetto alla moda

Nel mio diario quotidiano degli arresti domiciliari si segnala oggi l'incontro, tenero, con un barboncino nero tanto grazioso, piccolino, morbido e affettuoso che lo tengo ancora adesso, che di ore ne sono passate quattro o cinque, cucito al cuore con gli spaghi dell'amore. Ero andata, con il lasciapassare minsiteriale, come ai tempi della peste di Milano e delle grida manzoniane, a comperare per me e per Anna un cespo di lattuga, pomodori, banane e carciofi romaneschi al mercato di Via Baccina, che, quando vado io, è vuoto di acquirenti mentre al supermercato di Via del Boschetto già la coda avanza fin su via Nazionale, quando, ultimati gli acquisti, mi giro per fare una capatina al punto di book crossing che non si sa mai.
Snaso tra i volumi mentre la verduraria, che è una bella ragazza con capelli biondi e mascherina, mi chiama per pagare quel che le devo, e torno sui mie passi "Scusi, scusi, eccomi qui", in mano tengo un volume di fantascienza che di certo piacerà al marito, orfano delle librerie, e pago sulla mano guantata della signorina ed è proprio allora che, come zampettando tra cielo e terra, vedo arrivare, al guinzaglio delal sua padrona, il barboncino. "Oddio - dico divertita - ma ha la mascherina" E la signora, di certo spiritosa: "Sì, certo, è un cagnetto alla moda!". Ride, ridiamo mentre lui, il cagnetto alla moda non sa più che cosa fare per farsi da me amare, in balzo leggero, soffice e ricciutello il pelo fresco di shampoo alla pesca...

mercoledì 15 aprile 2020

Su angelici passi

Prima di tutto: Auguri Benni! (cioè Benedetto XVI che oggi compie 93 anni!)
A un certo punto della mia vita, quando mi pareva che tutt'intorno a me e dentro sprofondasse nel buio (perduto il lavoro, perduto mio padre, disoccupato anche il marito), sono stata presa per mano, incendiata d'amore e, in dieci anni di spasimo e di notte oscura, purificazione, silenzio, preghiera e umiltà, sono rinata, su angelici passi, tutta nuova, nella luce del Signore. La paura era tanta, ignota la meta. Ho avuto fede e avanti. Il mio piede ora è saldo, il mio passo sicuro e mi par di vedere, di tra gli inganni del mondo, il tranello che si nasconde dietro l'apparente bellezza, la mela marcia che si cela al rovescio del bel quarto roseo e maturo.
Il mio lungo viaggio spirituale è stato  ricco di inontri, veri e invisibili, come quello con le due Sante di cui ho scritto nel mio piccolo libro del quale saprò presto, e lo spero, come è andato. E sarei tanto felice per Elisabetta e Caterina se, invece di tenere per miti attori, influencer, criminali, grandi fratelli, si guardasse ai piedi puliti, al cuore sereno, all'insegnamento loro! Ora, al calduccio, pronto per partire anche lui, c'è il secondo libro che ho dedicato a due altre Sante che mi hanno accompagnata, più avanti, lungo il cammino. La prima, Santa Marcella, una fanciulla romana, di famiglia quasi imperiale (essendo una Claudia Marcella), fondò un proto-convento sull'Aventino. Proprio di lei ho scritto, qualche giorno fa, stanca del nulla che si respira ai domiciliari, un articolo per "Radici cristane", una rivista patinata, elegante che quasi non merito. Ora non so quando uscirà l'articolo e non so quando il libro...
L'altra piccola Santa (che amo) e che molto mi ha insegnato è Santa Emerenziana, sorella di latte di Sant'Agnese, lapidata, come Santo Stefano, per essere andata a pregare sulla tomba di Agnese. Proprio ieri, mio marito, ridendo mi ha detto che tra le "scuse più assurde" per uscire dall'"isolamento sociale", la polizia ha scritto "andare a pregare". Sì, come ai tempi di Diocleziano...
https://www.ibs.it/c-ero-volta-libro-benedetta-de-vito/e/9788899932428

Un sogno per il Grande fratello

Questa notte, in sogno, mi è parso di parlar con Rocco Casalino, sì sì, proprio il ragazzo del Grande Fratello che oramai è potentissimo responsabile della Comunicazione del presidente del Cosiglio, Giuseppe Conte. Gli chiedevo, caro Rocco, che porti il nome, guarda un po' che caso, del Santo che protegge noialtri poveri mortali dalle pestilenze, non è che per caso, con tanta nostalgia della casa chiusa del Grande Fratello, hai insistito per chiuder dentro casa, ai domiciliari, tutto il Paese? Non è che per caso, quel modello lì, lo stare nel pritaneo (come lo chiamavano gli antichi Greci e Socrate ci stva, lo sapevi?) ti manca e molto e quindi hai voluto spedirci noi, tutti quanti? Mi è venuto questo dubbio, caro Rocco, perché come il tuo Grande fratello era tutto virtuale, con amori virtuali, persone virtuali che interpretavano parti virtuali, anche noi oggi viviamo in un mondo virtuale, in cui ci telefoniamo via Skype e non possiamo toccarci, né abbracciarci né stringerci le mani e neanche a messa possiamo andare perché così ha decretato il vertice dei vertici vaticani:.. Lo sai che camminare per strada è divenuto un reato e, per le strade scorrazzano solo i cani neri del film Quintet?
Per farla breve, non viviamo, pur di vivere. Caro Rocco, io, fin dall'inizio, dal primo giorno in cui mi sono ritrovata chiusa tra quattro mura, con le stade tutt'intorno deserte, ho pensato che un corpo, anche se civico - una città, un Paese - non si cura bloccando la circolazione del sangue. Il sangue deve scorrere anche se un malato è grave, perché altrimenti i frutti saranno più gravi della pestilenza e la morte della città e del Paese è sicura. Dimmi, non ci avevi pensato? E così è infatti, Quando Stalin andò da sua madre, dicendole che era diventato il nuovo zar, lei che era una donnetta georgiana, una sempliciotta, una devota gli rispose: "Era meglio se diventavi Pope". Bè, secondo me, e lo dico da devota e sempliciotta,  sarebbe stato meglio, per te e per noi, che tu entrassi nel grande fratello vip...
 Va bene è tutto, addio, poi, mi sono addormentata e avrei voluto che mi venisse in sogno San Rocco, che è molto ma molto più  interessante di Casalino. E invece niente, ho dormito come un ghiro con buonapace del Grande fratello.

domenica 12 aprile 2020

Incontri alla Madonna dei Monti

Fiori dei Fori Romani, tornando a casa, ieri mattina. Per voi, nella Riascita!
Pensavo, al risveglio questa mattina, di postare soltanto gli auguri di Buona Pasqua, ma ora che il dopopranzo scivola veloce verso il pomeriggio mi sono accorta di non aver udito mai, e dico mai, le campane suonare. Sì, sì, le campena sono mute a Roma. E dire che alle nove o giù di lì, mentre andavo a buttare la spazzatura che oramai occupava un bel quarto della cucina (si fa per dire) mi sono trovata a tu per tu con Don G. che è non so che cosa nella mia parrocchia della Madonna dei Monti.
Io scendevo giù da Via Cavour per riguadgnare il portone di casa e senza mascherina per godermi l'arietta e il sole già quasi alto, lui tornava dalla piazzetta con una mascherina che gli copriva quasi gli occhi e guanti e un giornale in mano. Volevo tirar via, andar per la mia strada, ma non ce l'ho fatta e gli ho domandato: "Ma come avete fatto a tradirci così, a lasciarci soli?" E lui, occhi bassi. Io: "E le campane, perché non suonano le campane? Il Signore è risorto. Le campane non portano il coronavirus, sono neutre e rallegrano l'anima perché sono la musica del cielo! Perché non le suonate? Presto andate a suonarle! Perché ubbidite al governo? Noi siamo nel mondo ma non del mondo...". Di nuovo faccia a terra. E io: "Ma come mai siete diventati così? Che cosa vi è preso? La fortezza è dono dello Spirito Santo e voi dovreste averne molta in saccoccia... Alla fine mi sento quasi io, che non sono nessuno, più coraggiosa di voi!". E lui, lasciandomi di stucco, basita, angosciata, sola: "Non ti senti, sei più coraggiosa!". Poi mi ha dato una benedizione con la mano guantata di plastica e via io cantando l'aria di Mascagni: "Inneggiam il Sgnore è risorto!". Lui non so e francamente non mi interessa.

Con i miei auguri di Pasqua!


https://www.opera-arias.com/mascagni/cavalleria-rusticana/inneggiamo-il-signor-
I miei auguri, oggi, senza tante parole, ma con un'aria di Mascagni, grande musicista e grazie a Ebe Stgnani, grande mezzo soprano, che ci regala questo, palpitante di cuore acceso d'amore per il Signore che è risorto, è davvero risorto! Auguri, coraggio, Ave maria e avanti!

venerdì 10 aprile 2020

Una bambina di nome Balbina

All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, si davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae. In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola (di nome) presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma  a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in latino, per raccontare la nostra gita di classe. Peccato non averla tenuta...
Fu la Cannovale, sempre lei, a raccontarci di come Traiano vedeva i primi cristiani e li consideravai tanto cocciuti e incomprensibili e quasi matti  da preferir la morte ad onorare (anche per finta) una Divinità pagana. La storia è raccontata, chiara e tonda, nel carteggio tra Plinio il giovane e l'imperatore spagnolo e tutti e due erano più che sorpresi dal comportamento dei "seguaci - come scrive Tacito - di un certo Chresto". E ora che le Chiese sono vuote, e nemmeno si può andare a Messa a Pasqua, penso a quanto di spanna corre in differenza tra quei primi e noi. E quanto dovrebbero arrossire i tanti pastori che preferiscono starsene chiusi in canonica che dar l'Eucarestia e il conforto spirituale alle loro pecorelle...
Tra i tanti che diedero la vita per non tradire la Parola e la Verità, c'era una fanciulla della famiglia dei Balbo (che vuol dire balbuziente) e, in diminutivo del cognomen di famiglia, si chiamava Balbina, Santa Balbina, alla quale dobbiamo, oltre alla devozione, anche il termine che usiamo noi per dir fanciullo, ovversia "bambina", cioè balbina che, masticato dal tempo, da il termine bambina. Infatti i bambini, si sa parlano male, a modo loro, e a volte, teneramente, anche balbettano...
Se volete leggere di più su Balbina ( e ammirare le belle foto di Carla Del Ciotto, scattate in un pomeriggio di cielo rosa e turchino)  ho scritto un articolo per Radici Cristiane che trovate a questo link https://www.radicicristiane.it/2020/03/arte-cultura/santa-balbina-risanata-dalle-catene-di-san-pietro/. Potete acquistarlo oppure abbonarvi a una rivista bella!
Oppure pèotete ascoltarlo tutto, di fila qui: https://www.radioromalibera.org/santa-balbina-risanata-dalle-catene-di-san-pietro/

Un opossum sul tetto

Abita a Sydney una certa signora dai capelli rossi, oramai sull'ottantina, che è stata, per me bambina, faro, luce, insegnamento, vita. Quasi una mamma, più di una mamma. Da oltre cinquanta anni, partono tra lei e me, mail continue che raccontano le piccole, grandi cose del vivere quotidiano. Le mie e le sue, in allegro scambio di vedute. E dovete sapere che questa signora ha una penna salata e dolce insieme, che fa ridere e piangere allo stesso tempo, lasciando dentro chi la lagge un venticello fresco che fa salire il cuore in ovovia e poi nelle altezze sottili. Ieri mi ha scritto per dirmi che sul tetto di casa sua, per anni, ha vissuto un opossum. Il signorino aveva scavato nel sottotetto molte gallerie per comodità di accesso alla sua tana e quindi, scava e ti riscava, il soffitto del salone le è crollato addosso.
Per stanare il reo, ecco arrivare Paul il "possum buster man" che con un ingegnoso tranello, ha fatto precipitare l'animaletto, sulle quattro zampe, sul pavimento ben inzuccherato di talco, in una specie di casetta di plastica. Patapunfete. Guarda di qua e di là, spaventato e, trovata la via di fuga, via a razzo dalla finestra aperta.  Ora, con quel suo facciotto aguzzo e bianco e denti aguzzi e bianchi pure, eccolo in giardino. Si gira per guardare la padrona di casa con aria di sfida (come si è permessa di fargli cambiare indirizzo?). Poi, bellicoso e farfallone, si mette a inseguire una grossa cornacchia dall'aria ancora più bellicosa... E addio.
E ora, lasciato l'opossum in Australia, torno a noi perché è Venerdì Santo, il Signore dorme nel sepolcro, come ci avesse abbandonati. Ma non è così e presto, nell'abbraccio dell'ovo pasquale, risorgerà, regalandoci speranza e gioia per l'anno che verrà. Alla faccia del Coronavirus e di tutti i frutti cattivi che esso ha prodotto...   

giovedì 9 aprile 2020

Un eroe romantico


Conto secondi, minuti e ore che mi separano dalla corsa in auto a Fiumicino a prender chi so io, di ritorno dalle steppe, e intanto aspetto anche di sapere quanto ha venduto, in giro per l'Italia, il mio piccolo libro, come mi ha promesso il mio editore che di nome fa Paolo e vive nell'aspra Liguria dove, a dire il vero, non sono stata mai. Se il Nordest, infatti, ha marchiato a fuoco e amore la mia esistenza, poiché dal Friuli veniva la famiglia di mia madre e in Veneto ho trovato la mia nuova famiglia, la Liguria, purtuttavia, aveva abitato, nelle lontananze, la mia esistenza e non solo per via di certe ascendenze familiari dalla parte di mio padre. Ma anche e soprattutto nella persona di un ufficiale di marina che di nome faceva Stefano e di cognome un suono aspro e tanto ligure come le balze scoscerse che rotolano a mare. Era questo signore qui già uomo fatto, mettiamo sulla venticinquina, quando io, sedicenne, bionda e ribelle, sognavo di fare la modella, la hostess di volo o so io che cosa d'altro. Lui, invece, in divisa bianca e la pipa, aveva in mente una cosa sola: sposarmi. Così si presentava a casa dei miei, invitato a colazione, con i fiori (per mia madre), un foulard di seta (per me) e tanto stile da riporlo in tre armadi grandi e sarebbe anche avanzato. Una volta, una malaugurata volta, gli fu aperto il cancello mentre i cani (allora scampagnava in giardino il pericolosissimo Iago...) non erano stati legati. Panico di tutti, sguardi in tralice e oddio che fare. Ci precipitammo fuori e trovammo Stefano, un eroe, ritto in piedi con l'indice sollevato come se insegnasse e Iago, torno torno, a coda bassa, che gli girava in abbraccio,  come un disco rotto. Fu un tutt'uno di fratelli ad acciuffare il cane e Stefano l'eroe del giorno. Ma non gli bastò per conquistarmi perché io, dei suoi foulard di seta (che erano di Hermes e bellissimi) non sapevo che cosa farne e dovevo attraversare i marosi prima di trovare il mio porto sicuro. Sicché Liguria e Genova addio!

mercoledì 8 aprile 2020

Al mercato di Via Baccina

Og
Non dimenticatevi del mio libro! Altrimenti come faccio a pubblicare il secondo!
Oggi il cielo mi pare ancora più luminoso e il color lapislazzulo chiaro, lassù, si specchia nella mia anima, accesa di gioia perché, finalmente, grazie a un volo della Farnesina, chi mi è più caro di tutto potrà tornare finalmente in Italia e dividere, a casa, gioie e dolori della detenzione domiciliare alla quale siamo tutti sottoposti. Intanto la vita continua, nel suo quotidiano che è scosso ma non tanto da non concedere quei quattro minuti di chiacchiere al mercato rionale di Via Baccina. Che infatti a me, questa mattina al lucor dell'ora presta, sono stati concessi con una amica di altri tempi e forse più belli. Lei è una principessa di sangue, davvero, con un cognome che parla oramai di governo e che era, ai tempi del gran mecenate suo antenato, famiglia di rango superiore. Ora se ne va in giro, con il suo bel cagnolino al guinzaglio, nero e trovatello, e sembra una di noi.
E dopo il rituale come sta tuo fratello e che cosa fa tua sorella e quanti figli hai e che cosa hai fatto in questi lunghissimi anni, è tempo di fare i bagagli e di raccogliere buste e sacchetti e di lasciare che altri, in coda, possano comperare carciofi, pane, carne, zucchero e pesce. Così ciao ciao e arrivederci, con la promessa dei miei supplì quando arriveranno. E mentre scendo i gradini che conducono alla via ombrosa, lo sguardo mio incrocia quello di una signora (che non conosco) che indossa una delle mie mascherine e dalla parte fiorita! Evviva!

lunedì 6 aprile 2020

Madeleine, Marigold, Polly e le altre

 Polly, Marigold e Madeleine, posso ben dirlo ora che sono entrata, per così dire, nell'inverno della vita, sono state, durante la mia verde primavera, compagne di strada, amiche, quasi sorelle. E chi sono?, mi chiederete e certo, avete ragione a domandarlo. Dovete, dunque sapere, che, bambina, io parlavo meglio l'inglese dell'italiano e dunque in inglese dovevo trovar pane e companatico tra i libri che, da sempre, mi sono stati compagni. Più o meno quando, ai tempi miei, si cominciava a trovare tra le pagine la propria strada ed educazione filosofica, dunque, io incontrai Madeleine che viveva a Parigi in una casa ricoperta di edera, con altre undici bambine e Miss Clavel, la direttrice dell'istituto. Più avanti fu Marigold a prendermi per mano. Marigold, con il suo nome fiorito, era bambina silvana e viveva in un giardino grande, insieme con la nonna vecchia e la nonna giovane. Io anche passavo molte ore della mia piccola vita tra erbe e fiori e anche io avevo la nonna Vecchina e la nonna Giovanotta...
Ma fu Polly, la ragazza fuori moda della Alcott, che doveva indirizzare ancora di più la mia vita, verso i sentieri più solitari, lontana dal pensiero dei tanti. Sì, sui sentieri alpini dovevo trovare la mia strada. Una strada che mi avrebbe, con gli anni, fatto incontrare Elisabetta, Caterina, Marcella, Emerenziana e tante altre amiche vive più dei vivi che sempre vivono con me, nel cuore e all'aria, nello splendore d'oro della comunione spirituale.
Ps: oggi è una giornata per brindare perché il Cardinale Pell, dolce uomo del Signore, è stato assolto e liberato. Se sapeste quante lettere ho scritto per lui in Australia, a giudici, giornalisti, e persino al carcere dove era detenuto...

domenica 5 aprile 2020

Ai tempi del Coronavirus

Ai tempi del Coronavirus, ci si sveglia con un silenzio grave all'intonro e soltanto il canto degli uccelletti entra dai vetri aperti. Fatta la colazione, inizia un altro giorno lungo da trascorrere in casa, inventandosi attività che possano riempir le ore e scacciare i pensieri. Ai tempi del Coronavirus io vado a trovare mia madre soltanto alla domenica, con tanto di permesso e poiché non ho più biglietti per prendere autobus e metropolitana, compilato il modulo ad hoc, gambe in spalle, e via. Sono salita lungo via degli Annibaldi, dove incontro solo uomini e cani al guinzaglio per poi scendere giù nella valletta del Colosseo. Ed ecco in questa foto che cosa ho trovato.

sì, appunto, un vuoto di anime. Il Colosseo pareva respirare e così pure l'arco di Costantino, laggiù, nel suo biancore di meringa. Stavo rimettendo a posto il cellulare nella bennibag quando mi sento chiamare: "Signora, buongiorno!". E sono due signorine, due pizzardone, due vigilesse e niente affatto amichevoli. Mi chiedono dove vado, come si chiama mia madre, a che indirizzo abita e che strada devo fare. Mi chiedono il modulo, il documento e alle mie piccole proteste proprio non rispondono, trincerate come sono dietro occhiali neri, berretto e mascherina. Certo, direte voi, lo sapevi che era cosi! Sì, sì, certo, lo sapevo, ma viverlo, toccar con mano la privazione di libertà in cui siamo precipitati è un poco differente e lascia davvero sgomenti. Prima di lasciarmi andare, si tengono il modulo e mi chiedono di fotografarlo casomai qualcun altro mi dovesse fermare. E così la vigilessa mi si para innnanzi e io scatto la foto, questa: 
Arrivederci, arrivederci, e scappo via, perché lungo la strada che porta a casa di mia madre, ho un certo appuntamento con chi amo e così, nei miei passi frettolosi, salgo lungo Via Aventina fino alla Remuria per giungere in Piazza Nicoloso da Recco. Il resto lo terrò per me, ma a voi aguuro una domenica delle palme gioiosa e luminosa come è luminoso il cielo che vedo io dalla finestra aperta.

venerdì 3 aprile 2020

Bennibags per Vpm

Avevo cominciato a cucire mascherine per amici e conoscenti. Alcune bianche, altre colorate, tanto per aiutare come potevo in questo momento così difficile per tutti noi. Poi, un tramite che taccio, ed eccomi a parlare con il responsabile di una associazione non governativa (Ong Vpm) che, pagando stoffe e materiali, mi commissiona 100 mascherine. Taglia, misura, cuci e passano le ore. Evviva. Venti mascherine sono andate alla Conad di Via del Boschetto, ognuna con il suo bel sacchettino in allegria (perché ci vuole anche il cuore caldo...), altre 20 sono andate all'edicola della piazzetta dei Monti, ospitate da due gentili signore, in posa ieri. Ora altre trenta me le ha commissionate un'altra Ong, nella persona di una cara amica che era con  me a Monaco di Baviera per l'Acies ordinata (bei tempi!). Poi ci sono i parenti, gli amici. Insomma passo le giornate a cucire mascherine, con buonapace delle bennibags!

giovedì 2 aprile 2020

Sorrisi e mascherine

Al mattino molto presto quando apro la finestra sulla strada vuota, spettrale, tetra, mi pare quasi di sentire la mia Roma in pianto. Piange Roma perché non sente più le risate dei bimbi, le allegre parole della pausa pranzo, quando tutto il Rione Monti si accendeva di passi e vocio, la dolce quiete serale, quando il ponentino, spettinando le piante su terrazzi e balconi, si infilava nelle vie, alzando le gonne alle ragazze in fiore...
Roma piange e piango anche io perché andando in giro per supermercati oggi (a fare una certa commissione di cui vi dirò domani), ho visto tanti musi lunghi, coperti da mascherine bianche, ho udito parole dure, inumane, ho visto lontananze tra persone che mai avrei pensato di vedere. Ho camminato nel vuoto mentre vuoto e gelo e paura esprimevano gli occhi dei pochi che incrociavo e che si tenevano ben distanti da me, come fossi appestata... E le porte della chiesa chiuse.
Ho chiesto a tre esercenti di poter lasciare quello che portavo - delle mascherine di cotone, allegre, double face e sorprattutto gratuite - e ho ricevuto tre no freddi, distaccati, quasi violenti. Ho risposto, grazie lo stesso e sorridendo (ma non solo nel viso, anche dentro) sono andata via, sicura che avrei avuto un'altra occasione. Ed è così che ho incontrato Elena, due occhi celesti e una mascherina. A lei, che ha l'edicola nella piazzetta della Madonna dei Monti, ho chiesto di ospitare il mio cestino di Biancaneve e, un poco turbata "E' una cosa irrituale...", mi ha detto, lo ha posato tra giornali e riviste. Poi, sorridendo dentro la mascherina, ma io lo vedevo il suo sorriso, ha detto: "Se le serve, domani le porto un poco di elastico che ho in casa". Roma sorride, Elena sorride (e anche la sua simpatica collega che è ritratta nella foto)  e io con loro. Evviva.