Di notte il nume mi chiama;
nel sogno più vivo del risveglio, mi par di vivere, tutta quanta rotonda,
mentre nel sole è pallido velo il mio pensiero e i miei gesti di screpolata
farina. Dormo, sogno e nel sogno sono lì, tra i fantasmi che mi riportano per
mano, indietro nel tempo, a ritroso, sui passi alati del divino Mercurio, fino alla
mia antica primavera, quando correvo a letto, bambina, per sognar la nuova
puntata del mio futuro…
![]() |
| Io amo Elsa Morante e questi sono disegni suoi, proprio suoi... |
Ero una cosina bionda, di
sett’anni o poco più, tutta quanta perduta nel pensiero di Dio, quando
incontrai per la prima volta il mistero. Ricordo, oh come lo ricordo, ricordo che
ero a Cala dei Gigli, e che ero andata a dormire (una gran concessione di mia
madre, contraria di solito a mescolar babele) dalla mia amica Silvia che aveva
Giovannino e anche una Barbie con una
coda di cavallo che, se tirata, cresceva arrivando fin oltre la vita. Ricordo l’assoluta
felicità di quella serata, io e lei, a cena, davanti al tremulo indaco del mio
mare sardo. Ricordo l’emozione di lavar i denti con lei, con la Silvia e poi in
camicia da notte, tutte e due bionde, tutte e due bianche silfidi di grazia. A luce
spenta, lo sgomento. Volevo tornare a casa, dovevo tornare a casa. Ora, eccomi, sono un fagotto in braccio a mia madre, nel frinir folle dei grilli, e io, a occhi in su, ricordo le
stelle, tante indifferenti, lucenti, lontane. Io come loro, nel respiro mistero…

che bello =)
RispondiElimina