Il menu in casa Ponti era sempre
lo stesso, secondo le norme igieniche di mia madre Regina, un menu al brodo
nero spartano: pasta rossa, fettina e insalata. Dolce, per carità , frutta e
basta. Per companatico, le nuvole mute di mio padre e gli incessanti motteggi e
belati dei gemelli (che facevan ridere loro due soltanto). Impossibile fare un discorso, figuriamoci cucire
insieme, per dire, pane, Cartesio e Peter Pan… Un pianto. Ci pensava la Mimma,
quando restava dopo le due del pomeriggio portare in tavola
la primavera. Al giovedì, con il sole o con la pioggia, ecco serviti, in una
montagnola rossa, con su un pinnacolo di neve al parmigiano, gli
gnocchi di patate , per la gioia di Marco e anche mia. A volte, in arlecchino,
la Mimma preparava i panini fritti e le mozzarelle in carrozza. Quasi mi
schifava, da quanto mi piaceva, quell'odor capriccioso di frittura che navigava nell’aria il pomeriggio sano,
mentre dormivano, sui pannicelli di carta da pane, le rosette bionde e le
mozzarelle col cappotto di pelle di castagna. Mangiavamo con le mani e mia madre, per miracolo,
lasciava correre…
C’erano i panini fritti
della Mimma e, al ritorno da Cala dei Gigli, l’uovo sbattuto di Sormario che si
faceva mantello bianco da tanto picchiar , torno torno, alla tazza. Per lui e per la Mimma, salute era carne, statura,
taglia robusta, il contrario di adesso. Così quando a mia sorella dicevano: “Oh,
come stai bene!”, quella, meschina, cominciava la dieta…
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| La foto è così così, ma la bennibag di velluto indaco con pizzi è bella... |

sei simpaticissima!!!!!! buona settimana Lory
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