Madre non ne ho avuta una; zie tante, a scialare, ché mia madre, tempo per me non ne aveva e dunque dai a
mandarmi di qua e di là da zie vere o immaginarie. Piccola, forse di cinque
anni, fui mandata a sciare da una zia Maria Teresa (alla quale ora, sul serio,
mi vien da dar del lei tanto è austera e al de profundis), fui impacchettata e spedita a sciare con questa
zia, che aveva un mucchio di figli già di suo, a Madonna di Campiglio. Tornai,
parlando milanese: “Sono pasata soto le bachetine, nè…”.
Più avanti (ma poco più), eccomi
a Cortina con la zia Beatrice che, ancora oggi, è più che zia nel mio cuore. Di
lei, l’abbraccio negli occhi nocciola. Mi lasciava libera e libera conobbi, sui
campi di neve, la figlia di Ciccio Cordova che di nome faceva Roberta e che
aveva anche una mamma famosa. Questa mamma qui (che, vivaddio, non mi era zia), come dimenticarlo, mi portò una
mattina di neve di zucchero lungo il Corso d’Italia da Vebi giocattoli, e mi regalò
la Sunshine family. A me! Tale e quale a quella di Roberta. Ah, quelle tre bamboline, che
conservo ancora come una promessa di felicità!
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| E' la mamma della Sunshine familly, con il vestitino originale e in braccio ha il suo bebè! |
Mia madre non aveva tempo
per me. Ma neppure per Marco. Un mattino col velo, bianco di neve fitta, sulla pista di
Socrepes, tutti i bambini, aiutati dai genitori premurosi, cercavano il maestro loro, a formar le squadrette, nel batter del tempo e degli sci. C’era
anche Marco, forte solo dei suoi otto anni. Solo. Non trovò il maestro e, solo
soletto, scodinzolando giù per le montagne di farina, se ne tornò a casa,
sognando, anche lui, una sunshine family…

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