Il fine settimana scorso,
quello, per capirci, appena divorato da Crono,
per tre giorni di fila, il Rione Monti ha festeggiato la sua ottobrata monticiana. C’è stato uno
spettacolo teatrale nella casa che fu di Ettore Petrolini in via Baccina non so
più che numero e su Via dei Serpenti, svuotata dalle macchine, ecco allestito
un palco, zeppo di batterie, per far suonare e cantare i gruppi alla moda finché la carrozza non si
trasforma in zucca. Nella piazza della Madonna dei Monti si mangiava (che cosa
non lo so) e in Via degli Zingari si potevan trovare borse, collanine e altro
artigianato che non era vintage, ma che aveva ben quell’aria lì. C’era,
ovunque, una gran folla, giovani e ragazzi, ma anche famiglie, cagnolini e
gente, come si dice, di una certa età. E c'era molta, molta birra. E c’era persino un ragazzo che
distribuiva delle belle piantine del rione, con tutti gli sponsor a fare il
girotondo intorno e i luoghi dove riunirsi per fare, che so, un laboratorio di
disegno. Oppure per godersi uno spettacolo di Cabaret. Tutti a distrarsi, tanto
è gratis, perché i tempi sono grami e
stando insieme, nel rumore, si scaccia bene la malinconia o così pare…
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| Maschera a Salerno |
Io, dall’alto della finestra
di una conoscenza mia, mi sono goduta lo spettacolo nello spettacolo: il viavai,
difficile da decifrare, della moltitudine che è sempre, per me, un bel vedere. Di notte, invece, tentavo
di dormire, tra le canzoni rock e pop che appoggiavano il capo sul mio cuscino, ma quando ho sentito “Roma capoccia”, un richiamo, mi sono tirata
su perché, d’un tratto, in quella voce bianca, senza accompagnamento musicale, mi è sembrato di riveder, con gli occhi dell'anima, la Madonna dei Monti,
nella sua nuda semplicità, apparecchiata
in stile rustico, romanesco, quando si celebrava l’ottobrata con i tavolacci di legno, gli stornelli, il vino dei Castelli, le
salsicce e quando Don Federico, il parroco, montava su uno spettacolo con i
chierichetti (ora uomini fatti), spogliati dell’abito di lino loro, a far da attori magri di sugo. E senza
cabaret.

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