Ci s’aspettava, ieri, qui a
Roma, Noè con la sua Arca, tra il Boschetto e i Serpenti; salvi loro, gli
animali; giraffe e pappagallini. A nuoto, noialtri peccatori e che Dio ci
perdoni. Io, il naso al cielo, inquadrato dalla finestra della mia cucina, che
guarda, in basso, su un cortile interno,
arruffato di travi e vernici e, in alto, il terrazzo di una certa signora di
eleganza raffinata e occhi pervinca, che ora, così si dice nel condominio, ha
venduto a certi petrolieri russi che vogliono costruire una piscina, lassù, con
vista sul Colosseo, nel volo pazzo dei colombi. Ed ecco il vicinato in
chiacchiere a temere altra acqua a piovere in capo…
Io, fin dal mattino, avevo
detto ai miei che la pioggia, sì, ci sarebbe stata, ma l’uragano, nossignore.
Lo dicevo, senza le arti psioniche (che mi attribuisce il figliolo), perché ho
imparato da una mia antica dirimpettaia, Gianna, a tastar le nuvole e il tempo
dalla mia finestra che è per
me Stonehenge, tutta quanta romana. Oh, Gianna, cucinata in salsa monticiana, cresciuta tra Baccina
e il Foro d’Augusto, quando questo Rione della protostoria era ancora un quadretto di Roma sparita, nelle
incisioni di Bartolomeo Pinelli. Gianna, con lo sfratto, non c’è più e al
mattino presto, invece dei palloncini colorati che, dal balconcino suo, faceva
danzar nell’aria con dita e naso per divertir Leonardo, mi ritrovo ogni giorno,
naso a naso, con un turista nuovo. Ieri sera, un simpaticone riccioluto in
braghe e basta, mi ha salutato a modo suo, nel buio sgocciolante, facendo prima ballare la danza del ventre al suo cappello
di paglia di Firenze e poi, zacchete, una
piroetta e un inchino. Alla faccia del diluvio universale.
:) Che vicini simpatici hai!
RispondiEliminaCiao Rita
sai che scrivi proprio bene? mi sono aggiunta ai tuoi lettori!
RispondiEliminaAle