Ad ogni gravidanza (e ce ne
furono ben quattro, ogni volta due a scivolo), la bella Angelica, che al Mater
Dei aveva resistito – col Sacro Cuore in cuore – appena una manciata d’anni,
non mancava mai (ci mancherebbe!)di telefonare alla povera Cristina, sua ex compagna di banco -
che al Mater Dei aveva fatto dalle elementari al liceo - e che desiderava molti pupi, invano, come la
volpe l’uva.
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| Una Madonna lignea ad Amalfi, bella di grazia e di splendore, col suo bambino già segnato dal corallo, sangue di Medusa. |
Aveva, nel chiamare l’amica,
un modo tutto suo l’Angelica, a spirale, mellifluo direi. Partiva dalle Forche
caudine, indugiava sul colore dei capelli di Annibale, si perdeva nella
descrizione della casa di Augusto e poi,
di schianto, la cicogna. Alla povera Cristina toccava digerir lo sgomento e
finger contentezza per l’amica che aveva un marito niente di che (e anche
scolorito) ma pieno di blasoni e che, tra un pancione e l’altro, stava mettendo
su una squadra di calcio mentre lei, a bocca asciutta, e al palo attendeva
ancora il principe o chi per lui, pazienza. Al terzo figlio, l’Angelica
comunicò all’amica la buona novella: poteva di grazia far da madrina al pargolo così da avere
almeno, scherzò, ridendo, mezzo figliolo che di certo è meglio di nulla.
Concetto ribadito più e più volte da lei, ridente, durante la cerimonia e il
ricevimento del battesimo, tra amiche, amici e chi era lì. Che ridere. Ma ride bene chi ride ultimo. Perché
quando l’Angelica comunicò all’amica che era per la quarta volta incinta, la
povera Cristina, nel frattempo inanellata, ebbe la rivincita: aspettava anche
lei e ben quattro gemelli. “Siamo pari!”,
disse l’Angelica. “Niente affatto – rispose la Cristina – dimentichi che io ho
anche il mezzo figliolo tuo del quale son madrina…” Il silenzio dell’Angelica segnò
il punto della vittoria: quattro a quattro e mezzo.

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