Più in là, oltre il confine trasparente tra i caseggiati, ci sono i due piccoli balconi, vuoti di verde, di un albergo intitolato al Colosseo (che chiude come cancello Via dei Serpenti) e che langue nel vuoto dello strisciante lockdown (vigliaccamente mai dichiarato mentre c'è) colorato in sadico volere di tinte squillanti tra il giallo, l'arancione e il rosso. Giallo crema pasticcera è il palazzo e le ringhiere nere. Più in là, sulla sinistra, un altro palazzo alto, screpolato nel suo biancore lattiginoso e poco compatto. In alto, come una capigliatura, abbeverato dalle gronde, cresce un cespugliume disordinato di verzure che fan somigliare il palazzo a un alto albero frondoso. Lassù sul tettuccio che immagino e non vedo fanno a volte la festa i piccioni, zampettando tra le erbe e i fiori come se fossero in un prato.
D'un tratto, mentre mi perdo nelle lontananze, un frullo d'ali mi riporta alla terra. E' il mio codirosso spazzacamino! E' tornato. E lo vedo per un attimo gli occhi miei nei suoi spilli neri e poi, in gitazione di coda e d'ali, via in volo. bentornato, amichino mio!
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