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lunedì 17 gennaio 2022

Il mio codirosso spazzacamino









Seduta al computer, davanti al quadro del mio piccolo panorama romano. Sul davanzale smuore una pianta di bella di giorno sfiorita oramai e stenta, giacché desidero crescere nei miei vasi solo aglio, cipolle e patate e questo, che è assai capiente, servirà tra poco (almeno spero) alla pianticella di limone che ora sonnecchia nella terra bruna in attesa del suo fresco germogliare.

Più in là, oltre il confine trasparente tra i caseggiati, ci sono i due piccoli balconi, vuoti di verde, di un albergo intitolato al Colosseo (che chiude come cancello Via dei Serpenti) e che langue nel vuoto dello strisciante lockdown (vigliaccamente mai dichiarato mentre c'è) colorato in sadico volere di tinte squillanti tra il giallo, l'arancione e il rosso. Giallo crema pasticcera è il palazzo e le ringhiere nere. Più in là, sulla sinistra, un altro palazzo alto, screpolato nel suo biancore lattiginoso e poco compatto. In alto, come una capigliatura, abbeverato dalle gronde, cresce un cespugliume disordinato di verzure che fan somigliare il palazzo a un alto albero frondoso. Lassù sul tettuccio che immagino e non vedo fanno a volte la festa i piccioni, zampettando tra le erbe e i fiori come se fossero in un prato.

D'un tratto, mentre mi perdo nelle lontananze, un frullo d'ali mi riporta alla terra. E' il mio codirosso spazzacamino! E' tornato. E lo vedo per un attimo gli occhi miei nei suoi spilli neri e poi, in gitazione di coda e d'ali, via in volo. bentornato, amichino mio!  

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