In questa nostra Italia
come soffocata dal gelo della mancanza di speranza, nel mio bel paesino sabino
oramai deserto di bambini e popolato di misteriosi gatti randagi, con gli occhi egiziani, bistrati di mistero, io, attonita,
osservo ciò che mi appare voragine e fine e che, agli occhi ciechi dei più,
sembra normale e buono e anche giusto e divertente persino. Taccio, io, nel mio
isolato mondo santo, ovverosia diviso, vivendo io (con difficoltà) nel mondo
pur non appartenendogli punto. Taccio e guardo le immagini del mondo al
rovescio commentate da quanti non desiderano il bene degli uomini, pur
dichiarando solennemente di volerlo e nel loro sberleffo segreto, nella smorfia
nascosta dietro alla veste bianca, io sento che il gelo mi morde le dita, le
mani e poi anche il cuore. Nelle loro parole, sento, sola – mi pare - l’abisso.
Ma parlare non posso più perché è nel silenzio mio orante che parlo. E’ lì, ai
piedi della verità e della vita, che spendo la mia voce, nella preghiera che
tutto chiede per il mondo e per gli uomini perduti nella loro superbia.
Sicché,
qui la finisco e per non stare in questo mondo di oggi, eccomi fare un balzo
nel passato e vivere, in anima, nel Medioevo che non fu affatto tempo di buio e
di tenebre. Tutt’altro. Furono anni di santità e di grandi capolavori, anni
divini, pur nello sconvolgimento e nella violenza che allora erano pane e vino
quotidiani. E’ appena uscito, e lo narra il Medio Evo, un bel libro di Chiara
Frugoni, professoressa, dal bel titolo “Vivere nel Medio Evo”, ricco di
immagini colorate che fanno vivere e palpitare quei giorni lontani. Io, invece,
ho preso con il mio e-book un magnifico libro che si intitola “Vita nel
Medioevo”, di Eileen Power e ora mi pare di conoscere bene, la buffa priora
Eglantyne raccontata dal Geoffrey Chaucer nelle sue magnifiche “Canterbury
tales”, che incontrai ragazza, col suo bel motto ovidiamo "Amor vincit omnia" e che allora non capii perché non mi sembrò una donna in carne e ossa e
abito com’è ora per me, più viva lei di tanti che osservo in metropolitana con
l’occhio vitreo al cellulare…
Indimenticato Gaber...

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