| Rose rosse nel deserto, bennibag. Ci vediamo al Car BOot Market di Testaccio il 4 marzo! |
Tra i rifugi
miei, dell’anima, conto sicuramente Villa Aldobrandini che fa come da tetto a
Via Nazionale e si apre come un terrazzo sul Largo di Magnanapoli e, dalla
ringhiera che domina la piazzuola, la vista si allarga sui Mercati di Traiano
prima e poi sulla bella colonna intitolata all’imperatore spagnolo,
conquistatore della Dacia, e che ora su, nel colmo, non c'è più, in veste di Pontifex
Maximus (come aveva voluto Augusto per i suoi successori). Sisto V, infatti, (sempre lui, il grande Papa urbanista) tolse – e fuse – la statua del
grande imperatore, mettendoci al posto il primo Pontefice cristiano, cioè San
Pietro, con barba e chiavi e che i turisti, ignari, quasi non riconoscono…
Io, a Villa
Aldobrandini, ci andavo quando il figliolino era in fasce e lui dormiva beato,
tra i merli che saltellavano i passeri in festante pigolio e io, sola, beata,
mi leggevo (e davvero mi sono letta) quasi tutta la Recherche di Proust che mi
dava il capogiro della bellezza nel periodare elegante in bilico tra memoria e
vita quotidiana. Ci andavo allora ed era, appunto, viva. Ci vado adesso e pare
morta e stenta, nell’abbandono suo che, desolato, par chiamarmi a ricordarmi
dei tempi andati che erano certo migliori. Le foglie secche, abbandonate all’intorno,
in distratta sciatteria, aranci sbudellati, corolle di palme mezze rinsecchite
e buttate al vento. Sulle radure non un filo d’erba e figuriamoci se la
primavera vuol disegnarci su pratoline
notiscordardime. Non merli in allegro zampettare, ma sibili e fischi dei
pappagalli che hanno spodestato gli antichi abitanti e che, in volo radente,
gracchiano la loro onnipotenza. Ecco, il quadro in cui mi sono trovata, ieri,
mentre cercavo di ritrovar rotonda la mia quiete. E ho guardato Vittorio
Emanuele II a cavallo laggiù a Piazza Venezia e ho pensato - sì, caro il mio conquistator sabaudo - lo ammetto, ho pensato (un po' per scherzo e un poco per davvero nella malinconica sciatteria che avvolge la Città Eterna) che
per Roma, per la mia bella Roma di basiliche, orti e ville, rovine era meglio il Papa Re (che poi Re non è mai stato poiché è, in verità, solamente e soltanto Servus servorum…)
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