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sabato 10 febbraio 2018

Quante parole


Piccola, chissà dove sei...
Di notte, sotto la luna che splende come una bella moneta in cielo, la primavera, danzando sulle punte nelle sue belle scarpette rosa, ha seminato i celesti nontiscordardime nei piccoli prati cittadini. Io li ho visti, teneri, azzurri, punteggiare una aiuola piccina che è rotonda in una trafficata strada alle spalle della Piramide. Li ho visti , tremuli, timidi, forti, essi mi hanno chiamato nel mistero loro che è anche il mio. Li ho visti e nessuno li vedeva, tutti presi dalle cure quotidiane. La vita silente, la vera vita, nel fiume che trascorre e che ci trascorre è silente, non urla, non fa notizia come i vestiti della Hunziker a San Remo. Essa, più forte di ogni umana forza, divina com’è nella verità che la radica e che l’anima, sempre uguale risplende per chi ha gli occhi dell’anima aperti, per chi sa guardare oltre ciò che appare e in quell’incanto di pietra costruire la sua vita.
A tutto questo pensavo mentre, accompagnando una persona anziana che mi è cara, andavo a fare la spesa in un certo supermercato che, appunto, è una Conad e si trova alle spalle della Piramide Cestia. Pensavo ai piccoli fiori color cielo mentre, con la mia amica, caricavo questo e quello nel carrello che si riempiva piano piano al trabocco. Lei non la finiva di parlare e commentava ogni prodotto come stanca del silenzio suo quotidiano. Io, a ogni sua frase, annuivo, tutta quanta nei miei pensieri di prima. E Mentre il colloquio durava fatica a partire e il carrello si riempiva, come la mia anima delle sue parole, ecco il pensiero mio volare a un amico che quando chiama sua madre, che per ogni parola ne usa una quindicina di superflue e tutte in più con riporto di tre, mette in viva voce il cellulare, si fa i casi suoi e ogni tanto, tra le frasi di lei, interpone un “certo”, un “senz’altro”, una cosa così per farla contenta e contenere come il carrello i prodotti, la sua angoscia di fronte al mistero… Sì, quante parole inutili.












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