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| Io, da piccola... |
E prima di proseguire per dove devo andare mi fermo nella
bella chiesina di San Carlino al Quirinale che è un capolavoro vero del
Borromini e dove io mi fermo, appena posso, per pregare in una certa cappella
il cui profondo, per me, significato, tengo cucito al cuore. E dunque eccomi
lì, da sola a sola con chi so io e nella gioia tutta quanta ritrovata del
cuore che si immerge nella verità. Eccomi, ma che cos’è questo vociare
scomposto? Parlano, gruppi e persone, come fossero al mercato o in un salotto.
Parlano, incuranti, nella sciatteria che oramai percorre la Chiesa e che mi fa
soffrire. Parlano, ridono, scherzano. Alcuni, li vedo di sguincio dal mio
rifugio pestano sul cellulare, come sospesi in un mondo che non è neppure il
mondo. Ad alcuni ho chiesto, per piacere, un poco di silenzio, e questi, oramai
perduti nella svagata inconsapevolezza, mi hanno domandato scusa. A me? Ma non
è a me che devono chiedere scusa… Ma loro che cosa ne sanno. E trinitari
(perché la Chiesa è casa dei trinitari, fondati da San Giovanni de Matha che
presentò Francesco, San Francesco, a Innocenzo III…)? Quello a cui chiedo lumi,
mi risponde che bisogna inginocchiarsi all’architettura. Sospiro e in una frase
che mi ripeto nel silenzio del cuore, riprendo la mia strada.

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