Bianca, sotto un lenzuolo
di gelidi fiocchi, Roma si è svegliata nel silenzio della neve. Il candido
mantello copre il cicalare degli uomini, le risse, gli attacchi, i vaffa-day.
Cala un sipario divino sul frastuono degli uomini, un elegante, misterioso stupore
si infila tra le stradicciole del centro dove la neve, croccante, fa danzare i
passi silenti dei pochi passanti. Piccoli bimbi, felici, raccolgono palle di
neve ed estasiati le lanciano a terra, dove altra neve si spande. Le macchine
pulite, come purificate nel febbraio quaresimale rinascono da sotto la loro
copertina di immacolato candore.
Nelle immagini
televisive, di repertorio, con i giornalisti a fiato mozzo, eccitati come se
fossero sbarcati gli alieni, ho visto che in fondo a Via della Conciliazione è
sparito San Pietro, il Cupolone non si vede più: un segno, lo interpreto io,
che ben racconta come la cattedra del pescatore sia assente nel combattimento
che, invisibile, si svolge nel mondo. Un Papa nascosto, e un vescovo di Roma
che, inelegante nei suoi abiti papali (gli consiglierei, con tutto il rispetto
del caso e sommessamente, di cambiare sarto…) dice quello che gli salta per la
testa, twitta, cicaleccia, dice e non dice, afferma, ritratta, si scusa, in
relativo non so (come non è chi vive nella grazia dei sette doni) come se non fosse il nostro dolce Cristo in
terra, ma solo un uomo dalle scarpe vecchie… E a lui ricordo che a Roma, tanto
tempo fa, per dire che una cosa era chiara, limpida e recoaro, si diceva:
papale papale. Ma forse sono fuori moda.
Cade questa neve di
purificazione su San Pietro, indicando la via. Orante, nel silenzio di tutti i
silenzi che è raccolto in fondo all’anima mia (e di tutti), mi perdo nel bianco e serena attendo
che la primavera – e più non aggiungo – dia i suoi dolci frutti…

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