Quando Mario Chiesa fu
pizzicato con la tangente in bocca di non so più quale pio albergo milanese,
ero già giornalista tra giornalisti nella redazione romana del Gazzettino di
Venezia. Si vissero, da allora in poi, mesi e mesi di manette, suicidi,
scandali nella stupefacente (e triste, per me) stagione di Tangentopoli. Beati
giorni della vendetta, per alcuni. Per me, un’agonia. A ogni arresto, a tutti i
lanci di sputi e monetine, io, che son giustizialista al pari di Siddharta
o Gandhi, nella convinzione profonda, ancestrale, vetero-cristiana che siam tutti quanti, chi più chi meno, peccatori, sentivo crescer
dentro nausea, noia, disgusto perché, a scuola, non mi piacevano, le tricoteuse
della Rivoluzione francese (che gusto c’è, pensavo, a sferruzzar tra il sangue…)
e, ora, grande e vaccinata, punto i colleghi tutti pronti a brindare nel vedere
un ex potente (che poco prima, magari, avevan intervistato a squadra…) messo in
ginocchio e umiliato e in manette e in
carcere. Come se un'unghia tagliata potesse risanare il corpo intero...
Sicché oggi, con sgomento, mi par di rivivere, ma da casa, quello
stesso spirito di sangue e rivalsa che non mi piaceva allora ragazzina, per
nulla da ragazza e come un pugno in faccia adesso. Sarà che osservo il mio
Paese in declino, sarà che vedo Benetton una cattedrale vuota lungo la Via del
Tritone, sarà che anche i bar mi sembran piangere nei troppi cornetti coricati sui banchi ad aspettare, invano, bocche
golose; sarà per tutte queste ragioni e forse altre che fan capo al mio viver
precedente, ma vorrei vedere, ogni tanto, non urla, non proteste, ma un
silenzioso, operoso, meditato lavorare affinché questo Paese ritrovi la sua
anima e si tolga la gobba. E oggi, lungo la Via Nazionale, è accaduto. Come in
una epifania di neve, nel mio pensiero sacro. C’era un bimbetto, sui due anni, in passeggino, intorno i
fratelli, grandetti, a sgambettare. Il piccolo si divincola, piagnucola,
protesta. Vuol scendere. La mamma lo accontenta. E in quel visetto intento, occhi di gocciole di paradiso, nei piedi incerti, ho visto, tonda tonda, l’Italia senza gobba,
fatta anima di terra, nell’andar angelico del mondo…

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