Oh che corsa in pattini a
rotelle, queste elezioni bagnate dalla pioggia di febbraio, col tetto grigio
del cielo invernale! La televisione, a casa mia, chiacchiera dalle due di
pomeriggio e questo e quello e dati e poll e roba che mi è parso, per un
pomeriggio uno, di essere tornata in redazione, quando Gianpiero, il mio
caporedattore amato (a lui devo tanto, troppo e di più ancora), usciva a
comperar le pizze per tutti (evviva), mentre noialtri – i redattori - si stava,
seduti sulle scrivanie, in capannelli a discuter di proiezioni e poll e a far
filosofia su Parlamento e governo che dovevan arrivare. C’era sempre chi ne
sapeva di più. A tutti, comunque, toccava il pezzo, sessanta righe per spiegar
i percome dei risultati alla Camera e al Senato. Facce vecchie e nuove e olè. A
te il Pci, a lui la Diccì, a quell’altro il Psi,. Poi, con la seconda repubblica,
altri nomi stessi valzer. C’era Fi, c’erano i Diesse e poi anche An e altri ancora
che mi sono dimenticata e non me ne dispiace…
Sicché sono qui, come tanti
altri italiani, a sentire in tivvù le voci di Casini e di Capezzone, quando squilla
il telefono ed è una signora di una certa età che mi è cara al cuore e in gola
ha lo spirito e la giovinezza verde che non ha più in corpo: “Hai veduto, Ester,
agli italiani piacciono i comici. Poco importa, poi, se è un comico
prestato alla politica o un politico che fa il comico!” Con rispetto, di nuovo,
ridendo…

Nessun commento:
Posta un commento