| Sotto la mia luna cretese, con una bennibag... |
Io so che siam noi gli
altri; io so, perché non son psicologa (ma con l’anima mia, vicina, parlante,
sono sempre a tu per tu nel profondo senso del mio scrivere…) che degli altri siamo
soliti odiar con forza ciò che ritroviam, ben celato, in noi, ciò che, sotto
sotto, ci appartiene; io so che a sbatter porte sul naso all’altrui miseria si
finisce per finir sbattuti, nella menzogna di quel che, nel silenzio nostro,
neghiamo. Io so tutto questo e altro ancora e anche di più, ma difficile è poi
ritornar nel mondo, camminando tra gli ostacoli e nel periglio, nelle vie
trafficate di ipocrisie, e squadrar sapienza e luce lì dove il groviglio d’ombre
ci fa, inconsapevoli e reattivi, pellegrini, incarnati, umani. Io so tutto
questo e, nel serpente che indossa le ali bianche di Ippocrate, altro ancora,
nella scintilla della consapevolezza che brucia il vano e lascia l’essenziale.
So tutto e anche di più, ma nel viver mi confondo e scambio questo e quello in
un eterno rubamazzetto. Lo so che il mio è scrivere oscuro, lo so, non me ne
abbiate a male, ma il dente duole e occorre che io accenda il lume negli angoli
deserti e indossi pure panni che non amo. E mentre sono lì che squaderno l’invisibile,
come mi è d’uso, nel ragionare sott’acqua dell’anima alla fonte, squilla il
cellulare. Pesco nella borsa, con l’affanno mio solito; emerge il telefonino,
il numero è sconosciuto. Rispondo: “Ovvia, non dirmi che dormivi?”. “No”,
rispondo a mia madre, e mogia mi faccio orecchio grande di notizie piccole, che
sono, però, il sugo della vita.
Non tanto oscuro il tuo scrivere per me......
RispondiEliminache indosso un abito stretto e sto perdendo la partita a rubamazzetto..ho guardato a lungo la tua foto e so a cosa stai pensando.
:))
Buona domenica senza telefoni che squillano
Rita