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mercoledì 3 ottobre 2018

Miraggi romani


Al mattino, molto, ma molto presto, quando le strade di Roma sono ancora abitate da elfi e da fate in danza argentina e le rombanti autovetture che le occupano a sole alto dormono ancora chissà dove (e anche chi le guida), io sono già in piedi per raggiungere un appuntamento segreto per un incontro misterioso che a nessuno posso svelare, e mentre cammino vedo la mia Roma stiracchiarsi, sollevar le palpebre, fremere per il sonno di ieri nel risveglio all’oggi stirato nell’attività quotidiana. E mentre sui miei passi in riflessione cammino svelta, incontro, nel mio andare, un arcobaleno di persone che più che persone sono apparizioni, meteore nel deserto che tutti abbraccia nel mondo a capo in giù e senza più respiro d’anima feconda.
Mentre nel mio andare percorro il marciapiede che corre, in fermata d’autobus, sotto la scalea del Palazzo delle Esposizioni, ecco che mi sento due occhi bianchi addosso e alzando il viso all’alto, coperto da coperte (e perdonatemi ma non so dirlo meglio), mi osserva un volto nero nero, giovane, giovane,  con una raggera appuntita di capelli sulla testa che paiono tanti soldatini col fucile a baionetta ad armacollo. Pungono, mi dico,  quei capelli.  Mi guarda, speranzoso, povera creatura, sperando in me, nel mio nulla e poi alza una mano dal palmo bianco bianco che mi saluta in gesto d’amicizia. Rispondo con una mano mia sollevata appena per non dargli la speranza che non possiedo per lui. Ecco, in questa fotografia romana, tutta la finta carità di quanto ci raccontano e ci  hanno raccontato. E intanto, con il cuore gonfio e i piedi alati, me ne vado per la mia strada, mentre vedo con la coda dell’occhio che il dormiente ora si alza e partirà in gambe ad inseguire un sogno che gli hanno sussurrato . e chissà chi lo ha fatto - nell’orecchio e che è un’illusione, un miraggio del deserto…

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