Nel bel palazzo d’ocra
e d’ombra, ritto sul gomito di Via San Sebastianello, che era, per così dire,
contenitore dell’Istituto Mater Dei (e che ora, tutto ridipinto in arlecchino
verde smeraldo, è sede del British Council), ogni piano era diviso in aule
scolastiche con dentro una trentina di noi in divisa bianca e blu e, man mano
in salita, si passava dalla materna al liceo. Ogni piano aveva le sue sister che
io ricordo, oggi come ieri e l’altro ieri, vive, divertenti, in sorriso anche
se severo. Al primo piano, custodito dalle sister portinaie, Suor Paolina e
suor Addolorata (che erano gemelle), sister Francesca, alta, timida, con un
viso rotondo e bianco e un ciuffo di capelli neri a sbucar sulla fronte, e
sister Alexio, che era un peperino, rossa di capelli e di animo acceso. Al
piano di sopra, le medie, c’era, indimenticabile, sister Saint Paul,
severissima. Ci inseguiva con un vecchio righello da sarta e, nel legarci i
capelli che secondo lei avevamo sempre spettinati, usava gli elastici gialli da
cartoleria. “Tu, con quei capeli ne li ochi…”. La ricordo in corsa giù per la
chiocciola di marmo della scalinata interna a rincorrere, a perdifiato, Delfina R., una compagna di classe, con i
calzettoni e i ciuffi fatti dai Cinque in Via delle Carrozze…
Al liceo, raggiava,
unica, insuperabile, indimenticata Sister Francis, piccola, pienotta, con le
tasche sempre piene di non so che cosa che tintinnava misterioso. Era lei, in
cappella, a guidarci nella genuflessione davanti all’altare. Toc, batteva le
nocche su un banco, e noi tutte giù, toc e su, su, in corsa verso la nuova
mattina. In ultimo, lì dove la luce sembrava raggiare dal soffitto aperto, la
direttrice sister Saint Kevin, bella come doveva esserlo, nel mio immaginario
personale, la monaca di Monza. E tanto severa. Che fu davvero colonna (e la
ringrazio) dell’Istituto Mater Dei prima
che arrivasse il nuovo mondo…
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