Pioveva, questa
mattina, su Roma senza ombrello. Pioveva
e il cielo, livido, non salutava i galli del mattino presto, con suo bel cielo
di biancheria turchina e alta la medaglia d’oro del sole, ma sembrava fremere
nell’abbraccio delle gocce del cielo e rabbrividiva ai primi freddi dell'autunno.
Pioveva, ma io, gambe in spalla, via come
ogni giorno al mio appuntamento misterioso e poi a visitare, preso un
appuntamento sul sito Arte e Fede, le stanze di San Filippo Neri a Santa Maria
in Vallicella che è, appunto, la chiesa degli oratoriani nonché chiesa dedicata
alla nascita della Vergine e che si trova lungo il Corso Vittorio Emanuele, lì dove la strada quasi tocca il fiume.
Entro nel gran ventre della bella chiesa scura, e
piegato poi a sinistra sono i sacrestia dove attendo, in compagnia del simpatico sacrestano, le 10, ora dell’appuntamento.
Si forma un gruppo tutto quanto in lingua tedesca e io con loro e capogruppo un
giovane signore dai modi gentili e molto esperto di Pippo il Buono, del carisma
degli oratoriani e di tutto quel che si vedrà nel bel giro che comincia salendo
una scala a chiocciola. Io, col cuore in gioia anche se non sono poi quelle,
per davvero, le stanze di Fra Filippo, ma ricostruite, secoli dopo, dal
Bernini. Poco male: sue, di Filippo, sono gli occhialini, il rosario, le
babbucce, il materasso, pezzetti del cuore suo grandissimo, incendiato dall’amore
del Signore. Suo il pulpito ed è lui in molti bei quadri in giro all’intorno in
quelle piccole stanze cariche di santità. Bello tra i belli, un dipinto del
Guercino che ritrae il fondatore dei filippini con un gran libro davanti, ma
distratto da un angiolino che gli mostra la croce e che lo distrae dagli studi
perché il Signore, come si sa, ha nascosto la verità ai sapienti e ai dotti e l'ha
rivelata ai piccoli. E San Filippo, questo, lo sapeva bene,
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