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sabato 6 ottobre 2018

Un filosofo giovanetto


Al mattino molto presto quando io mi aggiro già in attività in lungo e in largo a casa mia, accendo la televisione per un poco di compagnia ed è una televisione tutta parole e riflessione. Questa mattina, in studio, nella trasmissione di Raiuno dal nome tal dei tali, c’era un certo filosofo giovane che si vede spesso in giro per i programmi, qui e lì, il quale ha scritto un libro – udite udite – a favore della famiglia. Ascolto, mi siedo e parla, lui,  dicendo, secondo me, quel che basta capire con il buonsenso, che cioè il mondo moderno è andato in corto circuito, finendo a testa in giù. E propone, sempre lui, di tornare indietro per non finire nel precipizio. E fin qui, bene, sono d’accordo. Poi però per descrivere il mondo com’è adesso, il nostro filosofo dichiara: “Penso alla parabola di Brueghel, dei ciechi che conducono altri ciechi”. E allibisco: ma, caro il mio filosofo giovanetto, Brueghel non scriveva parabole, Brueghel era un pittore e ha semplicemente dipinto un brano del Vangelo di San Luca!  Poco più tardi, parlando di Sant’Agostino, il nostro filosofo lo definisce Agostino d’Ippona, come a negare il Santo che invece lo definisce. Va bene, mi consolo, anche Santa Monica, la mamma di Agostino, ebbe a tribolar con il figliolo. Crescendo, capendo Agostino d’Ippona, è diventato, infatti, Sant’Agostino.


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