| Con i frutti della terra--- |
In questo mondo moderno
a gambe all’aria, in cui si celebra una profana messa domenicale all’Esselunga,
in cui chi dovrebbe guidare, privo com’è di fortezza, segue e compiace la
gente, disperdendola per strade di pericoli e sassi appuntiti, invece di
fornirle il buon consiglio e il viatico per il lungo andare; insomma in questo mondo bislacco, vestito d'arlecchino, in cui per essere
ministri non serve la laurea mentre per diventare bidelli quasi sì, io mi trovo
come un ciottolo di fiume carsico perduto nella rena bianca di una spiaggia
tropicale. Nel perdono, amo i fratelli che pure non capisco o che capisco fin
troppo bene per conoscere gli ingredienti delle reazioni loro che li fanno
uomini e persone. Nella gioia, mi immergo nella vera vita mia che non si vede e
che è, per me, più vera anche di quella che si vede. E in quel tutt’uno mi
perdo e mi confondo fino a non ritrovare più i contorni della mia persona,
perduta come sono nell’Eternità.
Eppure i due mondi, uno
rumoroso l’altro silente, allacciati, quasi camminano insieme e in questo trovo
quello e in quello questo. Qualche giorno fa, ad esempio, sono andata a casa di
un’amica che mi ha regalato una montagna di belle cose che lei non usa più e
tante grazie e chiacchiere generose e poi, all’ultimo, mi ha prestato un libro
che ancora doveva leggere e che ho accettato con un bel sorriso. Il titolo è “La
Forza del Silenzio”, l’autore è un Cardinale africano, Robert Sarah, che è prefetto
della Congregazione per il culto divino. La prefazione al libro l’ha scritta il
Papa Emerito, Benedetto XVI, e già da subito, eccomi nel fiume della vita vera,
accompagnata per mano da un uomo di Dio, che conosce tutti i sentieri più
nascosti (che sono semplici però!) della spiritualità. Lo leggo piano piano,
nel silenzio mio d’oro, quando stanca del mondo, tiro le reti in barca, con
tanti bei pescetti d’argento che sono dono di felicità. Lo leggo, con la gioia
nel cuore, perché le parole, una via l’altra, si inseguono ridenti conducendo
me (e ogni lettore) al centro della verità. Lo leggo e cresce in me la speranza
che è virtù teologale, nel giorno che verrà, quando, girato il vento, i
piedi nudi torneranno a toccar terra e i
cuori in alto, in ricamo di cielo…
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