| ...in lana rosa |
Non so se anche voi,
come me, andate ogni tanto al “Mercatino” (uno dei tanti, perché è una catena che
corre lungo l'intera Penisola) dove l’Italia tutta è in vendita, dove si
possono trovare a poco prezzo persino i pupazzetti plasticati dei formaggini
Mio, dove le foto sacre degli avi diventano uno smercio, a mazzetti, in bustine
di plastica date via per tre euro o poco più. E’ un Italia in svendita, davvero,
nell’economia che succhia via l’anima alle cose, traducendole in monete e
banconote.
E anche se, lo ammetto,
qualche volta ho trovato lì qualche pillola dolce della mia infanzia che mi ha
riacceso il lume dei ricordi (una bambola Ratti che avevo amato tanto, da
bambina, e che non avevo avuto mai…) e il terzo occhio, devo ammettere che,
vagare tra tutta quella storia di anime, conservata nella naftalina preziosa
dell’amore e rovesciata lì, a casaccio, mi mette un gran magone nel rammentarmi,
tanto per dirne una, che quando mio padre (da me molto amato) se ne volò in
cielo, di lui restò ben poco quanto a oggetti: un orologio d’oro, qualche
fotografia, le boccette della sua collezioni di sabbia dei deserti…
Ebbene oggi ero lì e
mentre, in coda aspettavo il turno mio, per vendere un certo paio di scarpe da
ginnastica mai messe che dormivano nell’armadio in corridoio, ecco arrivare,
tutto sorridente, un piccolo uomo un poco sghembo, vestito con una tuta alla
Forza Lazio. Con sé ha molte scatole grandi e grosse e, nell’aprirle, mostra a
noi e a tutti, il suo tesoro: tre gran fiuciloni in plastica con tanto di proiettili
in una sorta di biberon. Li monta, tutto compiaciuto, e poi spara in una busta
blu per far vedere come funzionano a puntino i suoi giocattoli. E tutt’intorno
noi a guardarlo in facile ironia, pensando che mai nessuno comprerà quella roba. Sì, sì, certo. Invece, dalla folla assiepata spunta un tipo con una barba mansueta e
tira fuori i soldi necessari all’acquisto che neanche si posa tra l'altra mercanzia. E poi il barbuto, cacciatore metropolitano, se ne va, felice, uomo moderno col
bel fucile in plastica, che un tempo (e ora no, nel trionfo del politicamente corretto che nega ai bimbi il gioco delle armi) avrebbe fatto felice Giamburrasca…
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