| Anatre a Bayreuth... |
Arrivata, fresca di
Istituto Mater Dei, all’università la Sapienza di Roma, mi trovai in un mondo
nuovo, che non conoscevo punto. A quei tempi eravamo noi studenti a scrivere il
nostro personale piano di studio. Alcuni esami, certo, erano obbligatori: due
annualità di letteratura italiana (io le passai con un tale professor Fasano
che era grande e grosso e pareva Bobo di Staino), una di latino e non so più che cos’altro. Non
mi spaventò punto quella libertà che al Mater Dei non avevo conosciuta mai. Al
contrario, in un baleno, scrissi gli esami extra che volevo dare. Glottologia,
ad esempio, con il professor Cardona del quale mi ero invaghita un pomeriggio a
casa della professoressa Stegagno Picchio con la quale mi sono laureata. Di
quel pomeriggio, passato a sistemare i libri, alta sulla scala che lei, la
Stegagno, teneva ferma per me, ricordo soltanto la barba e le mani del
professore che ci guardava, commentando i libri che noialtre riponevamo in
questo o quello scaffale. L’esame, che pure mi ero riproposta di dare, non lo
diedi mai e mai frequentai le sue lezioni, travolta da altri sentieri della
vita (fu in quei giorni, infatti, che conobbi Nanni, ma questa è un’altra
storia…).
La libertà del
vagabondaggio da un esame all’altro, la ricordo bene ma il mio pellegrinaggio
nel mondo, nell’ordine che è stato sempre ingrediente primo mio, come acqua,
lievito e farina per il pane, rispuntò bello forte e vivo e rotondo un giorno
che l’università era occupata e che un picchetto di studenti di sinistra (allora
esisteva ancora il Pci) impedivano a noialtri l’ingresso in facoltà. Senza
paura, affrontai un barbuto (che non era niente affatto bello come il professor
Cardona…) in eskimo verde militare. “Non si entra”, mi disse lui. E io: “Tu
forse, ma io sì”. E semplicemente entrai. Lui, sbigottito, mi seguì con lo
sguardo, mentre lentamente salivo le scale di Lettere e Filosofia come salendo
sul patibolo: Maria Antonietta alla Sapienza
Nessun commento:
Posta un commento