| la bellezza della semplicità |
Oh quanto ho penato,
durante i miei anni universitari, per passare
l’esame di storia moderna! Ricordo - e lo ricordo abbracciando nell’anima
Annalisa che se n’è già volata in cielo – che andavo da lei, da Annalisa, a
studiare e che lei, in quattro e quattr’otto, memorizzava date, luoghi,
trattati, generali, monarchi primi e secondi e terzi e anche quinti e che io
rimanevo indietro, col fiato mozzo. Lei, mettiamo, già a pagina 50 e io, alla 10,
arrancando in affanno. Decidemmo, di comune accordo, di finirla lì e, con
grazia, ognuno per la sua strada. Lei verso il suo – immagino – trionfale 30 e lode;
io, al mio misero 26 (che presi per due volte di seguito, avendomi il
professore, bontà sua, consigliato la prima volta di tornare al prossimo
appello). Di tutto quello studio, ricordo che studiai a fondo anche il Concilio
di Trento con il quale la Chiesa, la mia Santa Romana Chiesa, si difendeva
dalla Riforma di Martin Lutero che già a guardarlo mi pareva, grande e grosso
com’era, un gran mangione piuttosto che un teologo…
Avevo allora, mi pare,
una ventina d’anni. E Lutero era il gran nemico, colui che aveva diviso la
Chiesa, la quale, grazie ai suoi Santi tanti (Santa Teresa e Pippo Neri e San
Camillo De Lellis) riuscì a rialzarsi, radicata nell’umiltà e nella legge
eterna e immutabile del Signore. E ora, a cinquant’anni suonati, mi tocca
sentire che Lutero è stato un “dono dello Spirito Santo”, che bisogna andare
fino in capo al mondo per celebrarlo, e mi pare di vedere lassù al Colle
Vaticano, come una voglia di protestantesimo, una deriva strana che vuole
cambiare l’eterna legge e chissà dove
precipitarci. E pensare che proprio un santo gesuita (proprio il fondatore dell’ordine
del Pontefice regnante), Sant’Ignazio di Loyola, aveva creato la sua compagnia
di soldati di Gesù per combattere la riforma luterana, gli eretici come si
chiamavano allora e secondo me anche oggi… E le tante, bellissime chiese
barocche romane (compresa la Chiesa del Gesù che è ecclesia ecclesiarum dei gesuiti) furono una risposta viva, in marmi fioriti e gran
dipinti di inarrivabile bellezza, al pauperismo di lassù. E perfortuna!
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