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sabato 21 ottobre 2017

La bellezza della semplicità

la bellezza della semplicità
Oh quanto ho penato, durante i  miei anni universitari, per passare l’esame di storia moderna! Ricordo - e lo ricordo abbracciando nell’anima Annalisa che se n’è già volata in cielo – che andavo da lei, da Annalisa, a studiare e che lei, in quattro e quattr’otto, memorizzava date, luoghi, trattati, generali, monarchi primi e secondi e terzi e anche quinti e che io rimanevo indietro, col fiato mozzo. Lei, mettiamo, già a pagina 50 e io, alla 10, arrancando in affanno. Decidemmo, di comune accordo, di finirla lì e, con grazia, ognuno per la sua strada. Lei verso il suo – immagino – trionfale 30 e lode; io, al mio misero 26 (che presi per due volte di seguito, avendomi il professore, bontà sua, consigliato la prima volta di tornare al prossimo appello). Di tutto quello studio, ricordo che studiai a fondo anche il Concilio di Trento con il quale la Chiesa, la mia Santa Romana Chiesa, si difendeva dalla Riforma di Martin Lutero che già a guardarlo mi pareva, grande e grosso com’era, un gran mangione piuttosto che un teologo…

Avevo allora, mi pare, una ventina d’anni. E Lutero era il gran nemico, colui che aveva diviso la Chiesa, la quale, grazie ai suoi Santi tanti (Santa Teresa e Pippo Neri e San Camillo De Lellis) riuscì a rialzarsi, radicata nell’umiltà e nella legge eterna e immutabile del Signore. E ora, a cinquant’anni suonati, mi tocca sentire che Lutero è stato un “dono dello Spirito Santo”, che bisogna andare fino in capo al mondo per celebrarlo, e mi pare di vedere lassù al Colle Vaticano, come una voglia di protestantesimo, una deriva strana che vuole cambiare l’eterna legge e  chissà dove precipitarci. E pensare che proprio un santo gesuita (proprio il fondatore dell’ordine del Pontefice regnante), Sant’Ignazio di Loyola, aveva creato la sua compagnia di soldati di Gesù per combattere la riforma luterana, gli eretici come si chiamavano allora e secondo me anche oggi… E le tante, bellissime chiese barocche romane (compresa la Chiesa del Gesù che è ecclesia ecclesiarum dei gesuiti) furono una risposta viva, in marmi fioriti e gran dipinti di inarrivabile bellezza, al pauperismo di lassù. E perfortuna!

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