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| Ho cucito un vestitino estivo per la mia Minifurga... |
E’ scrittore, per me,
chi sa far cantar l’anima di chi legge; chi riesce, parlando di sé, a far
pensare a un altro: sì, sì, è proprio così, anche io, anche io, io pure, facevo
così e anche io pensavo così! E’ questo il succo vero, condito in sale e pepe,
di quando ci dicevano, a scuola, questo è uno scrittore universale, un classico,
uno che dal particolare sale sale fino ad arrivar lassù nel mondo eterno dell’umanità.
E ieri, nella grazia della sera, quando i pensieri volano via e le cure
quotidiane lascian posto alla quiete, eccomi di nuovo a tu per tu, con una
grande amica, una scrittrice che ho sempre amato, che conosco più di mia
sorella (che non conosco punto) e che tengo al caldo, legata al cuore con un
nastrino rosso. Leggevo, dunque, “Preludio” di Katherine Mansfield e Kezia e
Lottie erano vive, le vedevo muoversi, bambine, in quel mondo lontano,
neozelandese, che però diventava mio pure. Io, bambina, inghiottivo, come
Lottie, una lacrima per non far vedere il peperoncino ardente della mia anima a
chi mi prendeva in giro; io, come Kezia, cercavo nelle stanze i segreti nelle
piccole cose e pigiavo sul vetro le dita per vedere i polpastrelli diventar
bianchi e di farina. Io, io pure, chiedevo a mia madre di lasciar aperta la
porta della stanza per non dormire nel buio, pur con Marco sulla testa…
E’ bello ritrovare,
dopo tanti giri, le amiche mie antiche, quelle che, per mano, mi han tenuta
stretta, sulle strade di questo mondo a testa in giù. Ho ritrovato Katherine,
nella sua grazia rotonda (che faceva infuriare Virginia Woolf da me per nulla
amata…), nel racconto quasi fatato della sua gita a Tarawera. Immersa nel
bianco lucore delle fonti bianche di zolfo, c’ero anche io, anche io, in quel
paradiso, sentendomi dentro e fuori di velluto. Con Katherine e con Elisabetta…

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