Il sole, questa mattina,
era tanto luminoso e gaio e il cielo tanto ma tanto turchino che quasi, col
cuore in alto, mi veniva voglia di piegare lume e cielo e metterli in tasca, l’uno
e l’altro, per conservarli, al caldo, per quando dal bel manto della Madonna
scendono lacrime d’acqua e di neve. Allora, mi dico al pari della mia
Madeleine, è proprio una giornata perfetta nella geometria del cosmo, per
andarmene a zonzo in santa pace, cuciti in testa i pensieri, tanti, che ho nel
pazzo mondo che ci circonda. Detto e fatto, mi vesto e prendo dalla cucina un
pacchetto di Oro Saiwa che, in famiglia, nessuno vuol mangiare più e a passi
lunghi mi dirigo, invano, prima a Villa Aldobrandini (che è chiusa per
restauro) e poi (di nuovo invano, ai Giardini del Quirinale, chiusi pure loro
oramai da non so più quanto tempo). Restano, dunque, i Giardini di Sant’Andrea
e grazie tante. Arrivata alla base del cancello, ecco l’orrore: due montarozzi
di terra fresca sbavano la cornice di erba e alberi e uccelli. Tutt’intorno
alle due dune, a far da girotondo, quell’orrendo filare di plastica arancione
che serve a tener lontani i non addetti ai lavori e a render ancora più triste
il contorno. Il cuore mi va giù e mi consolo alla vista dei tanti bambini che
giocano, inconsapevoli e innocenti.
Siedo su una panchina
all’ombra, ché il sole è estivo e
dardeggiante. Siedo e tiro fuori quei biscotti di cui ho parlato prima
per apparecchiare il ristorante che ho in mente. Prendo un biscotto, lo
sbriciolo tra mano e mano, rovescio in terra le miche e attendo. Passan dieci
minuti e nulla. D’un tratto, sento alle spalle un arruffar di piante e uno
scapicollo. Mi giro e eccomi occhi negli occhi con una grigia merla che par
chiedermi, di grazia, se c’è un posto libero al ristorante. C’è, c’è. Resto immobile
e lei, guardinga, timida, scende e picchia col becco a terra, raccogliendo le
bricioline. Spaventata da non so che cosa, vola via per tornare, tutt’occhi,
poco dopo e mangiare secondo e frutta. Poi, mentre lei vola via, ecco arrivar a
petto in su, il primo piccione. E poi un altro, in volo e un altro ancora e
ancora. Sono dodici, i coperti al ristorante, io sbriciolo il resto dei
biscotti, quelli beccano e poi, senza pagare il conto, arrivederci in volo e
via.

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