Nel mondo all’incontrario,
il nostro, dove a Palazzo Chigi siede un signorino toscano che mi fa sentir la
nostalgia - ed è tutto dire - persino di Giulio Andreotti (che, ragazzina,
odiavo, in quell’antagonismo eroico dell’età più verde); nel mondo all’incontrario,
di Cocchiara, dove i nostri ragazzi, anche i migliori, se ne vanno a cercar
lavoro persino nei Billabong australiani mentre le frontiere nostre, tutte
tricolori, aperte, invitano all’invasione nella babele feroce prossima ventura;
nel mondo all’incontrario dove ci invitano a votare per un Parlamento (quello
europeo) che non è un Parlamento perché le leggi non le fa e per uno Stato che
non c’è (l’Europa), ma che batte moneta, come non fanno gli Stati veri e
meschini come l’Italia appunto, in questo mondo all’incontrario, dicevo, ci
vivo come in una maglietta stretta che non va né su e né giù e che mi devo
tenere, mio malgrado. E respiro nel cemento, tra le quattro mura della mia
città impazzita nel viavai incessante della modernità. Respiro e mozzo è il
pensiero, finché, nella grazia, fuggo alata a Catone e a Varrone, a Orazio e mi
siedo con loro, nel quieto pomeriggio, a ragionare di quel poderetto in Sabina
che loro amavano e che amo pur io, nella semplicità serena della terra che
respira in armonia nel vento e nel cinguettare degli uccelli…
Siedo con loro ed
eccomi, un sabato pomeriggio che dico io, seduta sul terrazzo, al colmo di una
casetta del paesello sabino che amo. Sono lì, da sola, a guardare il sole
svenire nella sera, tra il campanile dell’Assunta e i tetti di cotto rosso
mangiati dal tramonto. Sono lì, nel mondo che ritorna diritto, lontana l’Europa
e Renzi e le cure quotidiane; sono lì, appesa al mio paesaggio che è anima e
bellezza insieme. Sono lì, sola soletta, nell’esicasmo muto mio in gioia
ritrovata. Sono lì e apro gli occhi, non sono mica sola, nossignore: sul tetto
vicino, sul naso al mio,, ci son due gatti acciambellati in zufolo di pelo nero e
bianco e mi guardano e poi guardano il sole. Nel loro sguardo, il mio, perduto
all’orizzonte, nel mondo rinato di una protostoria al sapor d’Eden selvaggio…

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