A fare lo sgambetto al
Mater Dei e a chiuder per sempre il portone che apriva le sue fauci di legno
sulla salita di San Sebastianello, ci pensò – suo malgrado - Sister St. Carol.
Occhi liquidi, lenta, come se vivesse immersa in un’acqua lustrale, con quel nome che profumava di caramella mou, divenne
sister direttrice al posto della Sister St Thomas. Le due non potevano essere
più differenti, bovina la prima, tiranna la seconda. Di colori pastello la
prima, corvina d’occhi e di capelli quell’altra che a noi ci trattava, senza
scherzi, con i guanti di crine. Sister Thomas andò via, in un mistero che non si
sciolse mai. Rimase la Carol.
Noialtre, ben conoscendo il piglio al ragù della nuova direttrice, esultammo, vedendo
vicina la liberazione dall’odiosa divisa invernale che, per mostrar le gambe,
ci arrotolavamo due tre volte sulla vita prima di uscir, correndo, sulla piazza
di Spagna, dove c’erano i ragazzi del De’ Merode ad aspettarci. Infatti. La
divisa invernale andò in soffitta e con lei anche il basco. Si andava in
cappella, alla mattina, a capo nudo, come a una festa o in pizzeria. Con la
bella stagione, via anche le calze. Una di noi si presentò con un paio di
espadrillias rosse che salivano, a mo’ di calzature schiave, fino sui polpacci.
L’anno successivo il trotto si fece galoppo: arrivarono i pantaloni! La
modernità entrò, come una sfacciata Lilith, dal portone principale che, neanche
a farlo apposta, aveva perduto il suo fedele portiere Otto… Quell’anno, una
biondina di non so più che classe di liceo, si ritrovò tra i banchi, in
cappella e in classe, col pancione. Il bambino nacque, vivaddio, bello e sano,
ma il Mater Dei morì, portandosi laggiù, nel Tartaro, il basco, la divisa
invernale e un pezzetto anche della vita mia…
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| Nella verginità del girgolu... |

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