Mamma non l’ho avuta
ché, bambina, ma piccola, provai ad appoggiarmi a lei, che era più bambina
anche di me, e caddi dal pero, con schianto. Ricordo ancora oggi, lo sgomento e
poi la spinta con le molle che mi diedi. Mettevo il coraggio e la
determinazione nella mia cartella rossa di similpelle, al mattino molto presto,
quando preparavo per me e per i fratelli il pane sulla griglia e il caffè. Capii presto, forse a tre anni, la lezione.
Che cioè ero io, in cammino, da sola, lungo un sentiero che dovevo disegnare in
solitario con la compagnia soltanto del gatto con gli stivali che mio padre mi
aveva infilato, per grazia sua, nell’astuccio con le biro rosse e blu. Nella
foresta del mondo, lì dove si mescolavano
il bene e il male, dandosi una graziosa mano e indossando, ora l’uno ora
l’altro, la maschera di Arlecchino, dovevo fare da me, cavarmela da me sola, trovare
il bandolo di Arianna fuori dal labirinto nel gioco degli specchi di Medusa.
Ricordo, oggi ancora, che mi affidavo, piccola com’ero, a un flusso che sentivo
vero, un fiume profondo di Arguedas, e che mi spingeva avanti pur sempre in un eterno ritorno. Ero fiduciosa,
sapevo che sarei arrivata, dove non sapevo… Camminavo, dunque, spinta dagli
spiriti amici che benedivano, in me, la vita vera. Incontravo angeli e a volte
diavoli che erano essi pure importanti per la lezione che da loro imparavo.
Imparavo, ignara, a parlar con l’anima del mondo e a trovare in lei, nel grande
mistero, le risposte che sola, smarrita, senza mamma, non trovavo. E cammina
cammina, le ombre si sono fatte luce e io con lei. Mamma non ne ho avuta e per
fortuna perché la grande avventura, come si sa, è di Huck Finn e di chi, senza
la piccola radice del sangue, va cercando quella più grande nella madre terra,
una radice che si accende solo nella morte della prima.
Oh non so perché vi
scrivo tutto questo forse perché, qualche giorno fa, un amico, un grande amico,
uno che anni prima che accadesse il mio risveglio aveva capito di me più di
ogni altro, disse a colei che doveva diventar sua moglie: “Devi essere amica di
Ester, di Ester soltanto”. E lei: “Di chi? Di qeulla stronza?”. Punti di vista.
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| Le mie tende al vento a Cala dei Gigli... |

.....benedetto sia il filo di Arianna che ti ha condotto fin qui. Chi vuole restare nel labirinto autocommiserandosi come vittima degli altri, è perchè non vede....lo farà nella prossima vita
RispondiEliminaun abbraccio Rita