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| Bennibag di jeans e rose rosse. Volevo salir sul Caravanserraglio ma non so... |
Bambina, raccoglievo
pezzetti di corallo lungo lo spalmatore dorato di Tavolara, gli occhi di Santa
Lucia sulla spiaggetta del Guardiano a Molara, sulla riva dell’Isola Piana, le
cipree rosa, piccole come un’unghia di mignolo, gli animali rari, con la a
croce di Cristo ricamata a puntolini sul dorso, tra la rena delle dune della
spiaggia mia, e le chioccioline rosa, anche loro, a Cala dei Gigli, sulla
lingua di rocce e sabbia che faceva da quinta e divisorio tra la spiaggia
nostra e il candore di Porto Taverna. Lo facevo da sola o con la Silvia.
Avevamo la schiena abbrustolita, color cioccolata e i capelli lunghi, biondi e salati. La
mamma di Silvia, bella, rossa di crine e dagli occhi di smeraldo, delle
conchiglie, sapeva il nome scientifico, in latinorum, e aveva libri e libroni,
ma io mi tappavo (senza farlo per buona educazione) le orecchie per non
sentirlo, ché mi pareva – ora lo so - quella seconda creazione, tutta umana, di
volumi e sapienza, un marameo alla bellezza primordiale, ala grazia del creato,
a Dio. Quando mi disse che l’occhio di Santa Lucia era l’opercolo di una certa
conchiglia di cui non ricordo - e me ne vanto - il nome, finii giù per la buca: nonna
Stella custodiva, tra le sue cose care, una statuina di Santa Lucia che recava su
un piatto i suoi due occhiolini che erano tali e quali ai miei di Molara…
Son lì che penso a
tutto questo, mentre do l’acqua a certe piantine grasse che si squagliano al
sole di luglio sui davanzali delle scale comuni quando vedo appollaiata sulla
ringhiera di un terrazzino che mi sta diritto in faccia una merla, nel becco un
vermetto. Gira il capino di qua e lo gira di là. Io mi faccio di sale grosso,
trattengo il respiro e lei scende saltellando di piano. Di nuovo si guarda intorno,
mi sente, lo so. Io, tutta occhi di Santa Lucia, il fiato in gola. E poi, sì,
in un balzo dà la merenda al suo piccolino. E io sono lì, testimone muta, della
grazia, e mi pare, nella ritrovata poesia delle mie conchiglie di Cala dei
Gigli, di veder mamma merla sorridere…

Racconto divertente e aggraziato, come nel tuo stile.
RispondiEliminaI merli imboccano i figli fino a quando sono quasi grandi come loro...sono tenerissimi.
Un abbraccio Rita