Ho preso per mano
questo luglio bambino in braghe corte e riccioli d’oro e, annuvolata nei miei
pensieri (che sono tanti e alcuni pesi come lo sono quelli di chi ha preso,
tutta quanta, sulle spalle la bisaccia propria e anche quella di altri che l’hanno
dimenticata al bar sport…), me ne sono andata alla biblioteca Rispoli per
lasciare l’Orient Express di Agatha Christie e prender su qualcosa che mi
faccia crescere insieme al mio piccolo luglio. E siccome incontriamo, se abbiam
gli occhi e le orecchie aperte al mondo e non foderate di salame e piene di
maionese, ciò che siamo, ecco che, tra tutti i volumi impolverati (che mi fan
tossire non volendolo) uno rosso, sgualcito, dell’Adelphi, con la copertina
strappata è, neanche a farlo apposta, un passo avanti agli altri e par
chiamarmi “Ester, Ester!” dalle pagine sue, di formiche nere. Mi basta il
titolo: “Uscite da mondo” e mi basta anche chi lo ha scritto e cioè Elemire
Zolla che conosco per essere stato, lui, compagno di vita di Cristina Campo che
mi è un poco gemella nell’anima stirata come sono e com’era lei d’oro e d’argento
nell’ombra del bosco sacro.
Bene, lo prendo. Ho altre commissioni da fare prima di rientrare alla base,
E c’è da far questo e quello, nella monotona schiavitù del mondo. Sono all’ufficio
postale perduta nel Pinocchio di Elemire Zolla, quando mi sento una mano sulla spalla: “Oh, Ester!”, mi dice un tipo che pare uscito dalla macchina del tempo di Wells e da un altro Secolo. Forse è Elemire Zolla, penso, non so, non so se è un sogno o se è d'ossa e sangue. Lui: “Ester mia, dov’eri, dove sei? Sei mica uscita dal mondo?”. Ma ho il numero 84 ed è il mio turno. E lui non c'è più. Pinocchio può attendere.

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