Questo pomeriggio, di
acqua che corre, precipite, tra sprazzi di cielo turchino, mio marito - e
quanto lo ringrazio - ha messo su il concerto per violino e orchestra di
Beethoven. Oddio, mi sono detta, nella scivolata d’incanto che è la sua musica,
mentre le note si rincorrevano, strette strette, allacciate, tenendosi quasi
per mano; oddio, mi sono detta, ma è sacra l’armonia e viene, certo, di lassù,
sussurrata all’orecchio del musicista che forse, o certo, era già un poco
sordo. Sordo del mondo, egli ascoltava la parola di Dio che si trasmutava nell’oro
alchemico della musica regina. E nelle danze di suoni, ora lente, ora
bacchiche, ora in salto di gioia, non so perché, ma mi sono venuti in mente, e
scusate se passo dal sublime alla terra, i miei vicini di casa. Anche loro –
ognuno a suo modo - paiono danzare nelle
note private loro. All’incontrar, l’uno o l’altro, sugli scalini di marmo o
davanti al portone, si dicono quelle due parole di cortesia che, pur uguali,
risuonano in un’eco di diversità. Ognuno usa le sue, di parole. Nel viso la
traccia dell’anima che vedo, palpitare, sotto i vestiti di scena…
Con il signor Gino,
parliamo di com’erano i Monti ai tempi suoi, quando, bambino, si calava a
giocar con gli amici nella Domus Aurea di Nerone; con Sergio, che è
astrofisico, parlare non si può ché corre sempre e pare un cavallino al
galoppo. Ma, fra tutti, c’è una signora, una signora speciale e di mio gusto.
Prima di salutarci, io e lei, ne sono trascorsi, di anni! Forse anche dieci o
di più Ma gli occhi, quelli si incontravano, in sorriso. Ora, per una
circostanza che non sto qui a raccontare, ci salutiamo, invece, e parliamo
pure. Persino un caffè insieme in un pomeriggio di sole… Sicché questa mattina,
mentre fuori piovevano cani e gatti dal cielo d’acciaio e Via dei Serpenti pareva
un piccolo fiume, io tornavo dalla spesa e lei era lì a ripararsi nel portone.
In partenza per una certa casetta in campagna che ama. Mi ha mostrato, ridente,
una gran busta piena di margherite in vaso, erano secche e stente e tristi e mi ha detto: “Le
porto in vacanza, a cambiare aria, chissà, magari, si rimettono”. “Sì, fai bene
– ho risposto – hanno proprio una brutta cera…”. E lo pensavo e lo penso, davvero.
| Vi presento le vere, autentiche, adorabili margherite in vacanza! |
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