Sono stati giorni, davvero,
di gioia tutta quanta romana, al sugo rosso con soffritto di cipolla e carota,
al carciofo alla giudia; davvero giorni di gloria in una Roma che spiegavo, gli
occhi rotondi loro come specchio della mia anima, a due amici australiani, in
cappellino di paglia e occhiali scuri come ci immaginiamo il perfetto turista
anglosassone. Giorni e pomeriggi nel sole d’oro perduti nella storia. Dio solo sa (e, modestamente, anche io) come
si sono innamorati di questa Roma magica, segreta che gli ha offerto, nell’angelo,
le chiavi di San Pietro, le quali, come si sa, sono del paradiso terrestre.
Siamo andati a Piazza Venezia a caccia di Medusa e poi ad ammirare la cupola di
meringa, arrotolata in spirale come la sacra kundalini, di Sant’Ivo alla
Sapiena e poi ancora nell’eden di Livia custodito (troppo segretamente, forse)
nel bel palazzo Massimo alle Terme.
E di storie ne ho raccontate tante e assai
ancora e loro mi han ringraziato con un bel libro (Oscar and Lucinda) che
leggerò e con una storietta deliziosa che ha per protagonista un uccello lira
australiano che va visitando, ohiloro, il bel giardinetto di Mike che è sulle Blue Mountains, laggiù sotto la Croce del Sud. Questo gentile uccello, che ha la coda che pare fatta di
due chiavi di violino, voi non lo sapete e io neppure, ma ha al posto delle
zampe due pale scavatrici fatte all'uopo per scovar vermetti succosi e ragni e semini
nel fertile campo
australiano. Sicché un giorno, prima che si sapesse della sua presenza in,
giardino, Mike si trova il terreno tutto un buco e piante di qua e di là in
terremoto, che neppure Attila saprebbe far l’uguale. Chi è stato? Un dispetto?
Un vicino? Sospettoso il nostro si apprestava a fare le sue inchieste quando
ecco venir da un cantuccio riposto del giardino un richiamo melodioso...
Innocente, l’uccello lira se ne camminava solo soletto, in gloria di piume, con
il suo bel vermetto nel becco. Mancava solo che fischiettasse... innocente.

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