Non ho visto, almeno non
ancora, il film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Ma andrò perché mi
han detto, persone che mi sono care, che la pellicola avanza, di tra il marcio
dell’umana miseria, per squarci di immenso in fotografie di questa mia Roma
dell’anima che dà pace al cuore afflitto. Lo so anch’io com’è, lo so, lo so
perché in quegli istanti di infinito, nei miei vagabondaggi romani, si specchia
l’anima mia assetata e trova nella bellezza sua l’antica perduta bellezza dell’anima
innocente. I chiari nel bosco di Maria Zambrano...
A me, poi, basterebbe anche
il titolo che, di questi tempi grami in cui par sempre – a sentir politici e
banchieri – che siamo a un passo dalla fine, scalda il cuore. La bellezza, sì,
la bellezza nell’armonia di un paradiso ritrovato può somigliare all’incantesimo
che cura. E nel pensare a Sorrentino (che mi è capitato, almeno credo, di vedere all'Esquilino, in carne e capelli e, credo, con un figlioletto per mano o a cavaceci...) mi viene in mente un altro suo film che
ho molto amato. S’intitola “L’uomo in più” e, se non lo avete visto, bè, io,
fossi in voi, lo vedrei. Antonio Pisapia, uno dei due protagonisti (ché l'altro no, non ce la fa...) di tra la rovina e le macerie della vita sua, sa trovare il sassetto di Pollicino che lo rimette in piedi e lo riporta, in sorriso di pesce fresco, nel cuore del bosco suo sacro...
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