Al Mater Dei, niente abc, come
usa oggi che, in alcune scuole, si arriva fino alla m, nossignore, al Mater Dei
solo una sezione, una appena, ma di trentuno allieve in fila per due col resto
di una, tutte in divisa blu e code di cavallo. Era una sezione che non si
chiamava a e, ora che ci penso, neppure sezione. Erano cinque classi, punto.
Cinque classi, perdonate il bisticcio lessicale, di classico e tanto severe,
stirate nell’appretto delle buone maniere,
perdute nel vento del passato, nel più puro stile gentiliano che, a
ripensarci oggi, non so neppure come ho fatto a passare, indenne, dal Mater Dei
alla Sapienza e poi alla vita…
Al ginnasio, grammatica, sintassi e
verbi greci e latini e genitivo assoluto e partitivo; gli autori: al liceo.
Che, per la nostra professoressa Cannovale (piccola e grigia, ma tutta un fuoco
di passione per il mondo classico), voleva dire solo Orazio. Di Orazio, grande
amico di Augusto, amante della Sabina, il poeta, che dico, il grandissimo poeta
dell’aurea mediocritas, la Cannovale ci fece imparare a memoria un’ode, A
Leuconoe, che ancora oggi è scritta a lettere d'oro nella mia memoria, accenti e carpe diem e tutto
il resto. Per non dir delle Satire che rileggo, in riso… C’era
Orazio e c’erano i lirici greci tradotti da Quasimodo che io e una compagna di
classe (che ora è giornalista all’Espresso)
leggevamo durante la ricreazione, nel terrazzo di luce che sedeva e siede sotto le torri gemelle di Trinità dei Monti. Leggevamo, io e lei, mentre gruppi di
giapponesi, spalmati sul muricciolo a protegger la scalinata di San
Sebastianello, fotografavano noi due, chine sul libro, e le altre che
bighellonavano, nell’ordine dell’uniforme bianca e blu, chi mordendo la pizza
rossa comperata in Via della Croce, chi chiacchierando, chi, per celia,
mettendosi a braccetto e in posa. Un giorno, poco tempo fa, raccontai, ingenua,
questo ricordo dagli occhi a mandorla a un amico che ama il Giappone più anche
dell’Italia e lui, ridendo, ben conoscendo certi gusti del Sol Levante per le
ragazze in uniforme, commentò, ridendo: “Ne avete fatti felici molti…”
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| Questa è la copertina di un libro di racconti che ho scelto tra mille e tradotto . L'autrice è Jeanne De Casalis., per me una grande, grandissima amica nell'anima muta che ci guida... Se volete, potete comperarlo nella libreria Librinecessari che ne ha qualche copia. http://www.librinecessari.it/ |

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