Alle Poste di Via Cavour (da
quando han chiuso l’ufficio di Via Milano) non capita di rado di incontrar tutto il Rione
Monti e tra un saluto e l’altro, passa quel tempo morto che par scivolar via,
in minuti e mezz’ore; e anche se c’è la fila e i numeretti rossi sul display,
che son gemelli al bigliettino sputato dalla macchina gialla all’entrata, non
sembrano arrivare mai, poco male, con gran gioia della democrazia che tanto
piace ai moderni (e anche a me), si è tutti a bordo della stessa barca, si
aspetta e olè toro, via… Oggi, di buon mattino, sono lì con la mia bella bolletta
(scaduta di un giorno, ohi, la testa…); entro, dunque, e con un rapido giro di
sguardo, individuo una sedia vuota, libera, proprio sotto al display (cosìcché
per scoprire se è il mio turno, mi tocca saltar su come una molla e torcere il collo a ogni dlen
dlen), vabbè, mi siedo, che ci si sveglia stanchi in questi giorni d’agonia
politica con la crisi che par togliere il sonno e il sorrriso anche alle guide
turistiche del Foro Romano…
Mi siedo, ora lo vedo,
proprio accanto a una piccola suora addormentata. Il viso rotondo, di soffice
panna, gli occhi chiusi, nel mondo di Oz, l’abito rotondo anche lui: oddio, mi
par di ritrovarmi vicina a Sister Francis, nei giorni verdi del mio Mater Dei!
Lei, dorme, cullata dal nulla che è tutto e mentre la guardo, rapita, col pensiero al
passato, ecco che arriva la di lei consorella, anche lei rotonda e bianca, e
infila tra le dita intrecciate della bella addormentata i manici di una
borsetta e poi via, con il numero 50 a far quel che deve fare alla postazione
numero 3. L’altra apre gli occhi, li richiude. E’ di nuovo di là e chi sa dove
che nessuno lo sa. Non so mica come è andata a finire, ché il numero mio era
servito. So solo che in quel sonno benedetto, di placido incanto, mi è parso, d’un
tratto, di sentirmi non più alle Poste, sotto le luci del neon, ma cullata, a
galleggiar, nell’abbraccio del Farfa; lo sguardo ai cespugli di more sul fondo,
il sole tra i rami, nell’aria la pace, io, nella corrente del fiume…

Sai a volte guardando le suore, (quando vado a prendere Beatrice a scuola) provo una specie di invidia per la pace che trasmettono, e poi magari non è, e per quel mondo fuori dal mondo dove hanno scelto di vivere, dove non ci sono sicuramente i problemi che ho io......anche se non mi piacerebbe
RispondiElimina:)
Ti abbraccio nel fiume Rita