Sia come sia, spiegarmelo
non so, neppure interrogando il mio terzo occhio, ma ogni volta che salgo sull’autobus
83, diretta dalle parti di Viale Libia, mi trovo a vivere un’avventura croccante
di umanità che fa sbucare un solicello d’allegria anche se fuori la pioggia
picchia sui vetri e sui tetti e il cielo sembra fumare da tanto è grigio e da magone. Appesa al
manigliotto che mi fa ondeggiar come panni al vento, riesco in scivolata a
timbrare il biglietto prima che scada e me ne sto lì, tutta in me, nei pensieri
tanti che mi portano di qua e di là e poi di nuovo a casa.
D’un tratto, parte dalla
piattaforma in coda al bus una signora mora, dall’età indistinta, una mezza età
spinta nei suoi capelli rossi. Quattro passi dell’oca ed eccola a parlar con l’autista,
a voce alta, come prudenza vuole: “Senta, scusi, non capisco, la macchinetta
non mi ha convalidato il biglietto che valeva fino alle 10 e 34 ed erano le 10
e 33 quando ho provato a timbrare”. L’autista, meschino, non si ode, da dietro
il vetro che lo mette sottovuoto. E lei continua e spiega e rispiega e mette le
chiose e le rigira in su e in giù. Intanto le fermate scorrono e il traffico
pure. Quella, non molla finché una vecchiettina, stanca di tanta voce, esplode:
“Senta, lei deve timbrare un altro biglietto. Il suo è scaduto”. Eh no, quell’altra
non ci sta e via col battibecco dei percome finché non si arriva alla fermata di Corso Regina Maegherita che, tu guarda, è proprio quella della nostra chiacchierona. La quale, infatti, scende in corsa mentre il guidatore sospira: "E s'è fatta il giro gratis!". Siamo tutti buoni e buona Pasqua a tutti!













