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venerdì 7 agosto 2020

Una personcina fatata

Nel magico mondo del governo Conte-Casalino, io preferisco non accendere la televisione se non per guardare "Little big Italy", alla sera, quando, stanca per la giornata trascorsa in operosa attività, mi preparo a sciogliere gli ormeggi del mondo e a tuffarmi tutta quanta nella vera vita che silente mi percorre anche quando il sole splende e sembro tutta quanta immersa nel mondo. Che mondo, per me, non è.

Ieri, dunque, gambe in spalla me ne sono andata all'Esquilino, che amo come se vi avessi vissuto e non è così. Volevo visitare una chiesa, l'unica, che s'affaccia su Via Emanuele Filiberto, il gran re Savoia che i piemontesi hanno trasportato fino a qui nel Rione che era tutto quanto santuari e giardini e che è diventato, con l'Unità, una piccola Torino. La Chiesa, moderna, è intitolata alla Madonna dell'Immacolata e quindi è tutta mia, diciamo così perché io sono nata il giorno santo dell'Immacolata Concezione. Arrivo, ma la trovo chiusa, incatenata, e con un bel giardinetto davanti, tutto fresco di innaffiatura 

Attendo un poco, speranzosa, ma tutto resta muto e chiuso. Così, fotografo la Madonnina, nella sua mandorla di luce e mi reco a lunghi passi verso un'altra chiesa per prendere istruzioni segrete che non rivelerò.
Cammino, dunque, verso la Via Merulana, giro sulla destra in su, verso il pane più buono di Roma (che si compera da Panella) e suono a un certo portone che s'apre, per me in meraviglia, su un giardino d'ordine e di pace e poi in sale profumate di Marsiglia. Più in là, altro verde, in mistica visione. Parlo con una personcina che mi par toccata nel profondo dalla Provvidenza e subito dopo ne arriva un'altra che, pur dandomi ciò che chiedo, mi accompagna sbrigativa verso l'uscita. Sono fuori dall'incantesimo. Dal portoncino che si richiude vedo la prima personcina che, sorridente, mi saluta, sfarfallando la manina bianca. Io, di mio, le rispondo, a specchio, mentre quell'altra, sbeng, chiude il portone e Osanna...


  

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