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martedì 4 agosto 2020

Un paradiso romano

Nel fantastico mondo di Virgi, ispirato al so e al ni, dove sui marciapiedi fioriscono le erbacce, gli orribili monopattini sono i sette re e insieme al ponentino romano  soffia la malinconia, io, turista non per caso, ispirata da Georgina Masson (che tengo a capo del leto) parto un giorno sì e forse anche quello dopo per una gita romana alla scoperta di quel che di bellissimo c'è e che, nonostante Virgi, rimane. Eccomi, dunque, a San Paolo fuori le mura, la basilica dedicata all'apostolo delle genti, il gran Santo con la Spada, che qui sembra respirare nell'immensità del tempio.
Uscita dalla metro B, dove tutti quanti (e io con loro), mascherati, paiono come ipnotizzati e addormentati, mi trovo davanti al muraglione bianco che conduce alla Basilica. Giro intorno e infilo il primo portone aperto che conduce, invece, all'Abbazia benedettina (sono i benedettini a custodir San Paolo, e non è un caso...). Girato ancora sulla destra, ecco aprir le porte una bella farmacia che offre, insieme ai medicamenti soliti, anche le erbe di Santa Ildegarda di Bingen.
E, parlando con il farmacista, scopro che in ottobre, chi vorrà potrà andare a visitare gli orti dove le erbe, le buone erbe, fioriscono...
Proseguo nel mio andare e 
serro gli occhi per non veder l'assedio delle erbacce e della sporcizia che vola, e sono dentro. Girando tutt'intorno lo sguardo,  a naso in su, in ogni tondo un volto di Pontefice e andando fino alla fine, scopro che c'è anche il mio amato Benni e il suo successore, per ora l'ultimo. In preghiera sto per il tondo vuoto prossimo venturo.
Percorro la navata centrale e piego sulla destra dove San Benedetto e Santa Scolastica, nella cappella dell'Assunzione, sembrano invitarmi a proseguire. E proseguo, entrando dal mondo al Paradiso. Eccomi nello stupendo chiostro dei fratelli Vassalletto. Ogni colonna è differente. Alcune a torciglione, altre decorate con marmi colorati, altre diritte e snelle come canne al vento. E negli incavi, animaletti e fiori. Sorriso a una lucertola, nella sua tutina verde smeraldo, forse una sorella di quella che a Cala Girgolu, mi salutava quando sedevo nel mio piccolo trono di pietre...
Mi perdo nei pezzi di romanità che sono ovunque e torno torno alle pareti. C'è un bassorilievo con una bestiaccia che si mangia un uccelletto
C'è un anima in forma di Medusa che ha messo le ali la quale vola in cielo portata da due angioli
E, teneri, ci sono due sposi, lei in acconciatura per bussare alle porte del cielo, e lui serio serio, che mi paiono chiedere una prece
E poi c'è molto altro, ma la finisco qui perché l'ora del mio incontro supremo s'avvicina e quindi con una riverenza auguro a tutti una serena giornata e me ne scappo via...


 

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