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domenica 30 agosto 2020

Viva Savonarola

 


Oh che forse ci han raccontato tante miserie e fole su Girolamo Savonarola? E' il pensiero dominante che m'ha presa tutta quanta nel leggere le pagine dedicate al frate domenicano di cui ho scritto nel post precedente. Leggo e vedo che solo bene fece a Firenze, che i conventi si riempivano di vocazioni sante, i bambini erano buoni, le donne virtuose, e anche i falò della vanità (che tanto scandalo danno ai modernità - facendo gridare allo scandalo, ad esempio il padre e figlio Angela) vanno contestualizzati se è vero, come è vero, che fino al 1500, cioè fino a Sisto V, anche i Papi facevan strame dei templi pagani, usati come calce e cave, perché, pur belli esteticamente, eran brutti moralmente. E allora la morale aveva certo la precedenza, finché non è arrivato il Rinascimento. E tanto per capire che "morale" c'è oggi, fate un giretto davanti al Duomo di Grosseto per vedere che razza di statue (per me brutte sia moralmente che esteticamente) han messo davanti alla santa casa. Il mio amico Marco, che è ispiratore di molto di questo post (avendomi donato il lume per stendere i panni al sole), mi ha mandato le foto delle "statue". Che vi giro.


Belle, vero? Questo qui sopra, con quel viso inquietante, gli occhi a palla, somiglia a un Arcangelo come la Sardegna al Polo Nord. Altre parole non seervono.

Sento un brusio di protesta, oh, ma questo è lo Stato etico, la Chiesa dirigista che vuol dettar legge anche nel mondo! Rispondo con lo stato etico del Grande Fratello nel quale tutti quanti, in girotondo (e senza fiatare, anzi con la mascherina) viviamo e siam, senza saperlo, precipitati. Uno Stato etico a modo suo, che io chiamo anti-etico, perché, per come la vedo io, la morale è rovesciata, come un calzino dalla parte dei peletti delle cuciture. Ci voglion obbligare a pensare che l'aborto (che per me è rifiutare, assassinandolo, un dono del Cielo) è bene, che siamo tutti uguali, anche se le femmine hanno le mammelle per allattare e i maschi, nel mistero, donano alle femmine la vita. E, dunque, con buonapace di chi mi criticherà, dico evviva Savonarola, che difendeva la legge naturale, quella che è scritta nel cuore di ogni uomo, nonostante tutto.


E questa sono io che sorrido e tra me e me ripeto: "Viva Savonarola!"

martedì 25 agosto 2020

Beba e le biblioteche di Roma

Ai primi di agosto, avevo ordinato, con il prestito inter-bibliotecario romano due o tre libri su Girolamo Savonarola, che tutti conosciamo dai libri di scuola e che nessuno conosce fino in fondo sui suoi profondi perché, che io vorrei, appunto, approfondire. Il consiglio mi è venuto dal mio amico Marco, fiorentino, per il quale ho scritto un bel pezzo in difesa della farmacia di San Marco, a Firenze che potete leggere qui https://www.marcotosatti.com/2020/06/16/benedetta-de-vito-salvare-la-farmacia-di-san-marco/  con il quale ho un rapporto epistolare svelto e solare sul cellulare. E così mi ha consigliato un libro definitivo 

che è qui  da me fotografato in tutta la sua corposa stazza. Ora lo sto leggendo ed è davvero bello, scritto con grazia da un nobiluomo fiorentino che si è occupato, con il medesimo zelo, di Machiavelli e di Guicciardini. Ma non è di questo che volevo scrivere io.

Volevo invece raccontare della mia avventura alla Biblioteca dei ragazzi di San Paolo alla Regola, trasformata, nel fantastico mondo di Virgi (dove l'invasione aliena dei monopattini cinesi continua!), in una sorta di lager in mascherina. Non si può gironzolare tra i libri, non ci si può avvicinare al banco dei bibliotecari (tutti col muso ben nascosto dalla mascherina, ma ben visibile negli occhi di pepe), igienizzare le mani, pistola temperatura in fronte. No, mi sono detta, a queste condizioni, era meglio tenere chiuse le biblioteche perché così, invece di avvicinar le persone ai dolci libri, le si tiene lontane come dalla terra alla luna...

Finiamo in gioia con una bennibag appena uscita dalla bebaboutique, che sarebbe poi una certa stanza monticiana dove lavoro io nella pace del cuore.




sabato 22 agosto 2020

Frammenti di madre

 


In questi caldissimi giorni di agosto, mentre contavo le ore per tornare in Sardegna, ho trascorso con mia madre molte ore vuote, tutte mie e sue, porgendo il mio orecchio alle sue tante parole. Affioravano, come piccoli fiori in un prato, i ricordi di lei, bambina, quando, ad esempio, vide arrivare la zia Giusetta, in Comina, scortata dai cosacchi che, per far avanzare i riottosi destrieri (che trainavano il carro carico di zia e cugini) sparavano ad altezza zoccoli, come in un pronti partenza e via…

Oppure, quando, già ragazzina rifugiata dai Mucchi a Salò, lasciò per strada, in un ricovero per anziani, la vecchia nonna Rosa, la madre di suo padre, che, al pomeriggio udinese – quando andava da lei in via Innocenzo Liruti – le chiedeva premurosa: “Vusti i pometti?” Che significa vuoi le mele? Un vivido ricordo a Salò. E’ sera tardi e lei, poco più che adolescente, sta tornando a casa per mano all’anzianissimo Anton Maria Mucchi, intellettuale finissimo e pittore (al quale è intitolato ora il Museo archeologico di Salò). “Lascio a lei la parola: “Sbandava, Betta, andava a zig zag e io a tirarlo di qui e di lì. Il giorno dopo è morto”.

Ma tra tutti i ricordi splende in gloria quello del primo grande amore della sua vita, che non era mio padre, ma un certo signore che oggi è chirurgo in America. Si incontravano a cavallo della bicicletta per le vie di Pordenone. E, un giorno, sfidando occhiate e malevolezze, si diressero, in palpito rosa, sulle rive del dolce Noncello, pronti forse a suggellare con un bacio il loro incontro di cuori. Non fu così. D’un tratto, ecco il parroco, Don Taldeitali, in bicicletta, seguito da una banda di ragazzini dell’oratorio, che tanto fecero a prenderli in giro da convincerli a rinunciare all’amore e a unirsi alla brigata…

mercoledì 19 agosto 2020

Così va il mondo




 
Nel mondo senza bussola né ancora di speranza dove si vive a gambe all'aria, nella recita televisiva delle menzogne quotidiane, succede che un bambino di cinque anni, Cannon Hinnant, se ne stia tranquillo e buono a pedalare sulla sua biciclettina nel giardinetto di casa sua, e che muoia, ucciso dal proiettile sparato da un vicino di casa. E succede che di questa storia nessuno parli, né giornali né televisioni, forse perché a sparare, per le vie misteriose che sono segnate lassù, sia una persona di colore e non è politicamente corretto prendersela con un signore così. Insomma se muore un bambino di pelle chiara ucciso da un signore di pelle scura, tutti zitti e mosca.

 Se, viceversa, a morire è un signore di pelle scura ucciso da uno di pelle chiara, apriti cielo e comincia la rivoluzione... Qualcosa nell'abaco mio non torna, il pallottoliere perde le palline e mi trovo a pregare per questo piccolino (e anche per il suo assassino), solo nel caos mentre dovremmo offrirgli il cosmo...

Così va il mondo dei tamponi che segnalano se hai la malattia adesso e no, mettiamo, tra cinque minuti che potrebbe anche succedere e perché no. Così va il mondo quando il Pontefice, invece di occuparsi di anime, pensa ai vaccini... Così va il mondo perduto nella danza del pifferaio magico, Signore del mondo, che conduce tutti quanti, i buoni di oggi che magari saranno i cattivi di domani, sempre nella medesima scarpata perché è solo lì che trova riposo e diletto... 

lunedì 17 agosto 2020

In gita con Carla

 https://www.flickr.com/photos/tanitzergh/sets/72157715520393827/

Miei cari, pochi lettori sull'Arca di Noè, al tempo dei bulli a Palazzo Chigi, ieri è stata per chi scrive una giornata bellissima, tra i monti Ernici, Cassino, Capriati a Volturno e altri posti magnifici che la mia amica Carla ha fotografato con maestria e grazia - è davvero una fotografa con l'occhio terzo aperto alla meraviglia - e che si possono vedere nel link qui sopra. Andando a Capriati, d'un tratto, un sobbalzo: mi è parso di veder chiara di fronte a me il picco dolce di Tavolara...

Siamo salite, mentre suonavano a festa le campane, su su fino al nido d'aquila dove riposa il grande San Benedetto (che mi ha regalato il suo nome, declinato al femminile).

Poi via verso un Museo devozionale tutto pane e cuore in un paesetto allegro che è tra le province campane e molisane (Capriati a Volturno). Ovverosia il museo di San Rocco, il Santo pellegrino che curava dalla peste senza mascherina e a mani nude, che prese la peste e guarì grazie al pane portato da un cagnolino e all'acqua del cielo. Qui il pezzo che ho scritto su San Rocco https://www.informazionecattolica.it/2020/08/16/san-rocco-un-grande-santo-venerato-in-tutto-il-mondo/


 Ho fatto in tempo a sciacquarmi i piedi nella vera vita (il fiume Volturno) che silente  scorre (mentre noi facciamo un gran chiasso), mentre Carla se ne stava a far tante bellissime fotografie.

E via verso le terre del Dottore Angelico, ovverosia il domenicano San Tommaso che non è però nato ad Aquino (dove pure abbiamo visitato la casa) bensì nel castello di Roccasecca che è stato, per noialtre, solo un cartello stradale. Con buona pace del mio amico Marco, fiorentino, lo sapevo anche io...

Poi, lungo la via Francigena, gettato uno sguardo sulla stupenda abbazia di Casamari, e a casa, a dormire, nell'abbraccio stellato della notte, benedetto dalla Madonnina, che nessuno, né Conte né Casalino, possono toglierci...


martedì 11 agosto 2020

Verde speranza


 Da giorni, oramai, stanca delle trite parole che ascolto sempre uguali da più di trent'anni, ho messo la televisione in soffitta e, se la accendo, è solo per guardare poche cose mirate che non sono né di destra né di sinistra e solo leggerezza e piuma. Il presidente del Consiglio con la sua bella bionda mi pare Ken e lei una Barbie. Dei ministri, non so più neppure i nomi. Ho sentito che Virginia Raggi si ripresenta per tornare a fare il sindaco e sorrido al solo pensiero, mentre lungo la Via dei Serpenti fiorisce di erbacce come se fosse un viottolo di campagna...

Ecco, per tutte queste ragioni e altre ancora che terrò per me, preferisco trascorrere, come faceva Eraclito con i bambini, con le mie minifurga. Ieri dunque, in un lungo e assolato pomeriggio agostano, con uncinetto e macchina da cucire, le ho tirate fuori dalla vetrina delle meraviglie e preparato un bel bagno alla rosa le ho immerse tutte quante nell'acqua di spuma. Gratta, lava, pulisci. Poi al sole ad asciugarsi, con i capelli lucidi stesi e pettinati. Intanto, tagliavo, cucivo, tricottavo i nuovi vestitini. Il risultato è qui sopra, in questa fotografia con sfondo verde speranza. Che è tutto diverso dal ministro Speranza...

venerdì 7 agosto 2020

Una personcina fatata

Nel magico mondo del governo Conte-Casalino, io preferisco non accendere la televisione se non per guardare "Little big Italy", alla sera, quando, stanca per la giornata trascorsa in operosa attività, mi preparo a sciogliere gli ormeggi del mondo e a tuffarmi tutta quanta nella vera vita che silente mi percorre anche quando il sole splende e sembro tutta quanta immersa nel mondo. Che mondo, per me, non è.

Ieri, dunque, gambe in spalla me ne sono andata all'Esquilino, che amo come se vi avessi vissuto e non è così. Volevo visitare una chiesa, l'unica, che s'affaccia su Via Emanuele Filiberto, il gran re Savoia che i piemontesi hanno trasportato fino a qui nel Rione che era tutto quanto santuari e giardini e che è diventato, con l'Unità, una piccola Torino. La Chiesa, moderna, è intitolata alla Madonna dell'Immacolata e quindi è tutta mia, diciamo così perché io sono nata il giorno santo dell'Immacolata Concezione. Arrivo, ma la trovo chiusa, incatenata, e con un bel giardinetto davanti, tutto fresco di innaffiatura 

Attendo un poco, speranzosa, ma tutto resta muto e chiuso. Così, fotografo la Madonnina, nella sua mandorla di luce e mi reco a lunghi passi verso un'altra chiesa per prendere istruzioni segrete che non rivelerò.
Cammino, dunque, verso la Via Merulana, giro sulla destra in su, verso il pane più buono di Roma (che si compera da Panella) e suono a un certo portone che s'apre, per me in meraviglia, su un giardino d'ordine e di pace e poi in sale profumate di Marsiglia. Più in là, altro verde, in mistica visione. Parlo con una personcina che mi par toccata nel profondo dalla Provvidenza e subito dopo ne arriva un'altra che, pur dandomi ciò che chiedo, mi accompagna sbrigativa verso l'uscita. Sono fuori dall'incantesimo. Dal portoncino che si richiude vedo la prima personcina che, sorridente, mi saluta, sfarfallando la manina bianca. Io, di mio, le rispondo, a specchio, mentre quell'altra, sbeng, chiude il portone e Osanna...


  

martedì 4 agosto 2020

Un paradiso romano

Nel fantastico mondo di Virgi, ispirato al so e al ni, dove sui marciapiedi fioriscono le erbacce, gli orribili monopattini sono i sette re e insieme al ponentino romano  soffia la malinconia, io, turista non per caso, ispirata da Georgina Masson (che tengo a capo del leto) parto un giorno sì e forse anche quello dopo per una gita romana alla scoperta di quel che di bellissimo c'è e che, nonostante Virgi, rimane. Eccomi, dunque, a San Paolo fuori le mura, la basilica dedicata all'apostolo delle genti, il gran Santo con la Spada, che qui sembra respirare nell'immensità del tempio.
Uscita dalla metro B, dove tutti quanti (e io con loro), mascherati, paiono come ipnotizzati e addormentati, mi trovo davanti al muraglione bianco che conduce alla Basilica. Giro intorno e infilo il primo portone aperto che conduce, invece, all'Abbazia benedettina (sono i benedettini a custodir San Paolo, e non è un caso...). Girato ancora sulla destra, ecco aprir le porte una bella farmacia che offre, insieme ai medicamenti soliti, anche le erbe di Santa Ildegarda di Bingen.
E, parlando con il farmacista, scopro che in ottobre, chi vorrà potrà andare a visitare gli orti dove le erbe, le buone erbe, fioriscono...
Proseguo nel mio andare e 
serro gli occhi per non veder l'assedio delle erbacce e della sporcizia che vola, e sono dentro. Girando tutt'intorno lo sguardo,  a naso in su, in ogni tondo un volto di Pontefice e andando fino alla fine, scopro che c'è anche il mio amato Benni e il suo successore, per ora l'ultimo. In preghiera sto per il tondo vuoto prossimo venturo.
Percorro la navata centrale e piego sulla destra dove San Benedetto e Santa Scolastica, nella cappella dell'Assunzione, sembrano invitarmi a proseguire. E proseguo, entrando dal mondo al Paradiso. Eccomi nello stupendo chiostro dei fratelli Vassalletto. Ogni colonna è differente. Alcune a torciglione, altre decorate con marmi colorati, altre diritte e snelle come canne al vento. E negli incavi, animaletti e fiori. Sorriso a una lucertola, nella sua tutina verde smeraldo, forse una sorella di quella che a Cala Girgolu, mi salutava quando sedevo nel mio piccolo trono di pietre...
Mi perdo nei pezzi di romanità che sono ovunque e torno torno alle pareti. C'è un bassorilievo con una bestiaccia che si mangia un uccelletto
C'è un anima in forma di Medusa che ha messo le ali la quale vola in cielo portata da due angioli
E, teneri, ci sono due sposi, lei in acconciatura per bussare alle porte del cielo, e lui serio serio, che mi paiono chiedere una prece
E poi c'è molto altro, ma la finisco qui perché l'ora del mio incontro supremo s'avvicina e quindi con una riverenza auguro a tutti una serena giornata e me ne scappo via...


 

lunedì 3 agosto 2020

Il mio Carmelo romano

queste sono le mie lantane sarde rifiorite...
Pian pianino, un passetto alla volta, Roma, dove sono tornata qualche giorno fa, sembra riprendersi dal magone in cui era precipitata nel deserto intorno che tutto dominava e anche i cuori. Mi pare di vederla, timida, scuotersi di dosso l'ambascia e riappropriarsi della fortezza che le viene dall'essere dalla fondazione, ora e sempre, la Città Eterna. Io ho ripreso a camminar tra chiese e strade, ritrovando l'ovetto fresco che sempre mi accompagna. E se, sabato scorso, sono andata a trovare San Gaspare del Bufalo (del quale ho scritto un breve articolo che potrete trovare a questo link https://www.informazionecattolica.it/tag/san-gaspare-del-bufalo/), ieri ero, invece, a zonzo per le strade ampie e umbertine dell'Esquilino a cercare un giardino segreto (ch non ho trovato) e di cui avevo letto nel capolavoro della mia amata Dolores Prato "Giù la piazza non c'è nessuno) - che amabilmente vi consiglio di leggere per essere, il libro tutto quanto, una serena meraviglia in forma di italiano vivo...
E se Roma non può morire mai (anche se governata dal fantastico mondo del so e ni, che ha in capo i piedi e giù da basso naso, occhi e bocca...), io, con lei, in carità, continuo a camminar a passo sicuro e svelto sul fianco del Carmelo per arrivare, un giorno, lì dove tutto sarà svelato...