Ieri, all'imbrunire, squilla il mio telefono ed è la mia amica Anna, che vive al piano di sopra, e che è compagna, da anni, di tante parole alate e condivisione profonda della fede (mia e anche sua) e anche di ghiottonerie (come fa i carciofi lei, nessuno...).. Parliamo del più e del meno, del supermercato che ha alzato i prezzi delle merci, di suo marito che, impavido nei suoi coraggiosi ottanta anni, si arrampica ancora fino al mercato dell'Esquilino a comperare il pesce fresco per la famiglia, e poi di figli e nipoti. La conversazione langue e allora le racconto del mio amichino alato che va e viene dal davanzale (oggi, anche se avevo apparecchiato la tavola in abbondanza, non è venuto: mi ha già detto quello che doveva, ora ho capito!) e per il quale ho imbandito la mensa per uccelli. E lei mi racconta del passero Marcello che ha vissuto in gabbia, in reclusione volontaria, per cinque anni. "Gli lasciavamo la porticina aperta. Lui usciva e poi tornava".
Poi la domanda: "Ma di che razza è il tuo uccelletto?". Già, balbetto, non lo so, lo descrivo, dico e mi si arrotola la lingua. Ma presto, è ora di salutrci, occorre preparare la cena al marito e allora ciao ciao e a domani.
Questa mattina, però, eccomi alla tastiera e non ci metto molto a scoprire che il mio visitatore è un Codirosso spazzacamino, in latino il suo nome suona molto più bello: "Phoneicurus ochruros" e viene descritto come "solitario e diffidente". Ma, per me, dolcissimo! Un uccelletto di città, che agita sempre la coda (vero) e che torna sempre lì dove si è posato la prima volta (vero). Così, più tardi, chiamerò Anna per comunicarle questa importante notizia, ai tempi del Coronavirus...

Nessun commento:
Posta un commento