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martedì 31 marzo 2020

Su passi rosa e turchini

Io, cucendo...
Nel gran mondo dell'informazione rotonda che t'avvolge anche se non lo vuoi fin quando, lavati i denti, sei pronto a pisolare, esse, le informazioni, paiono tutte rincorrersi in un balletto quasi sconcio che, alla fine, raccolte in un pugno, scivolano via come acqua da una bacinella bucata. Alla fine, fatti i debiti conti e stesi i panni al sole, non resta che un guazzabuglio di contraddizioni in cui la bussola è smarrita e non c'è più, lassù, una stella polare a guidare i passi.
Io, salda nei passi miei legati alla Trinità, il cuore nell'amore che arde senza bruciare, il pensiero limpido nella semplicità che tutta quanta mi percorre, vado avanti, nel mio ora et labora, mentre, tutt'intorno, infuria la sanguinosa lotta che l'Altro scatena contro l'umanità sgomenta. E prego affinché presto passi la nottata e, in cammino, tutti quanti si accorgano che, silenziosa, nei passetti suoi rosa e turchini, è giunta la primavera a riportar il lume della vita, ad accendere il moccolino che mai si spegne perché intinot nell'olio divino che sempre ci chiama. E le anime, tolte le bende, lasciato d'un canto il dubbio, nutrite di Santo Spirito, possano scorgere, tra il verde dei prati, il fiore di pratoline, stellarie, garofanini, nontiscordardime. Gli stessi che, in fascio, ora sono due domeniche, ho portato in casa mia e che ora, stanchi, riposano tra le pagine di un libro in attesa di rendere gioiose le mie lettere a voi...

domenica 29 marzo 2020

L'America di Kate

Il mio Bayou...
Noi siamo abituati a pensar l'America come a un tutt'uno a stelle e strisce, fatto di Coca cola, di film di Hollywood, di social e vetrine, cioè gli Stati Uniti "Wasp", usciti dalla guerra civile in cui il Nord "civile" ha stracciato il Sud "schiavista e razzista" e ha cancellando un mondo a parte, condito dalla grazia delle tante culture che vi si mescolavano, ricamando un tutt'uno di cuore e di semplicità, in armonia segreta. Se quel mondo perduto vi interessa un pochino e non volete soltato ragionar con i soliti luoghi comuni, vi consiglio caldamente di leggere (come ho fatto io e come sto facendo oggi durante questa forzsata clausura) una scrittrice di rango di nome Kate Chopin, vissuta nel secolo Diciannovesimo, che il caldo mondo della Louisiana lo racconta con una penna tennera, innamorata delle incongruenze e contraddizioni umane, paziente con i suoi personaggi buoni e cattivi, immersi tutti quanti nel Bayou, ovvero nel Delta del Mississipi, dove le piantagioni di cotone si perdono all'orizzonte, dove neri, "ingiuns", francesi e inglesi si tengono per mano, aiutandosi un poco e un poco guardndosi in cagnesco. Se potete, leggete "Bayou Folks", cioè "Gente del Bayou", dove le dolci pennellate di Kate regalano istanti di pura gioia. Come quando i due gemellini andati in città a comperarsi le scarpe, tornano a piedi scalzi con le scarpe in mano per non sporcarle nel fango...

venerdì 27 marzo 2020

Tutti insieme appassionatamente

Casper del terzo piano e del mio cuore...
Quando, in piroetta, la primavera ricopriva i prati di margherite e nontiscordardime era tempo, per noi alunne dell'Istituto Mater Dei, di andare al "cinema". In fila per due, attraversando, stirate nelle divise bianche blu, in penitenziale silenzio, piazza di Spagna, entravamo nella scuola che era (ed è ancora dirimpettaia della nostra), cioè il San Giuseppe De Merode, che allora era solo maschile. Ma, al nostro entrare, tutte femmine, i freres, con la loro talare nera e i colletti a coda di rondine bianchi, avevano fatto sparire i ragazzi nelle aule. Sicché noi non vedevamo un anima viva e loro no so. Entravamo nell'auditorium e, sedute e composte, attendevamo che il film (un evento, non come oggi!) iniziasse. Due erano i film che, in alternanza, era dato vedere: "Fratello Sole, Sorella Luna" di Franco Zeffirelli, la storia di San Francesco e Santa Chiara, oppure "Tutti insieme appassionatamente", che in inglese, come seppi poi, si intitolava "The sound of music". Io al primo preferivo di gran lunga il secondo e sognavo, da grande, di diventare come Maria, la protagonista femminile della pellicola che, da aspiprante suora e poi governante, diventa Baronessa Von Trapp e alleva, cantando, i figli del marito.
Ho scoperto, anni dopo, che la storia di Maria Von Trapp è vera, verissima. E' vero che cantò, in coro famigliare, in tutta Europa, è vero, perduto il patrimonio, che lei e tutti scapparono dal nazismo per rifugiarsi nel Vermont. E' vero che ebbe i sette figli del capitano e barone Von Trapp (ma altri tre tutti suoi con lui). Aggiungo che cantarono in America, con un poco di successo e che si accesero i riflettori quando Maria, una sera, dichiarò, senza scomporsi, durante il concerto di aver inghiottito una mosca! Ma quello che più mi commuove e che mi fa tremare il cuore è che Maria, nonostante tutto, mantenne viva la fede e indossò per tutta la vita il vestito tirolese (che, io, da buona friulana, ho nel mio armadio)...

giovedì 26 marzo 2020

Ai tempi di Diocleziano

https://www.youtube.com/watch?v=N5LECNqQs7Q
Qui sopra il mio consiglio per colonna sonora...

Nel mondo al contrario in cui ci hanno precipitati, stringendoci in una morsa d'acciaio, il male, travestito da bene e sorridente a nascondere il ghigno segreto che lo anima, sculetta sul palcoscenico, mostrandosi gran cerimoniere, benigno aiuto, mano consolatrice. 
Nel mondo al contrario in cui siamo precipitati, nel santo giorno dell'Annunciazione, all'ora dell'Angelus (che è solo di Maria), si prega, in San Pietro, un non meglio identificato "Dio universale" con la preghiera del Padre nostro in cui sono state cambiate le parole, tradendo la filologia e la verità, in quexsto mondo qui che è quello del Carnevale (e non di Quaresima) si mette in una piazza San Pietro deserta, il santissimo crocifisso di San Marcello (che tante volte sono andata a trovare in dolce compagnia) per far vedere che Cristo è solo, sulla Croce e non c'è neanche un cane con lui (ma io sì, con Lui...). Alla sera, comunque, sono lì, in preghiera davanti al Crocifisso, mentre fuori piove e piove.
 Nel mondo al contrario in cui siamo costrerttti a vivere, per guarire una polmonite (ma che cosa sarà e da dove viene?) si blocca la circolazione del sangue e si celebra la scienza come se il Mistero della vita e della morte non fosse ancora tutto nell'uovo sacro e nelle mani del Signore. E si dà una multa di duemila euro se un povero devoto si sposta dalla sua parrocchia per andare a prendere la comunione a casa d'altri. Come ai tempi di Diocleziano.
Nel mondo a piedi in su in cui abito e vivo, chiusa in casa, nel mio giardino segreto, però, da un vecchio cespo di insalta, messo in un barattolo di vetro e ricolmo di acqua e basta, stanno nascendo le foglioline verdi della lattuga, un segno di  rinascita, di Pasqua: il dolce nostro Signore che muore e risorge nella verità, che non muta mai... Buon venerdì a tutti!. Un buon antidoto, il mio piccolo libro che ci invita a ritrovar la via della santità, della libertà e della consolazione.
 https://www.amazon.it/Cero-una-volta-Benedetta-Vito/dp/8899932425
Per un assaggio...https://www.marcotosatti.com/2019/05/16/cero-una-volta-un-viaggio-nella-santita-di-due-donne-eccezionali-a-roma-di-benedetta-di-vito/

Il giardino segreto

Piccola
Addormentata sotto un bigio velo di silenzio e di freddo, Roma, spenta, avvilita, silente, attende la sua primavera, mentre le chiese chiuse, nel cuore stesso di Santa Romana chiesa, sono il segno vivo della invisibile rovina perpetrata dall'Altro, sotto le spoglie di belle parole e mele che sono marcema sembrano gote di bimba... Io me ne sto in casa, come tutti, e, nel mio silenzio che profuma di rose, coltivo un giardino e intanto, come dono da lassù, riprendo un librino che leggevo bambina e che sembra per bambini ma per bambini non è. E che vi consiglio. Si tratta, guarda un poco, di un classico  e cioè "Il giardino segreto" di Frances Burnett. Non vi anticipo nulla perché delizioso è immergersi nel mondo di Mary, condito da un fresco dialetto dello Yorkshire, nella brughiera che chiacchiera e vive.
E vivo è il giardino di primavera di Mary e vivo può ritornare il vostro, nonostante il grigio mantello che ci avvolge e ci stringe alla gola. Se poi, finito queto libro, vorreste leggerne un altro, sempre della stessa scrittirce, allora vi coniglio: "La piccola principessa", dove la protagonista si chiama Sara che vuol dire, appunto, principessa e che, tra alti e bassissimi, amica di topolini e scimmiette, troverà la gioia.
Ora, in volo, lascio a voi la gioia di scoprire la Burnett, nella sua scrittura elegante e per niente ottocentesca, uno scrivere fresco, al profumo di erica e malva, uno scrivere allegro, con scoiattoli e pettirossi, uno scrivere bene, nel senso che il bene è bene e il male male... 

sabato 21 marzo 2020

Le rondini sotto il tetto


In questi giorni di clausura anche soltanto portar la spazzatura nelle piazzole dedicate può essere una piccola avventura. Così eccomi, di buon mattino, a mano destra, plastica e metalli in una busta celeste e, nella sinistra, in una compostabile verdolina, il mio buon umido, a percorrere in danza la spina del corso dei Monti, che è via dei Serpenti. All’altezza del numero civico tal dei tali, mi sento chiamare: “Buongiorno signora!” e riconosco il bel viso franco di Cristina una amica che con me divide fede e chiese. Saluto, salutami tutti, e i convenevoli a distanza “sociale” e proseguo. Davanti alla Madonna dei Monti, come sempre al suo posto fisso, c’è un certo rom dagli occhi azzurri, che porta appeso al collo un cartelletto con su scritto “Ho fame” e che mi sono ritrovata, un giorno, vicino, a San Lorenzo in Fonte: lui inginocchiato di qua e io di là, davanti a una Madonnina. Per questo ci salutiamo cordialmente da buoni amici…
Gettata la spazzatura negli appositi contenitori, torno verso casa. Vorrei fare una capatina alla Madonna dei Monti, ma il portone, anche se sono le nove, è chiuso, così so io dove andare per il mio giardino segreto. E lo faccio e qui lo tengo per me. Proseguo, dunque, verso casa e incontro in rapida successione due vicini di casa. Il primo, in fila alla farmacia, è bardato con mascherina e tutto e non mi saluta, il secondo, incrociato nell’androne, pieno di buste da buttare lui pure, appena mi vede, fa due passi indietro per schivarmi, fosse mai.
Rido tra me e rido al ricordo di un incontro avuto con una conoscente, lei scendeva io risalivo, e tutte due ci siamo guardate e abbiamo detto: “Passerà!” e poi addio con il sorriso che si deve di riconoscenza perché oggi è primavera ed è pure il mio onomastico perché, ai miei tempi, oggi si festeggiava San Benedetto e si continuava… le rondini sotto il tetto!

venerdì 20 marzo 2020

Davanti a una banca

Una bennibag in stile Lilly Pulitzer (cioè copiata da una sua creazione...
Mi piacerebbe sapere come passate, voi, queste lunghe giornate di clausura forzata... Questa mattina, io, ho tagliato e cucito una bennibag in stile Lilly Pulitzer, poi ho saltato il pranzo perché, a star chiusi in casa, mi viene poco appetito.
E siccome per questa borsina ho tirato fuori dalla mia gran cesta del cucito un paio di manici vintage in bambù, mi piace ricordare qui chi me li ha regalati molti e molti anni fa, quando io ero ancora ragazza e lei, cioè Luisa Adorno (scrittrice di molti bei libri editi da Sellerio, "Arco di luminara", "Un cappello a cilindro" e altri), già avanti negli anni e ancora adesso, quasi centenaria, vive e sopravvive nel suo grande appartamento che è a un passo dall'ufficio postale di Via Taranto.
Ci conoscemmo a un premio letterario, ad Agrigento, dedicato a Leonardo Sciascia che la aveva scoperta. Lei, già avanti negli anni, nel caschetto di capelli bianchi, io cronista e ancora senza un contratto fisso. Avevo recensito per un giornale uno dei suoi libri e a lei, quello che avevo scritto, era piaciuto. Al punto da scrivermi una lettera. Poi ci siamo conosciute in carne e ossa in Sicilia, dove lei, pisana, aveva trovato un marito, il severo (e adorabile) professor Stella. E a casa, da loro, andavo almeno una volta a settimana a mangiare. Le pietanze, semplici, arrivavano su un carrello e tutt'intorno, un pco in penombra, acqueforti praghesi, quadri e cose di gusto. Ridevamo molto, lei e io, sedute una di fronte all'altra. Anzi era proprio la risata e cucire questo strano insieme. Una volta mi raccontò che, davanti alla sua banca un uomo, spogliatosi tutto nudo aveva cominciato a pazziare, e lei, tornata a casa era corsa trafelata, il cuore nella strozza, dal marito, il quale sedeva al tavolino, come sempre. Lei gli aveva rovesciato addosso l'accaduto e lui, serafico: "Davanti a quale banca?"
Buona serata!

giovedì 19 marzo 2020

Nonostante tutto

Sì, ho chiuso il mio laboratorio bennibags, ma questo non significa che abbia smesso di cucire. Nossignore, cucire è cuore delle mie giornate nell'ora et labora benedettino che mi accompagna. Così, nei tempi lunghi della clausura in cui siamo costretti, ho tirato fuori le mie stoffine e con questa, comperata a Monaco di Baviera un mese fa (ma sembra un secolo) ho tagliato e cucito questa camicina con fiocco per la primavera che verrà. Oggi, dopo aver finito di revisionare il mio secondo libro, di cui taccio tutto - titolo, argomento e contenuto - per non sciupare la sorpresa, mi cimenterò in un "wrap dress" che vuol dire un vestito incrociato. Userò una stoffina cortinese, dono di una cara amica che oggi abita in un altro Rione e che saluto da qui...
Intanto il sole splende, la primavera è nell'aria e il cuore sereno nella fiducia divina che lo vivifica e ama. Manderò a tutti voi la mia batteria di pulcini volanti, con le rose più profumate del vaso che ho posto davanti al mio letto e con un riverenza vi auguro una giornata felice, nonostante tutto... 

mercoledì 18 marzo 2020

Un bignè di San Giuseppe

Santa Balbina e i cieli aperti del Signore
Una notizia così così, piccola piccola che in pochi riprendono perché tutti presi a recitare i mantra del terrore, a ripetere che siamo in guerra (ma non è vero e fuori è già quasi primavera e ci impediscono anche di godere del sole e dell'aria aperta), a mostrare foto terrificanti, a far parlare testimoni dell'orrore, a dirci che dobbiamo rimanere tappati in casa ed evitare i nostri simili (mentre fino a pochissimo tempo fa per essere giusti e buoni occorreva essere "sardine", ovverosia vicini vicini...). 
Ma la verità ha le gambe lunghe ed ecco che batte il colpo sulla torre di Babele costruita da politici e non so chi  che han le gambe corte e il cuore di pietra e solo hanno in mente di restare in sella. E la notiziola così così è un Report dell'Istituto superiore della Sanità e dice così, chiaro e tondo: su 355 cartelle cliniche esaminate risulta che soltanto 3 persone sono morte a causa del coronavirus. Il ché fatte le debite proiezioni vuol dire che su quei non so quanti mila morti che ogni giorno ci ammanniscono in un indecente conteggio di cari estinti - che diventano soltanto numeri - i morti per coronavirus sono una minoranza: pochi, pochissimi.
E allora? Allora vuol dire che la morte è il supremo mistero e che nessun medico può sapere che cosa succede nel momento estremo, quando cioè un'anima si prepara a terminare il suo pellegrinaggio su questa dolente terra e a tornare nelle dolci mani del Signore. E la finisco qui perché oggi è il giorno del papà e di San Giuseppe che è papà di tutti i papà. Vorrei poter fare la processione lungo la spina dorsale del Rione Monti e vorrei anche poter mangiare, dopo, un bel bignè che offrirei volentieri anche ai miei pochi lettori!
PS: Un regalo dal mio editore  

postmaster Oltre ed. postmaster@oltre.it

06:11 (1 ora fa)
autorivguegliobeppemecconidiegozandel48romaggi2003fabrizio.benenteedoardo.bressanraoul.tiraboschi
Dallo scorso 17 marzo è in corso la promozione #Oltreindigitale che mette a disposizione gratuitamente per chiunque un ebook al giorno.
La promozione #Oltreindigitale, che aderisce all'iniziativa dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione #SolidarietàDigitale, ha l’obiettivo di confortare le persone chiuse in casa, di diffondere la lettura, la cultura e di permettere uno scambio continuo, se pur digitale, con gli autori della nostra casa editrice.
Per chi fosse interessato, può consultare l'elenco dei titoli che, uno al giorno, verranno resi disponibili gratuitamente per lo scarico, nei formati ePub mobi per Kindle, a questo link.
La promozione durerà fino al 30 aprile.

In qualità di Autori e Collaboratori della nostra casa editrice, vi preghiamo di diffondere questo messaggio a parenti, amici e conoscenti affinché conoscano questa opportunità e ci aiutino nel perseguimento degli scopi di questa iniziativa #Oltreindigitale #SolidarietàDigitale.
Grazie, buona lettura.

martedì 17 marzo 2020

In palpito d'amore


Ho due finestre in casa. Una, quella dello studio, che s’apre davanti a me mentre lavoro e scrivo, guarda dentro una chiostrina e, sollevando lo sguardo, mi eleva fin su, nei cieli aperti di cui si legge nelle parole di Santo Stefano negli Atti degli Apostoli. Lì, gran spolvero d’uccelli, passeri, piccioni, colombi, gabbiani e anche il mio codirosso (che ora che mi ha parlato è andato via, schifando le vivande per lui apparecchiate). Sui tetti di cotto rosso fioriscono erbe e erbacce e anche qualche fiore di primavera che sono prato per tutti questi uccelli allegri, in ginnastica, liberi, che con i loro voli pazzi rallegrano le lunghe ore di reclusione mie.
L’altra, invece, dà su una via monticiana che era, fino a ieri, tutta brusio e chiacchiericcio nel viavai sfaccendato di tanti che la percorrevano per guardare le vetrine, per comperarsi un panino, per starsene in santa pace con i casi loro. Ora, deserta, romita, par piangere d’abbandono. Essa è l’immagine del mondo degli uomini per come è e per come lo hanno ridotto in questo incredibile, per me, spettacolo di Grande fratello. Prigionieri in casa, la televisione vomita le sue cifre catastrofiche, rilancia senza soluzione di continuità i mantra di quanti, per curarci, ci chiudono le vene. Impedendoci anche di partecipare alla Santa Messa del giorno di Pasqua! Il sangue non circola più, una dopo l’altra sfiorisce la primavera di ciascuno, il cuore si gela, il prossimo diventa paura e contagio e invece di un caldo abbraccio si tiene a un metro di distnza, come nemico... E il fiato di Malefica paralizza cuore e menti e spegne la speranza. E' questa la via? Questa la strada per uscir da non si sa bene che cosa? 
Io, allora, me ne vado all’altra finestra, stretta alla vera vita che circola in sangue caldo e piena di felicità, e, con il cuore saldo, in palpito d'amore, (dove riposa, nella mangiatoia, il Santo Bambino), aspetto il prossimo codirosso e lascio ai veri protagonisti del Grande fratello (o meglio a un ex gf in particolare), che saranno chiamati a rispondere dei loro misfatti, la delizia del gelo che stringe il cuore nella fredda finestra dell'Altro…

Codirosso spazzacamino

Ieri, all'imbrunire, squilla il mio telefono ed è la mia amica Anna, che vive al piano di sopra, e che è compagna, da anni, di tante parole alate e condivisione profonda della fede (mia e anche sua) e anche di ghiottonerie (come fa i carciofi lei, nessuno...).. Parliamo del più e del meno, del supermercato che ha alzato i prezzi delle merci, di suo marito che, impavido nei suoi coraggiosi ottanta anni, si arrampica ancora fino al mercato dell'Esquilino a comperare il pesce fresco per la famiglia, e poi di figli e nipoti. La conversazione langue e allora le racconto del mio amichino alato che va e viene dal davanzale (oggi, anche se avevo apparecchiato la tavola in abbondanza, non è venuto: mi ha già detto quello che doveva, ora ho capito!) e per il quale ho imbandito la mensa per uccelli. E lei mi racconta del passero Marcello che ha vissuto in gabbia, in reclusione volontaria, per cinque anni. "Gli lasciavamo la porticina aperta. Lui usciva e poi tornava".
Poi la domanda: "Ma di che razza è il tuo uccelletto?". Già, balbetto, non lo so, lo descrivo, dico e mi si arrotola la lingua. Ma presto, è ora di salutrci, occorre preparare la cena al marito e allora ciao ciao e a domani.
Questa mattina, però, eccomi alla tastiera e non ci metto molto a scoprire che il mio visitatore è un Codirosso spazzacamino, in latino il suo nome suona molto più bello: "Phoneicurus ochruros" e viene descritto come "solitario e diffidente". Ma, per me, dolcissimo! Un uccelletto di città, che agita sempre la coda (vero) e che torna sempre lì dove si è posato la prima volta (vero). Così, più tardi, chiamerò Anna per comunicarle questa importante notizia, ai tempi del Coronavirus...

domenica 15 marzo 2020

Una recensione e un grazie


UN’IMMERSIONE NELLA VITA DI DUE SANTE


di ELISA AMADORI
Benedetta de Vito, con ostinazione e devozione, quasi “nei panni di Miss Marple”, si mette sulle tracce della Beata Elisabetta Canori Mora e di Santa Caterina da Siena. L’autrice, con un palese slancio di passione, riporta in vita le due figure, insieme a quella della nonna Lisetta, che fin da bambina l’ha iniziata al mondo dei santi.
Il ritmo della prosa procede cadenzato, pacato: un invito ad immergersi nella dimensione della lentezza, gustandola.
La de Vito trasporta quindi il lettore, attraverso documenti, aneddoti, basiliche e cripte, in un viaggio sì alla riscoperta delle storie di Elisabetta e Caterina, ma soprattutto alla riscoperta del loro modo di essere nel mondo.
Mai come in questo momento la loro lezione può servire a tutti noi, credenti e non: leggiamo infatti che per Caterina “non era fatica, ma gioia concentrarsi, fermarsi, meditare, restarsene nella pace e nella gioia del paradiso. Il mondo di oggi invita a fare, all’azione, all’attività sempre e comunque. […] Perché nessuno, oggi, sa più fermarsi, rimanere lì dove è, in contemplazione della vita vera, una contemplazione che libera. Fermarsi nell’aoristo, per così dire”.
Considerazioni che ben si allacciano ai recenti versi della poesia “Nove marzo duemilaventi” di Mariangela Gualtieri: “Ci dovevamo fermare./Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti/ch’era troppo furioso/il nostro fare”.
Dato che ormai fermi lo siamo, necessariamente, approfittiamo della situazione, dedicandoci alla lettura di “C’ero una volta” di Benedetta de Vito, edito da Oltre Edizioni.

Grazie Elisa!

amichino mio, in libertà

Mentre lavoravo al computer, un frullo d'ali: è amichino! Resta tranquillo, le zampette nere, secche, a spillo, mentre io zufolo un poco e gli parlo, con dolcezza e riconoscenza, da dietro il vetro, poi, con lentezza misurata, afferro il cellulare e riesco a fotografarlo prima che spiccasse il volo e via...
Fotografia da una reclusa.

Facciamo finta che

Tutta quanta Lilly...
il link al mio articolo in stile Lilly su Santa Balbina
https://www.radicicristiane.it/2020/03/arte-cultura/santa-balbina-risanata-dalle-catene-di-san-pietro/
In questa desolata domenica di strade vuote e di sole acceso in un bell'indaco di cielo, vorrei fare un gioco che facevo quando ero piccola e che si intitolava "facciamo finta". E, chiudiamo gli occhi e facciamo finta di essere a Palm Beach, negli anni Sessanta, e di entrare per la prima volta nel delizioso negozio di Lilly Pulitzer, una stilista che amo perché fantasiosa, colorata, allegra e anche profonda (a modo suo). I vestiti a fiori, a elefanti, a ramaglie e palmizi, tutti di taglio semplice, ingenuo, quasi infantile sono appesi alle grandi nasse di pagli, qui e lì, grandi papaveri  e margherite fatte di carta crespa fanno capolino a rincuorare l'anima e la mente. I cuscini sono sontuosi, celesti e rosa o verdi e gialli, tra fiori e frutta... La musica è gentile e mentre sei lì che scegli il tuo vestito preferito, oddio, ma quella è Jackie Kennedy! Sì proprio lei, elegantissima, nel suo Lilly Pulitzer, con le ballerine senza tacco o forse a piedi nudi...
Ecco, ora il gioco è finito e siamo ancora nell'incubo del Coronavirus. Ieri, un'amica di mio marito (che sarebbe bellissima in un Lilly Pulitzer giallo) ci ha telefonato da positiva al virus. Ha avuto un gran mal di testa, poverina, ma ora sta benone e deve rimanere in quarantena., lontana dai suoi figli, per quindici giorni... E ora, mi chiedo, ma se nel conteggio degli  "appestati" c'è pure una deliziosa signora che ha avuto un forte mal di testa per un giorno e mezzo, chissà quanti altri, come lei, avranno avuto i sintomi di una normale influenza (infatti il virus Corona è di tutte le influenze, già, ma ora gli hanno cambiato il nome... allora...), perché devo trascorrere una domenica barricata in casa e senza neppure il conforto della Santa Messa? Meglio pensare alle stoffe di Lilly dove lei, nascosta tra i disegni, adorabile e creativa, metteva sempre la sua firma: Lilly
Ah, burioni-buriana! 

sabato 14 marzo 2020

Leggi che ti passa

In santa orazione...
Mentre sono qui, seduta al computer, per fare, come ogni mattina, il mio piccolo lavoro, chi ti vedo sul davanzale? Ma certo il mio amichino libero, l'uccellino che, veduto con più calma, non ha affatto le penne azzurre, bensi una codina color arancio, tanto graziosa e pettegola che innamora il cuore. Prima si posa, voltanto la codina vezzosa, sulla terra del vaso vuoto di fiori che sta sulla sinistra del davanzale (e quindi più lontano da me) e si gira a salutarmi, col becco chiuso in muta allegria tra noi, poi fatto un saltello eccolo andare al ristorante per uccelli che ho aperto, in suo onore. Il  menù è fisso: poche briciole di cracker, perché il pane l'ho finito e non penso di comperarlo per un poco. Saltella per la lunghezza del marmo e poi sbocconcella appena il mio regalo. E via, in volo, mentre io mi chiedo quando riuscirò ad essere tanto lesta da fargli una fotografia per postarla per voi, in gioia angelica di primavera...
Nel frattempo, in questi giorni tutti uguali, scanditi per me dalla preghiera continua del cuore, ho deciso di scrivere ogni giorno un commento a un libro sul sito delle Biblioteche di Roma per guadagnarmi la bibliocard gratuita (una gran soddisfzione!) e dunque vi regalo quel che ho scritto ieri sui racconti Katherine Mansfiel. Evviva, a domani e buon sabato a tutti.
Qui sotto, su Katherine (consiglio di lettura anti-corona virus)
Quando Virginia Wolf ricevette "The Garden party", un libro di racconti scritto da Katherine Mansfield, Dopo averlo letto, lo scaraventò per terra, esclamando: "Questa sa scrivere!". Ed era vero, verissimo. Katherine Beauchamp, in arte Mansfield, piccola provinciale giunta in Inghilterra dalla lontanissima Nuova Zelanda, dove era nata e cresciuta, è davvero una scrittrice di genio. Arriva, a volte, alle vette di Anton Checov. Ogni racconto è un tuffo nella vita vera e i personaggi, Kezia, Pip, Mrs Dove, Isabel, tutti dipinti con pennellate precise, profonde, incisive. Ma Katherine non ha soltanto il dono dell'ironia, la sua scrittura sa essere dolce, comprensiva con i piccoli grandi difetti dei suoi personaggi. Ed è per questo che raggiunge sempre il cuore... Tra tutti, anche se incompiuto, amo "At the bay", perché, nella descrizione del mattino presto in una località di mare, mi pare di sentire il profumo del mare salato, di vedere gatti, cani, pecore, di sentire sulla pelle il calore del sole che sorge all'orizzonte. Insomma mi sembra quasi di essere lì, con Katherine e con tutti i suoi amici.
E così accadrà anche a voi...

giovedì 12 marzo 2020

Ancora cronache da un altro mondo

Fiori gialli a Villa Aldobrandini, fotografati nella mia ultima passeggiata di qualche giorno fa..

Per comperare il mio libro anche su Amazon:


.https://www.amazon.it/Cero-una-volta-Benedetta-Vito/dp/8899932425

Ed ecco il link al mio articolo sulla dolcissima Santa Balbina, uscito su "Radici cristiane", con le stupende fotografie di Carla Del Ciotto.https://www.radicicristiane.it/2020/03/arte-cultura/santa-balbina-risanata-dalle-catene-di-san-pietro/
Nelle lunghe ore di questo forzato riposare in casa, io ho trovato la grazia e l'entusiasmo di riscrivere da capo a piedi e tutto quanto, capitolo per capitolo, il libro che verrà dopo il mio "C'era una volta". Il titolo non lo rivelo e neppure la copertina che ho però in mente e tanto, tanto mi è cara. Il bello è che, prima di questo flagello, pensavo fosse a posto, lindo e pinto di labor limae e mi ero anche fatta l'idea di sottoporlo all'editore. Invece, nel rileggerlo, fiato sospeso e occhi rotondi e via daccapo. Oggi, dopo ore e ore di pensa che ti ripensa e scrivi che ti riscrivi, è - almeno nei primi tre capitoli - un ruscellar di parole dorate che filano diritte dentro al cuore . Perché, come scriveva Katherine Mansfield (che amo) c'è un modo soltanto per dire quel che hai in testa e noi scrittori siamo lì proprio per scovarlo...
Così, i lunghi pomeriggi di ritiro io li passo tra la preghiera (la messa alle 17 su Radio Maria non me la perdo visto che le chiese sono tutte chiuse), i lavori casalinghi, la cucina, il cucito e, al pomeriggio, la scrittura e solo quella per tre ore filate. La lettura, alla sera, spenta la televisione e le tante parole.
Divido la solitudine con mio marito, ma ieri, con gioia, ho avuto una visita piccina. Ero lì, dunque, tutta presa dal capitolo 3 quando, sul davanzale, noto un frullio d'ali. Un uccellino nero, con qualche piuma azzurra, pianta le secche zampe sulla terra di un mio vaso di fiori. E, girati gli occhietti neri, mi fissa. Carino! Mi fermo, ci guardiamo e poi, via, in volo, libero (come non sono io). Sospiro e torno alla tastiera. E mentre, all'imbrunire sono lì che quasi quasi chiudo per oggi, ecco un'ombretta nera cattura l'occhio mio oramai stanco. Giro lo sguardo e lo vedo, tra i fiori: è lui, il mio piccolo amico, venuto a dar la buonanotte a una prigioniera... 

mercoledì 11 marzo 2020

Cronache da un altro mondo

https://www.ibs.it/c-ero-volta-libro-benedetta-de-vito/e/9788899932428: il link per comperare il mio libro anti-depressione!

Eccoci qui, in pieno delirio da coronavirus. Avevo invitato una coppia d'amici a cena e hanno disdetto perché "non vivremmo sereni le vicinanze". Ieri, una cara amica, con la quale divido i miei pensieri e tanto affetto, mi ha chiesto, con un fil di voce: "Possiamo abbracciarci?" E come due fuorilegge abbiamo osato ciò che ora è proibito più di compiere un reato: ci siamo abbracciate. Ma non ditelo a nessuno, casomai venisse la psicopolizia a prenderci e a farci un Tso. Intanto ho perduto tutti i miei impegni di lavoro, uno via l'altro, disdetti via messaggino o telefonata, bontà di chi alza il telefono...
Oggi, al supermercato perché non c'era più niente da mangiare. Arrivati all'Esselunga, che a Roma è sulla Prenestina, troviamo una coda lunga lunga. Tutti con carrello e quasi tutti con mascherina che fa tanto Islam oppure grugnetti da maialini. Ci mettiamo all'ultimo posto e aspettiamo il turno. All'uscita, le code erano due e lunghe come il Rio delle Amazzoni. Tornata a casa, oh chi c'è, la mia amica Graziella! Le faccio un cenno con la mano, ancora mezza in macchina, e lei, che sta spazzando davanti a casa sua, mi intima lo stop: "Non ti avvicinare, ho paura!"
Intanto le chiese sono chiuse, niente messa mattutina per me che era come balsamo alla giornata. E mi arriva, via whatsup, un messaggio di Papa Francesco che sembra un pezzo preso sano dal "Piccolo Principe" di Saint'Exupery. Lo cancello, bontà sua, i brindisi li lascio a Lui, con tutto il rispetto. Ma, mi chiedo, mentre guardo San Pietro pelata, triste, sola, dove è la Chiesa in uscita, dove è la puzza di pecore, dove è l'ospedale da campo? Parole al vento e nel venticello di Elia, che mi percorre in ridente sollievo, vi saluto, con il cuore caldo e in alto, per non lasciar che l'altro ci semini dentro il suo veleno: la paranoia, la paura, il senso di scoramento. In primavera allegra, incoronata di rose, buon mercoledì.

martedì 10 marzo 2020

OT: mascherine anti-corona virus


Il tempo è tanto in queste lunghe giornate trascorse in casa tra lettura e piccoli lavori. Così, ecco inventate le mascherine bennibags. Lo so, avevo promesso di smettere di cucire, ma avevo comperato Monaco di Baviera questa stoffina delicata, con tantifioretti neri e non ho resistito. Eccole qui, dunque, da un cuore devoto che usa la Corona del Rosario contro questa misteriosa malattia...

Se ne volete una, con 3 euro più spese postali, ve la mando! Fino a esaurimento  materiali...

lunedì 9 marzo 2020

Primavera è nell'aria

Fiori fiori fiori


IL MIO LIBRO PER SCALDARVI IL CUORE E SE VI PIACE SCRIVETEMELO! GRAZIE!
Cammino per la mia Roma svuotata, io, pellegrina, errante, orfana della Santa Messa mattutina, che tanto mi confortava, dandomi benzina al cuore. Cammino e osservo, sgomenta, i frutti secchi di certe decisioni che vengono dall’alto e che dall’alto spengono il fuoco dell’amore, togliendo fede, speranza e carità a quanti tribolano su questa terra. Nel campo arido, privo del pane di vita, non irrorato dall’acqua benedetta, ecco fiorire la malattia, la disperazione, la morte… Cammino. Dov’è finita l’allegra coda di turisti che, quotidianamente, ficcava la mano nella bocca della verità, che era in realtà solo copertura della cloaca maxima. Ma, che fa, quando la realtà si cimenta con il mito. Il mito trionfa e meno male. Siamo fatti così, ci piacciono le storie.
E storie ne hanno raccontate molte in questi tristi giorni, chiudendo i cieli del Signore, racchiudendoci in un incubo che fa sentir perduti, come Hansel e Gretel, in un oscuro bosco che non ha mai fine. E mentre guardo le vetrine chiuse, il bar la Licata, dove han messo, appeso sul bancone, un cellophane che, secondo loro, dovrebbe proteggerli dal virus, mi vien voglia di fare una capatina a Villa Aldobrandini, lì dove, mamma da poco, portavo il mio piccino a dormire tra i frullo dei passeri e il dolce ponentino romano che tanto somigliava al venticello che sentiva Elia sul monte Oreb. Ce ne rimanevamo lì, lui (addormentato) e io, tutta nella lettura di Proust… Oh quanti anni fa!
Così eccomi su quel giardino che è una terrazza sulla Città Eterna e mentre cammino nell’incuria e nell’abbandono (alla quale ci ha abituato l’attuale gestione comunale) mi accorgo che ci sono tanti fiorellini di campo in allegro disordine che crescono qui e lì. La primavera è nell’aria e profuma di margherite. Così come sono ve le regalo. Sollevate il cuore, la primavera arriverà, danzando, sulle sue scarpette rosa! Buon lunedì!