Ho due finestre in
casa. Una, quella dello studio, che s’apre davanti a me mentre lavoro e scrivo,
guarda dentro una chiostrina e, sollevando lo sguardo, mi eleva fin su, nei
cieli aperti di cui si legge nelle parole di Santo Stefano negli Atti degli
Apostoli. Lì, gran spolvero d’uccelli, passeri, piccioni, colombi, gabbiani e
anche il mio codirosso (che ora che mi ha parlato è andato via, schifando le
vivande per lui apparecchiate). Sui tetti di cotto rosso fioriscono erbe e
erbacce e anche qualche fiore di primavera che sono prato per tutti questi uccelli allegri, in ginnastica, liberi, che con i loro voli
pazzi rallegrano le lunghe ore di reclusione mie.
L’altra, invece, dà su
una via monticiana che era, fino a ieri, tutta brusio e chiacchiericcio nel
viavai sfaccendato di tanti che la percorrevano per guardare le vetrine, per
comperarsi un panino, per starsene in santa pace con i casi loro. Ora, deserta, romita,
par piangere d’abbandono. Essa è l’immagine del mondo degli uomini per come è e
per come lo hanno ridotto in questo incredibile, per me, spettacolo di Grande
fratello. Prigionieri in casa, la televisione vomita le sue cifre
catastrofiche, rilancia senza soluzione di continuità i mantra di quanti, per
curarci, ci chiudono le vene. Impedendoci anche di partecipare alla Santa Messa del giorno di Pasqua! Il sangue non circola più, una dopo l’altra
sfiorisce la primavera di ciascuno, il cuore si gela, il prossimo diventa paura
e contagio e invece di un caldo abbraccio si tiene a un metro di distnza, come nemico... E il fiato di Malefica paralizza cuore e menti e spegne la speranza. E' questa la via? Questa la strada per uscir da non si sa bene che cosa?
Io, allora, me ne vado
all’altra finestra, stretta alla vera vita che circola in sangue caldo e piena di felicità, e, con il cuore saldo, in palpito d'amore, (dove riposa, nella mangiatoia, il Santo
Bambino), aspetto il prossimo codirosso e lascio ai veri protagonisti del Grande
fratello (o meglio a un ex gf in particolare), che saranno chiamati a rispondere dei loro misfatti, la delizia del gelo che stringe il cuore nella fredda finestra dell'Altro…