Ogni volta che mi pare
di aver colmo il bicchiere delle meraviglie romane, mi devo ricredere quando
scopro, qui e lì, le delizie nascoste al turismo mordi e fuggi e ai romani
distratti dalle troppe strade della rete che, come si sa, imprigiona. E dunque, questa mattina, appena dopo le otto, quando la mia Roma, dolce, è
ancora un poco quella di tanti anni orsono, prima del dilagar del traffico e
della confusione, a passi svelti, eccomi diretta a via della Purificazione che
sale, come a ricordar che erta e la strada della santità, da Piazza Barberini
su su fino a via degli Artisti e poi, piegando a destra a raggiungere la
bellissima chiesa bianca, illuminata come dal sole, di Sant’Isidoro (un santo spagnolo, laico e contadino) che è
chiusa sempre, ma non per me che ho avuto la grazia di conoscere P., il
quale oggi la apre tutta per me. Oltre il nero cancello di ferro, mi accoglie
un giardinetto antico e dentro - oh meraviglia! – due gatti! I gatti di Roma
esistono ancora a Sant’Isidoro! E sono i soliti gatti vanitosi che si lasciano
fotografare ma non accarezzare e che, con il muso all’aria, mendicano un
boccone.
Dentro, poi, la chiesa
racchiude cappelle di meraviglia. Tra tutte la cappella Da Sylva, dove il
Bernini ha realizzato in marmo le allegorie delle virtù. Bellissima, la Carità,
con un viso dolce d’angelo di paradiso, la quale offre il suo morbido seno per
il nutrimento terrestre… Mamma è, nella filologia, colei che nutre, mamma,
mammella, vita. Altro non dico e non aggiungo perché chi vorrà venire con me
sarà benvenuto. E a tutti, con una riverenza, sotto un sole turchino che pare
ancora quello che abbracciava luglio e agosto, vi saluto.






