Ebbi il mio primo
contratto da giornalista (s’intende non un articolo 1) giovane e verde nella redazione
di un settimanalino per teen ager che si chiamava “Hellò”. Direttore mio, e che
mi scelse dopo aver io scritto per mesi e mesi lunghe e corte storie d’amore
per adolescenti, era Michel Pergolani che allora, in quei remoti tempi quasi di
Cleopatra, era “famoso” per essere lui nelle grazie di Renzo Arbore. Arrivava
tardi in redazione, Michel, e, divertendosi leggeva i miei articoli su Simon Le
Bon e su Nick Kamen, che erano i divi di allora, inventati e serviti su un
piatto d’argento dal mago di Oz a chi (non io) se li beveva come semidei…
Io scrivevo, a capo
chino, in compagnia di Sabrina, la segretaria di redazione, che ancora ricordo
con affetto e tanta simpatia per l’intelligenza che guizzava dagli occhi neri e
per il sorriso dolce che mi confortava. Passano degli anni e, rincorrendo il
mio sogno di diventar scrittrice, non so neanche come e perché mi ritrovo nella
redazione romana della Sicilia e dai a scrivere di questo e di quello e di
politici che oggi sono famosi come Sir Pitt e Mazzarino. Intanto sono diventata
pubblicista, con la tessera verde, e per diventar professionista e sostener l’esame (e ottenere l'agognata tessera rossa) ancora dovevano passare molti anni e tante pene. Che buffo, tanto patir per nulla, ché oggi essere iscritti
all’Ordine dei Giornalisti (come lo sono io) ti dà il dovere appena di pagar la quota annuale e
di fare i corsi di formazione obbligatoria (come se dopo tanti anni a scrivere di tutto
tornassimo tutti quanti scolaretti, sui banchi di scuola…) e nessun diritto. Già serve poco o nulla
oramai nel mondo all'incontrario... qualche tempo fa, all’entrata di una mostra tal dei tali, mi è
stato domandato se scrivevo per un blog piccolo come il mio o per un giornale nazionale, mettiamo il Corriere della Sera (che per me di allora era una chimera). Ché tanto
fa lo stesso, questo o quello pari sono. Con buon pace della tessera rossa…

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