| Una bennibag piena di rose per Sara |
Nutro per l’Esquilino,
alto com’è su Roma, e pieno di chiese, con i suoi bei palazzi in stile
piemontese che paiono tutti quanti stirati in eleganti abiti alla moda di quel
dì, nutro, dicevo, un amore antico e spesso, dai miei Monti (che sono, in
proporzione, in basso, quasi ai piedi del primo Foro Romano), me ne salgo su,
lungo la Via Lanza, verso il bel quartiere che è stato per anni casa dei
piemontesi che, dall’illuminista città loro scesero, con baffi e burbanza, al
Mezzogiorno, nella Roma papalina che allora non aveva né Via Nazionale né
Piazza Cavour, ma era, e lo dico con qualche rimpianto, un gran giardino dove
affioravano, qui e lì, orti e basiliche e dove la Santità della Città Eterna
palpitava nella vera vita.
I piemontesi fecero di Roma un cantiere e
costruirono il Vittoriano (che per i romani è e rimane la torta nuziale, ma che
i turisti fotografano matti, scambiandolo, secondo me, per un tempio di Augusto…)
e poi le vie grandi che tagliano il cuore di Roma, partendo da Termini per
arrivare sotto all’abbraccio del Cupolone e molto altro. Roma cambiò, perse il
suo cuore e divenne Capitale. Ma all’Esquilino, per qualche magia che è
alchimia d’amore, Roma torna, per me, quella che era e mi pare, nei passi miei
incantati, di ritrovare qui, proprio nella Roma piemontese, i vezzi e le malie
della Caput Mundi che, nonostante i sacchi continui, lo resterà sempre. Mi
perdo ad ammirare, dal fondo di Via Merulana, l’oro che splende a Santa Maria Maggiore,
poi, con un quaresimale e il cappuccino, faccio colazione da Regoli (che è la
pasticceria più buona del Rione) e poi, tranquilla, vado a snasare nei
negozietti cinesi che sono qui e lì e ovunque e dove, spesso, non trovo proprio
niente di bello. Poi, d’un tratto, Roma non è più Roma ma Medio Oriente. Eccomi
al mercato, dove pare di stare in un suk damasceno e poiché l’ora è tarda e
devo affrettarmi a casa, passo a comperare gli aranci dalla signora sorridente
accanto al banco del pane di Roscioli e poi, in allegria, torno sui miei passi,
scendendo verso i Monti, mentre il cielo d’azzurro vestito sembra profumare di
bucato…
Benni: mai dimenticato!
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